Sids o morte in culla: quanti casi in Italia (e nel mondo) e come prevenirla?

Un evento raro ma estremamente tragico e inspiegabile: la Sids è l'accertamento della morte del neonato durante il sonno. Un dramma le cui cause sono ancora sconosciute e contro il quale i genitori devono mettere in atto diverse precauzioni per ridurne il rischio.

Pensare alla Sids è probabilmente per ogni genitore uno dei fenomeni più angoscianti che possono interessare il proprio bambino. Si tratta infatti di una condizione che vede la morte improvvisa del neonato senza una causa nota.

È un fenomeno raro e in calo rispetto ai decenni scorsi, ma resta un’eventualità possibile (e che tristemente accade anche nel nostro Paese) e contrastabile solamente riducendo tutti i fattori di rischio che possono provocare questo tragico esito.

Cos’è la Sids?

L’acronimo Sids deriva dall’inglese Sudden Infant Death Syndrome ed è intesa come la sindrome della morte in culla. Ed è proprio di questo che, tristemente, si tratta.

La particolarità di questa condizione, che non può essere considerata una vera e propria patologia quanto una constatazione, è che la morte del neonato è inspiegabile e improvvisa.

Si parla infatti di Sids solamente quando si possono escludere, dopo l’autopsia e la valutazione delle circostanze della morte, tutte le cause note che possono spiegare il decesso del neonato.

Viene chiamata sindrome della morte in culla perché si verifica generalmente durante il sonno e interessa i neonati sani (leggermente più comune in quelli di sesso maschile) nel primo anno di vita con particolare incidenza tra il secondo e il quarto mese di vita.

Le cause della morte in culla

Cause-Sids
Fonte iStock

La definizione della Sids è quella di una morte improvvisa e inspiegabile e per questo motivo non esiste una causa nota che spiega perché il neonato sano, improvvisamente, muoia.

Alcuni studi sembrerebbero individuare nei difetti nella parte del cervello che si occupa di controllare l’eccitazione e la respirazione durante il sonno la causa della Sids o comunque una condizione a essa collegata.

Sembrerebbe infatti che il bambino che muore di Sids non sia propriamente sano ma affetto da un’anomalia del sistema di regolazione dei ritmi cardiaci e respiratori che, in un quadro generale di profondi e rapidi cambiamenti nei ritmi del sonno, nella pressione corporea, nella termoregolazione e nei ritmi cardiaci e respiratori del neonato, possono spiegare la morte improvvisa.

Non esistendo al momento una specifica causa medica sono state però individuati una serie di fattori di rischio che potrebbero aumentare il rischio di morte in culla e verso i quali i genitori, specialmente nei primi 2 anni di vita del bambino, possono e devono intervenire.

Gli elementi principali che in diversi casi vengono utilizzati per una “conferma diagnostica” della Sids sono legati alla posizione prona in cui dorme il neonato, l’esposizione al fumo passivo e la presenza di alcune infezioni respiratorie. La combinazione di questi tre fattori sembrerebbe indurre la Sids e, quindi, portare al decesso del neonato durante il sonno.

Per questo motivo diverse istituzioni sanitarie hanno pubblicato delle linee guida specifiche per analizzare l’ambiente nel quale il bambino è morto e tutti gli accertamenti necessari che possano non solo permettere di classificare l’evento come Sids, ma anche per contribuire alla ricerca sulle cause e i meccanismi responsabili di questa fatale condizione.

Oltre a essere più comune nei bambini nati pretermine, in quelli con basso peso alla nascita, in quelli con deficit di crescita o con infezioni respiratorie e i nati da madri giovanissime (con meno di 20 anni) ci sono alcuni fattori di rischio “comportamentali” che possono aumentare il rischio della sindrome della morte in culla.

Il principale è legato al far dormire il bambino a pancia in giù (posizione prona) in una culla o lettino dotata di materassi, piumini e cuscini morbidi e avvolgenti. Anche l’esposizione al fumo durante la gravidanza e nelle prime settimane di vita del bambino è un elemento che aumenta il rischio di morte in culla del neonato. In generale è fondamentale conoscere quali sono i comportamenti e le abitudini più adeguate da seguire per evitare questo evento tragico consentendo al bambino di riposare e dormire in sicurezza.

Incidenza in Italia e nel mondo

Negli ultimi decenni, complice la maggiore consapevolezza del fenomeno e l’informazione sulla prevenzione, il numero di morti per Sids è in forte riduzione. Questo specialmente nei Paesi economicamente più ricchi nei quali vi è una maggiore informazione e possibilità di mettere in atto le condizioni ambientali migliori per il sonno del bambino.

Pur non esistendo un sistema di rilevazione nazionale in grado di fornire numeri certi sull’incidenza della Sids nel nostro Paese si stima che sia un fenomeno che interessa ogni anno 1 caso su 2000. Nel Regno Unito, invece, 200 bambini ogni anno e 1 caso su 1000 negli Stati Uniti.

Come prevenire la Sids: i fattori di rischio

La Sids sembrerebbe legata a una vulnerabilità del neonato ad alcuni stress ambientali. Su questi i genitori e coloro che si prendono cura del neonato e del bambino possono e devono intervenire. Innanzitutto è fondamentale che il bambino venga messo a dormire in posizione supina, quindi non a pancia in giù né di lato anche durante tutti i risvegli.

Un’attenzione particolare va rivolta all’ambiente nel quale il bambino dorme, inteso sia come camera da letto che come tipologia e sistemazione della culla. È necessario, infatti, usare un materasso piatto, rigido e impermeabile e non coprire mai la testa del bambino con la coperta (che non dovrebbe mai andare oltre l’altezza delle spalle).

Bisogna anche evitare di lasciare nel lettino e nella culla peluche, giocattoli e altri oggetti e fare attenzione a posizionare il neonato con i piedi che tocchino l’estremità della culla o del lettino. Per quel che riguarda la camera da letto è importante prestare attenzione alla temperatura ambientale che deve essere compresa tra 18°C e 20°C.

Va assolutamente evitato di fumare nella stanza dove dorme il neonato ed evitare di farlo anche durante la gravidanza. Nei primi mesi di vita si raccomanda anche di evitare di far dormire il bambino nello stesso letto dei genitori e di non sdraiarsi con lui su divani o poltrone.

Per prevenire la Sids è utile anche investire sull’allattamento al seno e, dopo il primo mese di vita, valutare l’uso del ciuccio (senza cordoncini e cinghie) che ha un effetto protettivo.

Negli anni è stato sollevato il dubbio che la Sids potesse essere associata all’elevato numero di vaccini cui i neonati sono sottoposti nei primi mesi di vita. Gli studi condotti in materia escludono qualsiasi tipo di correlazione.

Le testimonianze dei genitori

La morte di un figlio è sempre dolorosa e di per sé inspiegabile. Anche la spiegazione medica più chiara ed evidente, quella per esempio di una malattia congenita o di un incidente, seppur drammatica riesce a dare un quadro di riferimento razionale nel quale collocare (e anche iniziare a elaborare) il luttuoso evento. I genitori a cui muore un figlio per Sids vanno incontro a disperazione, sensi di colpa e traumi per i quali è necessario il ricorso al sostegno di specialisti.

L’Associazione Semi per la SIDS è la onlus di riferimento a livello nazionale per tutti i genitori che hanno perso un figlio a causa della Sids e si occupa, tra le altre cose, anche di raccogliere le testimonianze dei genitori.

La biobanca genetica per prevenire la Sindrome della morte in culla (SIDS), lo studio

Tra le diverse testimonianze c’è quella dei genitori di Nicolas, morto nella notte dopo poco più di un mese dalla nascita. La madre del piccolo racconta come il marito aveva messo a dormire il bambino che, come al solito, piangeva e faceva fatica ad addormentarsi. La mattina successiva verso le 4:40, ora in cui il marito si doveva svegliare per andare a lavoro, la mamma di Nicolas scopre il piccolo in un’innaturale posizione immobile, a pancia in giù, con il viso nascosto e le mani vicino alla bocca. Il racconto dei momenti successivi è drammatico:

Poi toccai le manine: fredde!!! ODDIO…..no, ti prego! Prendendolo in braccio il suo corpo penzolava. […] Mi sono avvicinata al fasciatoio e l’ho girato a pancia in su: ancor oggi non riesco a togliermi dalla mente ciò che vidi! Era immobile, la sua bocca aveva uno strano colore, i suoi occhi…uno semiaperto, l’altro chiuso, le sue unghie erano nere. Cos’ha il mio bambino?

Segue tutto il dolore e lo sgomento del comunicare la notizia, assistere all’autopsia e vivere le dinamiche del funerale e della sepoltura.

Leggere questi racconti può essere straziante e particolarmente doloroso, ma è utile per prendere consapevolezza su una realtà che, seppur rara, esiste e la cui conoscenza è attualmente l’arma migliore per evitarla. Leggere di queste testimonianze è utile anche e soprattutto per tutti coloro che sono stati coinvolti in un evento sconvolgente come questo e che possono trovare supporto in chi ha già vissuto una tragedia di questo tipo.

Articolo originale pubblicato il 3 ottobre 2022

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