Il sonno dei più piccoli è uno dei principali crucci di ogni genitore. Dalle difficoltà a farlo addormentare e ai risvegli notturni dei primi mesi di vita fino ai fenomeni di sonnambulismo nei bambini, il sonno sembra essere uno dei principali problemi cui bambini e genitori devono fare i conti. Non è un’esagerazione, considerando che è stato stimato che i disturbi del sonno riguardano il 25% dei bambini sotto i 5 anni e il 10-12% dei bambini sopra i 6 anni. Un fenomeno che è molto più diffuso rispetto al passato e che non sempre ha delle ragioni note.

Se per molti dei disturbi del sonno dell’età neonatale si possono individuare delle cattive abitudini, per quel che riguarda il sonnambulismo dei bambini sembrano al momento non esserci spiegazioni chiare. Parliamo infatti di un fenomeno per il quale il bambino si sveglia parzialmente e, seppur ancora dorme, si muove e in alcuni casi cammina in giro per casa senza esserne consapevole e senza ricordare, una volta sveglio, quanto accaduto.

Quella del sonnambulismo è una condizione che interessa il 15% dei bambini tra i 5 e i 12 anni e che per quanto non sia associata a patologie, non indichi particolari disturbi e tenda a risolversi spontaneamente, è motivo di costante preoccupazione e ansia per i genitori. Sia perché può interrompere il loro sonno (con tutte le conseguenze del caso), sia perché può essere responsabile di incidenti domestici che coinvolgono i propri bambini.

Cerchiamo quindi di comprendere le cause di questo fenomeno e, soprattutto, come comportarsi nei casi di sonnambulismo dei bambini.

Sonnambulismo nei bambini: le possibili cause

Il sonnambulismo nei bambini rientra tra le parasonnie, ovvero una delle manifestazioni indesiderate che “accompagnano il sonno e che spesso sembrano finalizzate al raggiungimento di un obiettivo. In alcuni casi possono causare traumi e disturbare il sonno (del paziente o di chi gli sta vicino)”. Il sonnambulismo, da non confondere con il pavor nocturnus, è quindi quel comportamento automatico che il bambino assume nel sonno e che lo porta a camminare, ma anche quando è più grande, bere, mangiare o compiere altre azioni.

Le cause, come anticipato, non sono del tutto note. Recenti studi indicano come ci sia una maggiore incidenza nei maschi e una più alta probabilità di sonnambulismo nei bambini figli di genitori sonnambuli. Inoltre i bambini che hanno sofferto di terrori notturni nei primi anni di vita tendono a sviluppare il sonnambulismo dopo i cinque anni.

Tra i principali fattori che potrebbero favorire episodi di sonnambulismo nei bambini c’è la difficoltà a prendere sonno, un ambiente rumoroso o diverso da quello abituale, profondo stress, febbre o altri stati di malessere, l’assunzione di alcuni farmaci o l’essersi addormentati con la vescica piena.

Come si comporta un bambino sonnambulo?

Il sonnambulismo può essere “spiegato” come un parziale risveglio del cervello, per cui una parte risulta attiva mentre l’altra no. Quella attiva sembra essere quella che coinvolge le emozioni e la paura, mentre quelle destinate alla razionalità restano addormentate. I bambini sonnambuli hanno gli occhi aperti, ma non percepiscono ciò che hanno davanti.

Va subito chiarito che il sonnambulismo riguarda bambini sani e che si manifesta generalmente nelle prime fasi del riposo notturno, poco dopo essersi addormentati, quando il sonno passa da una fase profonda a una più leggera.

In base all’età il bambino può “svegliarsi” e rotolare nel lettino, muoversi verso un genitore o vero una fonte di luce o dirigersi in un’altra stanza della casa. In alcuni casi il bambino oltre che camminare può compiere delle azioni come mangiare, fare pipì e vestirsi.

Ci sono bambini che parlano nel sonno e con i quali è possibile anche scambiare delle battute, ma il più delle volte non si tratta di discorsi compiuti e le risposte ricevute sono prive di senso. Comunque il bambino non è cosciente e non ricorderà quanto avvenuto.

Sonnambulismo nei bambini: rischi e conseguenze

Ci sono sostanzialmente due rischi seri per quel che riguarda il sonnambulismo nei bambini. Il primo riguarda il pericolo che questi possano cadere, urtare armadi o oggetti sparsi della casa o comunque subire un incidente più o meno pericoloso. Il secondo rischio riguarda l’aggressività che il bambino può manifestare nel caso venga svegliato bruscamente. In questi casi, infatti, si può andare incontro a fenomeni di violenza nel sonno che nel 40% dei casi si manifesta per la prima volta nell’adolescenza.

Cure e terapie per il sonnambulismo nei bambini

Cosa fare con un bambino sonnambulo? L’indicazione generale è quella di non svegliarlo ma di accompagnarlo con delicatezza e dolcezza verso il letto per consentirgli di riaddormentarsi. Bisogna il più possibile evitare di intervenire salvo quando, ovviamente, c’è una condizione di pericolo.

Non esiste una vera e propria cura contro il sonnambulismo dei bambini, anche perché è un fenomeno che generalmente scompare da solo. Vanno evitati i farmaci per favorire il sonno così come ogni forma di autoprescrizione medica. Un trattamento spesso indicato è quello del cosiddetto “risveglio programmato” che consiste nel svegliare il bambino a orari prestabiliti in modo da prevenire la comparsa del sonnambulismo.

In tutti i casi è sempre fondamentale mantenere la calma e rivolgersi al proprio pediatra nel caso in cui gli episodi di sonnambulismo fossero molto frequenti o associati ad altre condizioni particolare (difficoltà respiratorie, russamento, eccetera). Può essere utile monitorare le quantità di ore di sonno, diurne e notturne, che il bambino ha quotidianamente e verificare se ci sono particolari cambiamenti (solitamente in difetto) nei giorni in cui si verificano episodi di sonnambulismo.

Un buon aiuto per ridurre l’incidenza del sonnambulismo consiste nel regolarizzare il più possibile il sonno del bambino stabilendo una routine della buonanotte che lo aiuti a prendere sonno e ad addormentarsi serenamente.

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  • Bambino (1-6 anni)