Coronavirus: perché i bambini sono meno colpiti? - GravidanzaOnLine

Coronavirus: perché i bambini sono meno colpiti?

Sono pochi i casi di contagio del nuovo coronavirus tra i bambini, e nessuno presenta sintomi gravi: il perché di questa "anomalia", secondo gli esperti.

Più di 80mila persone infette in tutto il mondo, 2.700 morti, la quasi totalità in Cina. In Italia la situazione coronavirus è in costante evoluzione: sono più di 200 le persone risultate positive ai test, 7 i decessi, tutti di persone che avevano già salute compromessa.

Si discute molto dell’esplosione di casi di persone infette in Italia: perché? Le ipotesi al momento sono due: nel nostro Paese si cerca il virus più che altrove, quindi si riscontrano più casi positivi. Nessun bambino si conta nel numero di contagiati. La seconda ipotesi è che ci sono state falle nel sistema di controllo di chi arrivava dai Paesi a rischio, poiché pur avendo chiuso i voli diretti dalla Cina non si sono prese precauzioni per chi ha fatto scalo e non è stata predisposta la quarantena.

L’età media delle persone contagiate è tra i 49 e i 56 anni, i casi più gravi si registrano tra anziani o persone con patologie pregresse. I grandi “assenti” dal contagio, stando ai numeri, sono i bambini: pochissimi i casi di minori di 15 anni che hanno mostrato i sintomi del coronavirus, nessuno è in gravi condizioni.

Il coronavirus “risparmia” davvero i bambini?

Gli esperti stanno ancora cercando il motivo di questa “anomalia” e ad oggi sono state avanzate diverse ipotesi, nessuna definitiva. Il dottor Malik Peiris, capo del dipartimento di Virologia all’Università di Hong Kong, che ha sviluppato un test diagnostico per il coronavirus, ha dichiarato al New York Times che il motivo per cui il coronavirus “risparmia” i bambini è che “anche i più piccoli contraggono l’infezione, ma in forma molto più lieve.

Non ci sono, poi, dati disponibili per quanto riguarda queste forme lievi, che, quindi, non entrano nelle statistiche.

Se il coronavirus si diffonde in tutto il mondo, e lo fa quanto un’influenza stagionale, probabilmente registreremo più casi di infezione anche tra i bambini.

Dalle analisi dei medici, riporta sempre il New York Times, nei bambini sono stati trovati sintomi di polmonite virale, ma senza ulteriori sintomi: sarebbe questa, secondo gli scienziati, la caratteristica dell’infezione nei bambini.

Anche nel 2003 con l’epidemia di SARS su 8.000 casi accertati risultavano solo 135 bambini, che nella maggior parte dei casi non avevano avuto bisogno di trattamenti ospedalieri. Anche in quel caso non si era capito il perché, ma la stessa situazione si sta presentando anche con il nuovo coronavirus.

I dati e le ipotesi

Un’ipotesi è che gli adulti siano maggiormente esposti al rischio di infezione perché hanno più probabilità di avere altre malattie come diabete, pressione alta o patologie cardiovascolari, che indeboliscono la capacità di evitare le infezioni. Anche il sistema immunitario, poi, si indebolisce con l’età.

Secondo i dati dell’OMS, tra le persone risultate positive ai test per il coronavirus, nell’80% circa dei casi non ci sono sintomi o sono molto lievi, nel 15% l’infezione degenera in una “normale” polmonite, nel 5% in polmonite grave. La mortalità è nel 2,3% in Cina, più bassa all’estero.

Anche tra i bambini nati da donne positive al virus non hanno al momento mostrato criticità: uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet ha seguito un piccolo gruppo di donne di Wuhan risultate positive al coronavirus quando si trovavano al terzo trimestre di gravidanza.

Tutte hanno partorito con parto cesareo per evitare il rischio di trasmissione, e nessuna di loro si è ammalata di polmonite grave o è morta. Anche i bambini sono stati trovati in buona salute, e il loro indice di Apgar era nella norma.

Gli studiosi hanno analizzato il loro liquido amniotico, il sangue del cordone ombelicale e il latte materno, senza trovare tracce di virus. Si tratta di numeri molto ridotti, avvertono però gli esperti, e ulteriori studi vanno condotti su un maggior numero di pazienti.

Il presidente della Società italiana di infettivologia pediatrica Guido Gattinara sottolinea:

Nell’attuale epidemia di Coronavirus i motivi per cui così pochi bambini si sono ammalati non sono ancora chiari. Le due possibili spiegazioni sono legate ad una minore probabilità che siano stati esposti al virus per le modalità di diffusione iniziale dell’epidemia (mercato di Wuhan, ospedali…), oppure c’è qualcosa di diverso nel modo in cui il loro organismo risponde al virus. In ogni caso i dati attuali sembrano indicare che in generale i bambini non sono molto vulnerabili al virus Covid-19, anche se le informazioni che vengono dalla Cina potrebbero non essere così accurate per quanto riguarda l’infanzia. Un basso numero di casi tra i bambini sarebbe una buona cosa, dato che questi sono meno propensi a lavarsi le mani, a coprirsi la bocca e ad astenersi dal toccare gli altri, comportamenti che possono diffondere germi. Se il Coronavirus si diffondesse tra i bambini, l’epidemia potrebbe diventare molto peggiore.

Gattinari conferma che gli episodi di contagio tra i più piccoli sono rari, ma la trasmissione è comunque possibile:

Rare infezioni sono state segnalate in una bambina di 9 mesi a Pechino e recentemente in un neonato di Wuhan, figlio di una paziente affetta da Coronavirus, risultato positivo 30 ore dopo la nascita. Questo ci induce a ipotizzare che la trasmissione anche verticale del Coronavirus da madre a figlio sia possibile, ma può essere anche che il bambino si sia infettato dopo la nascita per uno stretto contatto con la madre.

Ti è stato utile?
Rating: 4.8/5. Su un totale di 8 voti.
Attendere prego...

Categorie