Con l’emergenza coronavirus in atto e gli ospedali che si trovano nell’occhio del ciclone per curare i tantissimi positivi al COVID-19 crescono, come è naturale che sia, anche le preoccupazioni per chi si appresta a diventare mamma.

Nonostante l’ISS abbia ribadito negli aggiornamenti recenti che, anche laddove ci si trovi in presenza di una gestante covid-positiva, non c’è possibilità di trasmissione verticale del virus tra mamma e feto, continuando a suggerire anche la prosecuzione dell’allattamento che, anzi, è un ottimo strumento per sviluppare il sistema immunitario nel neonato, è soprattutto chi in questo momento si trova vicina al parto a nutrire perplessità e dubbi, che abbiamo provato a chiarire grazie all’aiuto del dottor Luca Zurzolo, medico chirurgo specialista in ginecologia e ostetricia.

Vediamo quindi, punto per punto, cosa è necessario sapere per affrontare al meglio questo momento che già in una situazione normale è sicuramente fra i più delicati dell’intera gestazione.

No al parto in acqua? Evitarlo sarebbe meglio

Le indicazioni fornite dal Royal College of Obstetricians and Gynaecologists sono, in linea generale, di sconsigliare il parto in acqua. E il dottor Zurzolo, confermando quanto suggerito dall’istituto, spiega perché.

Ci troviamo sicuramente di fronte a un’infezione di nuova insorgenza, basata su pochissimi studi; nella stessa Cina, forse, sono stati condotti a malapena su 150 donne incinte, se non erro, perciò rispetto ai dati cui siamo abituati la proporzione è abissalmente ridotta.

Dalle poche indicazioni, da modificare e integrare nel tempo anche rispetto a effetti di lungo termine che oggi non conosciamo, sappiamo che non c’è trasmissione durante la gravidanza ma, proprio perché non abbiamo sufficienti elementi per valutare il futuro, attualmente non sappiamo se potrebbero esserci effetti una volta che il bambino avrà 3 o 4 anni, per dire.

Per quanto riguarda il parto in acqua, c’è da dire che è sicuramente un parto che agevola la madre mettendola in una condizione di relax, permettendole di partorire senza il ricorso a farmaci o altro. Parliamo anche di un parto diventato forse ‘di moda’, ma che comunque è certamente meno doloroso per la madre rispetto al tradizionale. Però, dato che non sappiamo, ora come ora, se esiste la possibilità di una trasmissione oro – fecale del virus, risparmiata in gravidanza, si tende a seguire le indicazioni del RCOG e a sconsigliarlo.

Tra i lati negativi del parto in acqua, figura anche l’essere maggiormente infettivo, infatti oltre ai tamponi comuni viene effettuato, in questa circostanza, anche quello per la salmonella, ad esempio; pertanto, pur non essendoci evidenze scientifiche in merito al coronavirus, non sapendo se il virus ha vitalità in acqua o no, teniamo però a invitare le gestanti, per buon senso e non trattandosi di fatto indispensabile, a non farlo.

Cesarei e indotti: perché non modificare le modalità del parto

Il dottor Zurzolo sembra invece meno concorde sul parere del RCOG di rimandare  i cesarei e le induzioni programmate, laddove possibile, se si teme una possibile positività, per ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione all’interno dell’ospedale.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che il virus non aumenti in nessuno modo i rischi del parto naturale, che anzi dovrebbe essere sempre e comunque preferito, anche per evitare un intervento chirurgico. La paziente positiva può e deve partorire per vie spontanee. In caso di condizioni di salute compromesse può però essere praticato un taglio cesareo per non sottoporre a stress la paziente. In linea di massima, in realtà, questa non è un’eccezione dovuta all’emergenza da pandemia, ma una regola generale: in presenza di una paziente con insufficienza respiratoria, ad esempio, si preferisce sempre il cesareo.

Peraltro, questo è un virus ‘ gentile’, come lo ha definito il dottor Pilu del Sant’Orsola di Bologna, che sembra risparmiare donne, anche in gravidanza, e i bambini, perciò ritengo non sia necessario stravolgere le modalità del parto.

Anche perché, comunque, rispetto all’idea di rimandare un cesareo o un’induzione, occorre domandarsi come evolverà la situazione clinica della donna positiva. Ovvero, se aspetto ci sono possibilità che la donna peggiori e quindi l’esito del parto si complichi? Non avendo dati scientifici alla mano posso solo basarmi sull’esperienza e dire che non riesco a vedere il vantaggio di aspettare ad agire su una donna covid-positiva ma in buono stato di salute.

Parliamo del parto indotto: perché devo andare a indurre il parto? C’è una sofferenza fetale, la paziente ha le membrane rotte, oppure è finito il tempo canonico oltre il quale abbiamo deciso di indurlo? Non so se farei aspettare una donna con le membrane rotte, forse non attenderei, basandomi sul fatto che oggi è in buona salute. Però, ripeto, parliamo davvero in maniera molto astratta, non ho una documentazione sufficiente per farlo con la certezza assoluta.

Padri in sala parto: come devono comportarsi

Se lo scopo delle misure di contenimento emanate nel decreto del Governo è non solo di limitare spostamenti ed evitare gli assembramenti, ma anche di valutare “l’indispensabilità” di una determinata situazione, è inevitabile che si sia finito col ridiscutere anche circa la presenza dei padri in sala parto.

Proprio come accade con funerali o matrimoni, bloccati dal DCPM dell’11 marzo, anche negli ospedali si è interedetta la presenza dei parenti nelle sale d’attesa. Ma i padri non sono esclusi dall’allontanamento, come spiega il dottor Zurzolo:

Nonostante non ci sia una legge scritta, ma tutto venga lasciato alla discrezionalità degli ospedali, diciamo che in generale si tende a escluderli dall’accesso alla sala parto; da noi, ad esempio, c’è stata una circolare arrivata da parte della direzione generale per segnalarlo, e credo che, bene o male, tutti gli ospedali si siano o si stiano adeguando. Il principio da cui si parte è che ogni unità presente in più sia una potenziale fonte di contagio in più, quindi, nell’ottica di limitare la diffusione del virus, la raccomandazione è di non far accedere nessuno.

La presenza del padre, per quanto sia un momento meraviglioso e unico nel suo genere, non è comunque indispensabile ai fini della buona riuscita del parto o per la salute materno – fetale. Certo per sopperire all’assenza fisica ci stiamo attrezzando con la tecnologia, riprendiamo il momento con una videochiamata, ad esempio, e devo dire che è un momento particolarmente apprezzato, forse perché viene vissuto in maniera ancor più intensa, non saprei.

In collaborazione con
Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Rating: 5.0/5. Su un totale di 3 voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Gravidanza
  • Parto