Allattamento al seno: tutto, ma proprio tutto quello che c'è da sapere

Il latte materno è considerato come l'alimento migliore e ideale per i bambini nei primi mesi di vita. Scopriamo perché, quanto dura, quali posizioni seguire e cosa sapere per vivere al meglio l'attaccamento al seno.

Quando si parla di allattamento al seno si entra in una sorta di campo minato per il quale, complici i pregiudizi e le pressioni culturali e le tante informazioni che è possibile trovare in materia, ogni donna (ma più in generale ogni coppia, essendo utile anche il ruolo del partner) ha l’impressione di sbagliare qualcosa.

Sull’argomento esistono evidenze scientifiche ormai conclamate (sulle quali si è espressa direttamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità) e numerosi falsi miti che è importante conoscere. L’allattamento è una realtà con la quale ogni coppia dovrà confrontarsi dal momento della nascita del proprio bambino, consapevole che si tratta non solo della prima forma di alimentazione ma anche di una scelta personale di ogni genitore.

Le alternative all’allattamento al seno esclusivo non mancano, dall’allattamento misto alla decisione (o alla necessità) di allattare con latte artificiale. In tutti i casi è doveroso che i genitori abbiano la consapevolezza di cos’è l’allattamento al seno, perché è raccomandato, quali sono i benefici e cosa comporta un impegno di questo tipo.

I benefici dell’allattamento al seno

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’allattamento al seno come uno dei modi più efficaci per garantire non solo la salute, ma anche la sopravvivenza del bambino. Questo perché il latte materno:

  • è sicuro, pulito, sempre disponibile e pratico da somministrare;
  • è un alimento su misura per ogni bambino in quanto cambia la sua composizione di grassi, proteine, zuccheri e minerali in base alle necessità nutrizionali del bambino;
  • è più facile da digerire rispetto al latte artificiale;
  • contiene anticorpi per la prevenzione dalle più comuni malattie infantili;
  • offre energia e nutrienti di cui il bambino ha bisogno;
  • assicura un minor rischio di obesità, diabete e morbo di Chron;
  • riduce il rischio di SIDS, leucemia, asma, gravi malattie delle vie respiratorie inferiori, infezioni all’orecchio e altre malattie nel lungo periodo.

Gli studi condotti mostrano come i bambini allattati al seno abbiano risultati migliori nei test di intelligenza confermando l’indicazione generale di una realtà assolutamente benefica per la crescita psicofisica. L’allattamento al seno è inoltre una realtà che offre diversi vantaggi anche per la madre stessa:

  • minor rischio di tumore al seno e alle ovaie;
  • rischio inferiore di osteoporosi;
  • rende più semplice la perdita di peso accumulato durante la gravidanza;
  • il rilascio di ossitocina aiuta l’utero a recuperare le dimensioni precedenti la gravidanza e ad assorbire la quantità di sanguinamento causata dal parto
  • valorizzazione del legame (bonding) con il proprio bambino.

L’indicazione è quella di proseguire in maniera esclusiva (anche senza l’aggiunta di acqua) con l’allattamento al seno per i primi sei mesi e solo successivamente iniziare lo svezzamento.

Negli ultimi anni è diffusa la pratica di anticipare l’inizio dello svezzamento già dal quarto mese e in questo senso è sempre utile il confronto e il sostegno del pediatra. Parallelamente vi è anche l’indicazione di non utilizzare ciucci e biberon che potrebbero causare difficoltà al bambino portandolo a preferire la tettarella artificiale al seno materno. Il seno e le tettarelle artificiali, infatti, richiedono al bambino una diversa modalità di utilizzo della bocca tale da generare confusione.

Allattamento al seno: i primi giorni

È sempre più diffusa la convinzione e la pratica (con relative indicazioni per gli operatori sanitari) di permettere l’allattamento al seno il prima possibile, già subito dopo il parto. questo è un aspetto fondamentale, tanto che è considerato come uno degli elementi qualitativi per la valutazione di un ospedale. È raccomandato allattare al seno già dalle prime ore di vita favorendo il contatto “pelle e pelle” tra madre e neonato; già in questi primissimi momenti il bambino è in grado di succhiare e trovare spontaneamente il seno.

Skin to skin, perché il contatto tra mamma e bimbo è così importante

Il primo latte prodotto dall’organismo femminile è il colostro, un liquido ricco di calorie, anticorpi, proteine e globuli bianchi; successivamente questo si modifica permettendo al bambino di mantenere il giusto equilibrio dei batteri intestinali e il pH corretto delle feci, in modo da prevenire la diarrea batterica.

Il latte cambia anche all’interno della singola poppata, essendo all’inizio meno ricco di grassi, che invece aumentano fino alla fine della suzione, offrendo al bambino un importante senso di sazietà.

Durante i primi giorni, specialmente con il rientro a casa dall’ospedale e il ritorno a una vita normale (o più correttamente l’inizio di una nuova quotidianità) è importante iniziare a capire le esigenze del bambino, a riconoscere i segnali che ha fame e a gestire correttamente l’attaccamento e le posizioni per allattarlo.

Le poppate: orari e frequenza

I neonati dovrebbero essere allattati al seno a richiesta (e non a orario); anche in questo caso si tratta di una scelta dei genitori, ma è normale che i neonati nei primi mesi necessitino di attaccarsi dalle 8 alle 14 volte al giorno.

Inizialmente si attaccano ogni 2-3 ore per poi passare ogni 3-4 ore dopo i due mesi e, entro il sesto mese, ogni 4-5 ore.

Allattamento al seno: le posizioni

L’attaccamento al seno è fondamentale per due ragioni: da una parte consentire l’alimentazione del bambino e dall’altra prevenire tutti quei fenomeni fastidiosi e dolorosi che possono interessare il seno materno (ingorgo mammario, mastite, ragadi al seno, dolori) e condizionare l’attaccamento stesso. È importante tenere attaccato il bambino fino a quando egli manifesta il bisogno di farlo; staccarlo per distribuire equamente la durata delle poppate tra le due mammelle non solo è inutile per il neonato (come abbiamo visto la parte più sostanziosa del latte arriva alla fine della poppata) ma rischia di favorire la formazione delle ragadi.

Tutte le posizioni sono valide purché la schiena della donna sia ben sostenuta e l’attacco del bambino sia comodo e sicuro. In questo senso il corpo del bambino deve essere rivolto verso la mamma e avere il busto, le spalle e la testa allineati. Inoltre il naso del neonato deve essere davanti al capezzolo per permettergli di succhiare senza sforzi e senza movimenti anomali del corpo o della testa.

Il bambino deve essere, qualunque posizione si assuma, all’altezza del seno e può rivelarsi utile l’uso di un cuscino per ridurre il peso del corpo del neonato. Una particolare attenzione va rivolta anche al seno che può essere sostenuto tenendo la mano a forma di “C” (con il pollice sopra la mammella e le altre dita sotto) in modo da dirigere il capezzolo verso le labbra del bambino.

Per favorire l’attaccamento può essere utile sfiorare con il capezzolo le labbra del bambino in modo che egli apra la bocca e inizi l’allattamento. È importante ricordare che per un corretto allattamento è utile che il bambino metta in bocca non solo il capezzolo, ma anche un’ampia porzione di areola. Per questo motivo è scorretto spremere l’areola in quanto potrebbe compromettere la fuoriuscita di latte e la porzione di seno sulla quale poggiare la bocca. Questa combinazione di attenzioni consente al capezzolo di raggiungere il palato molle del neonato e di stimolare il riflesso di suzione.

Per allattare al seno esistono diverse posizioni; la scelta tra l’una o l’altra varia a seconda delle preferenze della madre e del bambino e dalle necessità del momento. Le principali posizioni per l’allattamento al seno sono:

  • posizione sdraiata;
  • posizione a culla;
  • posizione incrociata;
  • posizione rugby.

Posizione sdraiata

La posizione da sdraiata è utile sia durante i momenti di riposo che a seguito di un parto cesareo o nei momenti di particolare stanchezza. In questa posizione mamma e bambino sono sdraiati su un fianco e sono uno di fronte all’altro con particolare attenzione a che il piccolo abbia il naso al livello del capezzolo.

Allattare da sdraiata, i consigli per adottare una posizione comoda e sicura

Posizione a culla

La cosiddetta posizione a culla è quella più diffusa e la donna è in posizione seduta e tiene in braccio il bambino. Il braccio dal lato del seno sul quale il piccolo si sta attaccando sostiene il corpo del bambino e il suo braccio è attorno al fianco della madre. In questa posizione è importante prestare attenzione che la testa del bambino non finisca nella piega del gomito.

Posizione incrociata

Con la posizione incrociata il piccolo è avvolto dalle braccia della madre ed è indicata per i nati prematuri e per quelli con una corporatura più piccola in quanto il corpo e la testa sono sostenuti dal braccio opposto rispetto al seno al quale è attaccato. In questa posizione bisogna fare attenzione che la testa del bambino non sia troppo stretta e impossibilitata a muoversi.

Posizione rugby

Viene definita posizione rugby quella per cui il corpo del bambino è sotto l’ascella del braccio dello stesso lato del seno al quale è attaccato. È una posizione comoda per la donna perché il corpo del bambino non preme sulla pancia ed è ideale per le mamme con seni abbondanti o con dei gemelli.

In tutte le posizioni da seduta la donna deve prevedere che la propria schiena sia dritta e ben sostenuta, con i piedi ben appoggiati e prevedendo l’uso di cuscini per sostenere sia la schiena che le braccia.

Per capire se il neonato si sta allattando correttamente si possono monitorare diversi fattori:

  • innanzitutto, la suzione deve essere profonda e lenta e prevedere a volte delle pause;
  • inoltre il bambino deve deglutire e avere le guance piene e non infossate;
  • è il piccolo stesso che si stacca di sua spontanea volontà dal seno materno e risulta soddisfatto e sazio. In alcuni casi, invece, si stacca per fastidi o distrazioni ed è necessario riattaccarlo nuovamente;
  • suzioni rapide, con rumori diversi dalla deglutizione, un neonato agitato o irrequieto e una poppata che dura più di un’ora sono segni che il bambino non è allattato correttamente.

Fino a quando allattare al seno?

Anche il termine dell’allattamento al seno è una scelta di ogni genitore, trattandosi di un momento importante di cambiamento di abitudini. L’attaccamento al seno per il bambino, infatti, non è solo una questione alimentare e nutritiva, ma anche una forma di legame con la mamma. Per questo smettere di allattare è un passaggio delicato, tanto per il bambino quanto per la donna.

Le autorità sanitarie internazionali raccomandano l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi; successivamente inizia lo svezzamento e anche dal punto di vista nutrizionale il numero e la frequenza delle poppate va riducendosi. L’OMS, infatti, riferisce che il latte materno fornisce tutte l’energia e i nutrienti necessari per il bambino per tutti i primi mesi di vita; entro la seconda metà del primo anno il latte materno risponde alla metà (o poco più) del fabbisogno nutrizionale, mentre è di un terzo durante il secondo anno di vita.

Dopo l’anno di vita l’allattamento al seno può continuare fino ai due anni ma l’alimentazione del bambino deve essere bilanciata con una dieta completa di cibi solidi e liquidi.

Cosa mangiare (e i cibi da evitare)

L’attenzione all’alimentazione materna che è stata elevata durante la gravidanza, sebbene con una serie di differenze, resta alta anche durante l’allattamento. Di per non è necessario seguire una dieta specifica, ma è importante che nella propria alimentazione vi sia una varietà sana ed equilibrata di frutta, verdure, carboidrati, proteine e latticini.

In alcuni casi può essere necessario mangiare di più per ricevere maggiori nutrienti ed energie per produrre latte. La variabilità degli alimenti condiziona anche il sapore del latte ed è un valore sul quale investire perché aiuta il bambino ad accettare cibi solidi durante lo svezzamento.

Tra gli aspetti cui prestare attenzione ci sono i frutti di mare che, se da una parte sono ottime fonti di acidi grassi omega-re e proteine, dall’alta sono ad alto contenuto di mercurio o altre sostanze inquinanti. È quindi utile preferire alimenti a basso contenuto di mercurio come il pesce spada e lo sgombro reale.

È possibile invece bere caffè ma in quantità moderate, così come le bevande alcoliche, ma in questo caso è preferibile evitare o farlo in quantità ridotta bevendo almeno un paio d’ore prima della successiva poppata.

Tra i falsi miti da sfatare sull’alimentazione durante l’allattamento al seno c’è quello, innanzitutto, della necessità di mangiare per due. Può essere necessario un aumento delle quantità, ma non un raddoppio delle porzioni.

Discorso a parte merita il fumo. È sempre preferibile non fumare durante l’allattamento in quanto il fumo passivo è estremamente pericoloso per i bambini. Per questo motivo la raccomandazione non è rivolta solamente alla donna che allatta, ma anche al partner e a tutti coloro che abitano o si trovano negli ambienti dove vive il bambino.

Fumare in allattamento: perché conviene evitare

Allattamento al seno: ci sono controindicazioni?

Controindicazioni allattamento al seno
Fonte: iStock

Nonostante sia la forma di alimentazione migliore e da seguire in forma esclusiva, l’allattamento al seno può a volte non essere possibile o essere causa di complicazioni e controindicazioni. Realtà da conoscere per saperle affrontare e gestire correttamente.

Ci sono alcune condizioni del bambino che rendono controindicato l’allattamento al seno. È il caso dei bambini con galattosemia, fenilchetonuria o malattia delle urine, ma anche quelli con un basso peso alla nascita, nati prima della trentaduesima settimana di gestazione e quelli a rischio di ipoglicemia (per i quali è indicato un supplemento di latte artificiale).

Tra le condizioni materne che impediscono l’allattamento al seno, invece, rientrano l’infezione da HIV, alcune infezioni al capezzolo, l’assunzione di farmaci incompatibili con l’allattamento, la setticemia o altre malattie gravi. In alcuni casi la rinuncia all’allattamento al seno è permanente, mentre in altri solamente temporanea. Rientrano in quest’ultimo caso l’ascesso mammario, l’epatite B, l’epatite C, la tubercolosi e la mastite.

Altre condizioni particolari, come la presenza di protesi al seno, non impediscono l’allattamento, ma dipende dalle dimensioni, dal tipo e dal loro posizionamento in quanto spesso potrebbe essere impossibile attaccare il bambino. In caso di tumore al seno l’allattamento è possibile, mentre è controindicato in caso di chemioterapia o trattamenti ormonali.

Una delle principali complicanze dell’allattamento al seno è l’ipoalimentazione, per la quale la madre non riesce a quantificare se il bambino si nutre sufficientemente. Possono inoltre verificarsi dolorosi ingrossamenti della mammella, ulcere del capezzolo, ostruzione dei dotti galattofori e stati di ansia, frustrazione, stanchezza e senso di inadeguatezza che vengono spesso ignorati o sottovalutati. Il supporto all’allattamento, quindi, deve essere totale e non riservato esclusivamente a fornire indicazioni pratiche sulle posizioni con cui attaccare il bambino.

L’allattamento al seno può poi provocare anche delle conseguenze critiche per il bambino; il caso delle coliche, della stipsi e del reflusso. Queste non sono conseguenze dell’allattamento al seno, ma condizioni che possono insorgere in alcuni bambini e che richiedono di essere monitorate e sottoposte all’attenzione del pediatra sia per assicurare al bambino un’alimentazione adeguata che per ridurre i fastidi legati a queste condizioni.

7 falsi miti sull’allattamento al seno

Oltre a quelli già menzionati è utile e doveroso concludere questo approfondimento sull’allattamento al seno sgomberando il campo da tutti quei miti, credenze e abitudini che spesso condizionano i genitori.

1. Allattare al seno è facile e naturale

Innanzitutto è doveroso superare la concezione per cui l’allattamento al seno è facile e naturale per le donne. Per quanto abbia elementi di maggiore praticità rispetto all’alimentazione con latte di formula e anche considerando una certa predisposizione innata è necessario ricordare come allattare al seno sia spesso faticoso, stressante e difficile. E come tale va considerato e gestito.

2. L’igiene dei capezzoli

Una seconda credenza diffusa è quella per cui sarebbe necessario lavare i capezzoli prima di allattare. In realtà è sufficiente la normale igiene intima e non è necessario lavare o pulire il seno a ogni poppata.

3. Se attacchi continuamente il bambino lo vizi

Un altro mito molto difficile da sradicare è quello per cui l’allattamento al seno è una forma di vizio diseducativo per il bambino dal quale andrebbe risparmiato quanto prima. Considerare l’allattamento come una mera questione alimentare o sindacare sul modo in cui i genitori decidono di gestire il pianto e le abitudini dei propri figli è un pregiudizio infondato sotto tutti i punti di vista, medico, psicologico ed educativo. Pertanto allattare, anche oltre i sei mesi e l’anno di vita, non è un vizio, ma una scelta.

4. L’allattamento come contraccettivo

Un altro luogo comune è quello di pensare che finché si allatta al seno è possibile avere rapporti non protetti ed essere certi di non avere nuove gravidanze. In realtà l’allattamento al seno riduce la fertilità, ma non la esclude definitivamente, motivo per cui vanno valutati altri metodi contraccettivi.

5. Bere birra migliora la lattazione

È una falsa credenza pensare che la birra stimoli e faciliti la lattazione. Anzi, come detto, l’assunzione di alcolici va moderata o evitata in quanto le sostanze presenti nell’alcol vengono cedute al bambino tramite il latte.

6. Allattare in pubblico è sconveniente

Una certa distorsione culturale considera inappropriato e fuori luogo allattare in pubblico. Niente di più sbagliato e, questo sì, fuori luogo. Ogni donna, in base alla propria sensibilità ed esigenza, può allattare dove meglio crede, anche in luoghi chiusi. Molti posti prevedono ambienti dedicati, ma non c’è nessun motivo per evitare di accudire il proprio bambino mentre si è in presenza di altre persone.

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7. L’allattamento va interrotto prima del ritorno a lavoro

In questo caso vanno fatte diverse puntualizzazioni e precisazioni, essendo una materia che varia da Paese a Paese e dal tipo di rapporto di lavoro in essere prima della gravidanza. In Italia è previsto, fino al compimento del primo anno di vita del bambino, una riduzione delle ore di lavoro per allattare, ma è evidente come spesso non sia sufficiente per rispondere alle richieste del bambino. Il ritorno al lavoro cambia l’allattamento al seno, ma non lo elimina ed è importante che ogni genitore con i propri figli trovi l’equilibrio il più possibile vicino alle proprie necessità.

Esistono numerosi libri sull’allattamento per approfondire tutti gli aspetti legati all’allattamento al seno e per vivere al meglio una fase delicata e importante della vita di genitori e bambini.

Articolo originale pubblicato il 7 marzo 2022

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  • Allattamento