Sonno dei bambini: quanto devono dormire a seconda dell'età e come conciliarlo

Continui risvegli, fatica a riaddormentarsi, disturbi del sonno; il riposo notturno dei bambini è, specialmente nei primi anni, un vero rompicapo per i genitori. Scopriamo alcune indicazioni utili per sopravvivere felici.

Che l’arrivo di un neonato causi la riduzione del sonno dei genitori è risaputo, ciò che spesso non si comprende pienamente, specialmente con il primo figlio, è come si manifesterà questo disagio e quanto durerà. Sì, perché il sonno dei bambini è un fenomeno complesso che cambia continuamente e che può andare dalle difficoltà ad addormentarsi ai continui risvegli, passando per un sonno disturbato fino alla difficoltà di capire quando il piccolo ha sonno e quanto è giusto che, per l’età che ha, deve dormire.

Concentrare l’attenzione sul sonno nei bambini significa intercettare tutta una serie di questioni fondamentali per la crescita e il benessere del bambino, ma anche della sua famiglia. Riposare male, non riuscire a dormire per più ore di fila e soprattutto non capire come aiutare il proprio piccolo a migliorare questo aspetto della sua vita, ha inevitabili ripercussioni sulla sua irritabilità, sul sistema immunitario, sull’umore, l’alimentazione, la socialità e la serenità psicofisica che dovrebbe avere.

Inoltre i bambini, come tutti gli adulti, hanno bisogno di dormire a sufficienza per poter svolgere pienamente e serenamente le attività della giornata successiva. Dalla qualità del sonno passa anche la prevenzione da diversi disturbi dal diabete di tipo 2 all’obesità passando per una cattiva salute mentale ai problemi comportamentali.

I disturbi del sonno sono frequenti, ma altrettanto frequenti sono gli aspetti caratteriali e personali che incidono sulla capacità di prendere sonno, mantenerlo e riuscire a riaddormentarsi da solo. È un processo che fisiologicamente richiede tempo e che non è né lineare (celebri sono le regressioni del sonno) né automatico (ogni bambino è una storia a sé).

Di certo c’è il disagio che la mancanza di sonno provoca sul bambino ma soprattutto, specialmente nel primo anno di vita, sui genitori che vivono il senso di frustrazione e colpa di una realtà che non riescono a gestire e che determina conseguenze anche pesanti sul lavoro, sulla quotidianità e anche sulla stessa intimità della coppia e dell’intera famiglia.

Il sonno nei bambini

Di certo c’è che, almeno per i primi tre anni, le difficoltà nel sonno dei bambini sono normali e fisiologiche. Questo perché, innanzitutto, il sonno dei neonati non è come quello degli adulti, anche “solo” in termini di ordine delle fasi del riposo. Il sonno si compone di due fasi: quella REM di sonno leggero e quella NREM di sonno profondo. Nel passaggio da una fase all’altra è più alto il rischio di svegliarsi in quanto qualsiasi stimolo esterno, dal rumore al cambio di temperatura passando per la fame o il bisogno di urinare, può condizionarlo.

Negli adulti l’80% delle fasi sono di tipo NREM, quindi di sonno profondo, e il restante 20% di fase REM. Alla nascita i bambini hanno il rapporto completamente invertito per cui dal 50% all’80% delle loro fasi di riposo è di tipo REM con un’alternanza tra le due fasi che avviene indicativamente ogni 60 minuti (mentre negli adulti ogni 90 minuti circa). Durante la fase di sonno profondo il bambino è fermo e respira regolarmente, mentre nelle fasi di sonno leggere può capitare che si agiti, si muova e succhi il ciuccio (se lo ha).

Questo significa che per i primi tre anni (periodo nel quale lo sviluppo neurologico si definisce meglio anche sotto questo punto di vista) ogni ora il bambino rischia di svegliarsi. E non è raro, infatti, che questo accada.

È fisiologico che il bambino si svegli spesso (e quindi sembra non dorma) perché, a differenza degli adulti, non ha ancora sviluppato la capacità fisiologica di non essere condizionato dagli stimoli esterni e perché, come detto, non è in grado di fare altrimenti. È necessario attendere che l’alternanza dei cicli di sonno si allunghi e definisca e che si completi la maturazione neurologica del bambino. Un processo che, ovviamente, non è immediato e richiede tempo e pazienza.

E i bambini che, invece, dormono tanto e bene? Capita, perché il meccanismo del sonno non è automatico e uguale per tutti, ma questi sono l’eccezione e non la regola. Ed è anche probabile che prima o poi anche in questi bambini arrivino quei cambiamenti neurologici e dello sviluppo dei cicli del sonno che andranno a disturbare il loro riposo.

Quanto appena detto può rassicurare tutti i genitori che si sentono responsabili del mancato sonno dei propri figli, invitandoli a sopportare il peso di una condizione difficile da gestire ma sicuramente passeggera. Senza dimenticare, come vedremo, che qualcosa per aiutare il bambino a migliorare il suo sonno, in base all’età, è possibile farla.

Quanto dorme un bambino?

Con il passare delle settimane e poi degli anni cambia la quantità di ore di sonno che ogni bambino dovrebbe dormire.

  • I neonati dai 4 ai 12 mesi – 12-16 ore;
  • Bambini da 1 a 2 anni – 11-14 ore;
  • Bambini dai 3 ai 5 anni – 10-13 ore;
  • Bambini dai 6 ai 12 anni – 9-12 ore;
  • Adolescenti dai 13 ai 18 anni – 8-10 ore.

È importante precisare che, oltre a essere un’indicazione generale, questa quantità di ore di sonno comprende anche i riposini. Fa quindi riferimento a quante ore dorme in totale il bambino, tra il sonno notturno e i vari riposini che fa durante il corso della giornata.

Sonno dei bambini: le posizioni

Ci sono posizioni in cui i bambini dormono meglio? L’unica posizione da adottare nel sonno nei neonati è quella supina, in quanto è quella che assicura la prevenzione del rischio della morte improvvisa in culla (la SIDS).

Il rischio è maggiore tra i due e i quattro mesi, poi crescendo e sviluppando le abilità motorie il bambino sarà in grado di muoversi da solo (rotolare, mettersi seduto, eccetera) e dormire anche in posizioni differenti da quella supina.

I disturbi del sonno nei bambini

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Foto iStock

Molti genitori pensano che i propri bambini siano vittime di disturbi del sonno proprio per la difficoltà di farli addormentare o per i continui risvegli. Come abbiamo visto la frequenza dei risvegli è fisiologica nei primi tre anni di vita e non è quindi corretto parlare di disturbi veri e propri. Tanto che, come segnalato dalla Società Italiana di Pediatria, si può parlare di disturbi veri e propri solamente quando questi hanno conseguenze sui comportamenti diurni. Se il bambino di giorno è irritabile, ha difficoltà nell’attenzione ed è particolarmente impulsivo è probabile che il suo sonno sia disturbato

Raramente questi si manifestano nei neonati, ma sono più frequenti in età prescolare, scolare e adolescenziale. I principali disturbi del sonno, che colpiscono il 25% dei bambini sotto i 5 anni, sono: insonnia, parassonie, disturbi del ritmo circadiano, disturbi respiratori, disturbi del movimento e ipersonnie.

Insonnia

L’insonnia è una condizione che riguarda prevalentemente gli adolescenti (e gli adulti) e la causa di questa condizione è legata quasi esclusivamente al temperamento del bambino. Il temperamento è sì qualcosa d’innato, ma anche favorito ed esasperato da fattori ambientali (luoghi rumorosi) e sociali ed emotivi (tensioni, preoccupazioni, eccetera).

Parasonnie

Le parasonnie sono propriamente dei comportamenti insoliti che si manifestano prima e durante il sonno, ma anche al risveglio. Rientrano tra le parasonnie le contrazioni involontarie degli arti superiori e inferiori, il digrignare i denti, gli incubi e delle brevi allucinazioni (prima o dopo il sonno).

Anche il sonnambulismo e i terrori notturni rientrano in questa categoria di disturbi del sonno del bambino e nella maggior parte dei casi chi li vive non ricorda nulla di questi episodi. Sebbene siano in alcuni casi inquietanti (come nel caso del pavor nocturnus per cui i bambini iniziano a gridare e agitarsi senza essere consolati) nei bambini non sono motivo di preoccupazione, in quanto tendono a risolversi con il tempo e i genitori devono solo rassicurare i bambini ed evitare di svegliarli per non spaventarli ulteriormente.

Disturbi del ritmo circadiano

Questi disturbi del sonno sono quelli per i quali l’orologio biologico non corrisponde a quello terrestre, per cui si “scambia il giorno con la notte”. In questi casi i bambini non riescono a rispettare gli orari (sia nell’addormentarsi che nel risvegliarsi) e spesso è una condizione che può essere trattata regolando correttamente l’esposizione alla luce.

Disturbi respiratori

Quella dei disturbi respiratori è un’ampia serie di condizioni e sintomi che vanno dal russamento all’apnea ostruttiva e apnea notturna e che possono generare conseguenze non solo sul riposo.

Disturbi del movimento

Spesso i bambini tendono a svegliarsi, specialmente nelle fasi di sonno leggere, a causa degli stessi movimenti del loro corpo. Ruotare la testa, movimenti improvvisi di braccia o gambe, ma anche del volto, possono contribuire a disturbare il loro riposo. Anche in questo caso nella maggior parte dei casi si tratta di fenomeni che si risolvono spontaneamente con l’età.

Ipersonnie

Tra i disturbi del sonno, ovvero le condizioni che interferiscono sulla sua regolarità, rientrano anche le ipersonnie, ovvero lo stato di eccessiva sonnolenza con il bisogno di dormire con continuità. A differenza degli altri disturbi non si risolve spontaneamente e necessita di un approccio farmacologico.

Sonno nei bambini: le abitudini da evitare

Come abbiamo avuto modo di anticipare e spiegare il sonno nei bambini è per sua natura instabile e irregolare, ma possono essere seguiti alcuni accorgimenti utili per migliorarlo. Parallelamente ci sono anche una serie di abitudini che è doveroso evitare per migliorare la qualità del sonno dei bambini (e a volte anche degli adulti stessi).

Una dei primi aspetti cui volgere l’attenzione è quello legato alla persona con cui il bambino si addormenta. Se è abituato a essere cullato e ad addormentarsi solo con i genitori, difficilmente riuscirà a farlo con altre persone. Parallelamente va evitato anche di far addormentare il bambino in ambienti diversi. Cullare e far addormentare il bambino in una stanza e poi metterlo nel lettino posto in un’altra aumenta solo la confusione per il piccolo sia nel riuscire ad addormentarsi da solo che, durante i risvegli, nel perdere i punti di riferimento che aveva acquisito mentre si addormentava.

Uno degli errori più comuni è quello legato alla gestione dell’alimentazione in rapporto al riposo. Quando il bambino è più grande è fondamentale evitare di sera pasti abbondanti e pesanti, mentre quando è più piccolo è utile evitare di farlo addormentare al biberon. Anzi, con il passare dei mesi è utile ridurre la quantità di latte della sera fino a eliminarlo del tutto.

Tra gli errori più importanti da evitare è quello di utilizzare device digitali, specialmente nella fascia d’età tra i 6 e i 36 mesi. Gli studi condotti in materia, infatti, mostrano come “All’aumento di utilizzo dei devices si osservava una riduzione del tempo di sonno notturno, un aumento del sonno diurno ed un incremento del tempo necessario per l’addormentamento serale”. Parallelamente è utile rimuovere dalla camera da letto TV, smartphone e altri dispositivi elettronici che possano, anche solo con la luce, disturbare il sonno dei bambini.

Discorso diverso per il cosleeping. I pediatri lo sconsigliano insistendo sull’importanza di educare i bambini a dormire da soli e di riportarli a ogni risveglio nel loro lettino, ma sono diverse le coppie che lo praticano con successo e giovamento. Resta quindi una scelta di ogni genitore andando a valutare i pro e i contro anche in relazione alla loro specifica situazione.

Il metodo Estivill per far dormire il bambino è davvero efficace?

Come conciliare il sonno dei bambini?

Oltre agli errori da evitare è possibile instaurare una serie di buone abitudini utili per migliorare il sonno dei bambini, sia in termini di facilità nell’addormentarsi che nella durata del riposo. Si parla spesso della routine della buonanotte e numerosi studi confermano che è una realtà utilissimo seguire un preciso rituale prima di mettere a letto i bambini.

Un rituale che parte innanzitutto dal rispetto degli orari, anche nel fine settimana, di messa a letto e di risveglio e che prevede poi la buona abitudine di lavarsi i denti, eventualmente fare attività rilassanti come il bagnetto e poi leggere o raccontare una favola della buonanotte. Seguire un rituale del sonno aiuta a migliorare la relazione tra genitori e figli, ma anche a comunicare al bambino che la giornata è finita e ci si sta preparando per andare a dormire.

In caso di risvegli, per quanto spesso è molto difficile, è importante mantenere la calma e comunicare con serenità con il bambino per aiutarlo a prendere sonno. In questo senso sono molto utili i doudou, i giocattoli e i peluche da tenere nel suo lettino per fare in modo che, durante i risvegli, trovi la compagnia di realtà a lui familiari e per questo rilassanti.

Molto utile è anche l’attenzione all’ambiente dove il bambino dorme, avendo cura che la camera da letto sia silenziosa, con la giusta illuminazione e a una temperatura ideale.

Articolo originale pubblicato il 25 febbraio 2022

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  • Bambino (1-6 anni)