Coronavirus e parto: cosa cambia? - GravidanzaOnLine

Partorire al tempo del coronavirus, cosa cambia (e cosa no)

In questa fase di emergenza coronavirus cosa cambia per le donne in gravidanza? Come funziona l'accesso al pronto soccorso per chi deve partorire? E le visite dei parenti sono consentite? Le risposte dell'ostetrica, la dottoressa Elena Gabutti.

Il termine della gravidanza si avvicina, ma nel frattempo le misure di contenimento del virus diventano sempre più stringenti, gli ospedali si riorganizzano e sorgono diverse domande: come si partorisce in emergenza coronavirus? Ci sono dei protocolli specifici per le donne incinte? L’accesso ai pronto soccorso, ad esempio, è ancora consentito? E le visite dei parenti?

Oltre alla normale preoccupazione che precede la data presunta del parto, in questo periodo le donne incinte hanno anche il timore che, quelle stesse misure di contenimento del coronavirus, possano in qualche modo mettere in maggiore difficoltà la futura mamma, o complicare la nascita del bambino.

L’ostetrica Elena Gabutti ci spiega cosa cambia per le donne incinte e in procinto di partorire, in questa fase di emergenza in molte zone d’Italia, e cosa, invece, rimane invariato.

Coronavirus e parto: l’accesso al pronto soccorso

Innanzitutto una rassicurazione: l’accesso al pronto soccorso è assolutamente garantito alle donne in travaglio. Spiega Gabutti:

Molte donne ci chiedono preoccupate se riusciranno a entrare in ospedale, o se saranno ‘fermate’ ai posti di blocco. Niente di tutto questo: a chi deve partorire è ovviamente garantito l’accesso ai pronto soccorso degli ospedali. In questo senso sono arrivate precise rassicurazioni dal Ministero della Salute: anche nelle zone blindate si può passare per andare in ospedale per il travaglio.

Sala parto: il papà può entrare?

I reparti degli ospedali, in questi giorni di emergenza, sono ancora più “blindate”, e, ad esempio, il personale medico indossa le mascherine anche fuori dalle sale parto, per limitare il rischio di contagio.

Anche in questo caso, però, per le donne che devono partorire una rassicurazione: rimane consentito l’accesso di una persona (solitamente il futuro papà) anche in sala parto, spiega la dottoressa Gabutti:

La donna non viene lasciata sola durante il parto, ma può chiedere di essere accompagnata da una persona, che di solito è il proprio compagno.

Come si partorisce ai tempi del Coronavirus?

Normalmente, rassicura di nuovo l’ostetrica: come confermato dagli studi e dall’esperienza di queste ultime settimane, non ci sono prove di una trasmissione verticale dalla mamma al feto durante la gravidanza o il parto, quindi non è necessario praticare un parto cesareo di routine.

I neonati non hanno mostrato di contrarre il virus neanche da madri positive, hanno un sistema immunitario diverso dal nostro e finora hanno mostrato di essere più resistenti al virus.

Le visite dei parenti sono consentite?

Per quanto riguarda invece l’accesso dei parenti le regole sono cambiate, e  i reparti di ginecologia e ostetricia, spiega la dottoressa Gabutti, sono off limits per le visite:

Solo una persona può recarsi a fare visita alla partoriente e al bambino, solo negli orari di visita, e solo la persona che l’ha già accompagnata durante il parto. Le visite dei familiari e dei parenti non sono più consentite. La stessa cosa vale per le dimissioni, che avvengono normalmente, ma sempre e solo con la persona che è già entrata in reparto durante la degenza della neomamma.

Esami in gravidanza: cosa cambia?

Anche in questo senso ci sono dei cambiamenti, che variano però da ospedale a ospedale e a seconda della zona in cui ci si trova. In alcune strutture alcune visite ed esami della gravidanza, se non urgenti, vengono rimandati, spiega ancora Gabutti:

Bisogna contattare la propria struttura di riferimento per avere indicazioni, in linea di massima se ci sono visite con scadenza particolare oppure urgenti non vengono posticipate ma si effettuano normalmente. Ogni struttura darà indicazioni in merito.

Per avere tutte le informazioni, dal momento che ciascuna regione e ciascun ospedale può introdurre specifiche regole, è opportuno rivolgersi al proprio ginecologo e quindi all’ospedale in cui si intende partorire, per avere le indicazioni più aggiornate sulle modalità di accesso ai servizi.

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