Risvegli notturni dei bambini: con che frequenza sono normali e come gestirli

Perché i bambini si svegliano in continuazione nel cuore della notte? E come sopravvivere a una condizione che, seppur spesso non legata a una malattia, condizione la qualità della vita specialmente dei genitori? Ecco cosa c'è da sapere.

Più che le difficoltà a prendere sonno o ad addormentarsi da soli, ciò che maggiormente incide sui genitori sono i risvegli notturni dei bambini, specie se essi sono frequenti e continui. Rappresentano un vero e proprio problema, non solo per lo sviluppo dei bambini e il loro riposo, ma anche e soprattutto per la tranquillità e la possibilità di dormire dei loro genitori.

Un fenomeno, quello dei risvegli notturni, che interessa il 25% dei bambini con meno di 5 anni (successivamente la percentuale si abbassa a 10-12%) e che ha diverse cause: caratteriali, comportamentali e ambientali. Può apparire paradossale e frustrante, ma buona parte delle responsabilità è a carico dei genitori che, secondo i pediatri, non riescono ad applicare le regole per una buona nanna e a gestire correttamente i risvegli notturni dei bambini.

La frequenza dei risvegli notturni dei bambini

Il risveglio notturno è il principale disturbo di insonnia a livello di popolazione generale. Se negli adulti spesso è associato a una buona capacità di riprendere sonno o comunque gestire autonomamente il problema, nei bambini, soprattutto più piccoli, si tratta di una condizione che incide sulla qualità del riposo e quindi della vita dei genitori.

Primo anno

Nel primo anno di vita i risvegli notturni sono più frequenti nei bambini allattati al seno e si verificano prevalentemente tra le 21 e le 24 di notte e tra le 3 e le 6 del mattino. È un fenomeno che interessa il 30% dei bambini in questa fascia d’età. Nel primo anno di vita i risvegli notturni sono comuni anche perché legati alla necessità di alimentarsi; quindi possono verificarsi anche ogni 2-3 ore per poi iniziare ad allungarsi con l’inizio dello svezzamento.

Da 1 a 2 anni

Dopo il primo anno l’incidenza dei risvegli notturni scende al 13,6%. È un fenomeno che si verifica mediamente dalle 4 alle 6 volte a notte, ma spesso il problema non è il risveglio in sé, quanto l’incapacità di riaddormentarsi da soli.

Oltre i 2 anni

Dopo i 2 anni i risvegli notturni diminuiscono (anche come frequenza), anche se c’è un 5 % di bambini che registra una nuova insorgenza di questo disturbo.

Le cause dei risvegli notturni

Sono tanti gli studi che indagano le cause dei risvegli notturni negli adulti, meno quelli nei bambini. Questo perché il sonno in età pediatrica è normale sia “disturbato”, in quanto è fisiologico che i cicli del sonno, con le sue fasi e le loro durate cambino nel corso del tempo e che il bambino debba imparare ad addormentarsi e riaddormentarsi da solo.

C’è innanzitutto una causa sociale. Nel mondo occidentale, infatti, rispetto a un secolo fa i bambini dormono circa 2 ore in meno. Questo a causa delle luci artificiali, dei ritmi sempre più frenetici e dell’utilizzo di strumenti elettronici sempre più precoce.

Sono poi da considerare anche i fattori genetici. Oltre al temperamento e all’unicità di ogni soggetto diversi studi hanno riscontrato una maggiore frequenza di disturbi del sonno nei figli unici e nei primogeniti. Allo stesso tempo bisogna porre l’attenzione sulle cause ambientali. La stanza dove dorme il bambino deve essere infatti a una temperatura di circa 20°C, silenziosa, poco illuminata e complessivamente tranquilla. A questo complesso quadro vanno aggiunte anche le cause cliniche legate ad apnee, allergie, difficoltà respiratorie o reflusso gastro-esofageo.

Con il passare del tempo ci sono poi altre condizioni che possono far insorgere, aumentare o modificare il numero e dei risvegli notturni. Nei neonati intorno ai 5-6 mesi, per esempio, i risvegli notturni possono dipendere da ansia da separazione, mentre in quelli più grandi da uno stato di eccessiva eccitazione a un evento stressante.

In generale i risvegli notturni nei bambini possono verificarsi a causa di uno stato di malessere, di una fase di regressione del sonno o quando sono troppo stimolati (per esempio da un gioco prima di andare a dormire). A incidere sui risvegli notturni è anche il sonno diurno, specialmente in quei bambini che si addormentano nel tardo pomeriggio e che fanno un riposino lungo.

Nonostante spesso, anche comprensibilmente, i genitori tendano a far dormire il bambino nel proprio letto per gestire meglio (senza doversi alzare o svegliarsi di soprassalto) i risvegli dei propri figli. In realtà questa abitudine invece che risolvere il problema rinforza il comportamento dei bambini. Anche alimentare il bambino con acqua, latte o tisane durante i risvegli può essere controproducente così come l’accorrere tempestivamente prendendo in braccio il bambino per farlo riaddormentare; egli potrebbe non imparare ad addormentarsi da solo preferendo il contatto fisico con il genitore.

Sono state individuate delle associazioni tra i risvegli notturni dei bambini e più in generale i disturbi del sonno anche con l’ambiente familiare e l’eventuale stato depressivo o di forte stress materno.

I diversi tipi di risveglio notturno

Quando si parla di risvegli notturni si fa riferimento a un ampio insieme di disturbi sia per le cause che per le loro manifestazioni. Anche in relazione ai cambiamenti fisiologici del sonno e alla crescita dei bambini, esistono diverse tipologie di condizioni che provocano il risveglio durante la notte.

C’è innanzitutto quello legato a incubi e sogni spaventosi, più frequenti nella prima infanzia, nei quali i bambini sono consapevoli e coscienti. Discorso diverso, invece, nel caso del pavor nocturnus nel quale il bambino è completamente inconsapevole di ciò che sta accadendo, tanto che al mattino non si ricorderà più nulla.

Il risveglio, come abbiamo visto, può dipendere anche da disturbi fisici, da necessità alimentari (specie d’estate che può avere sete per il caldo) e anche da condizioni apparentemente inspiegabili legate al temperamento del bambino e alla sua crescita.

Come gestirli?

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Fonte: Istock

Proprio in virtù dell’ampia serie di cause ed elementi che possono provocare i risvegli notturni nei bambini, è molto difficile per i genitori riuscire a individuare la soluzione migliore. Anche considerando come i risvegli notturni nei bambini siano associati a un aumento del rischio di lesioni non intenzionali, è assolutamente necessario non trascurare il problema e, anche se con fatica, affrontarlo con determinazione, pazienza e costanza. Cambiare continuamente approccio si rivela inutile e dannoso, ed è indispensabile sia per la serenità e la crescita del bambino che per assicurare ai genitori un riposo e una serenità indispensabili, sia come singoli che come coppia.

Per le cause di tipi clinico, ovviamente, va individuato il fattore responsabile e risolto alla radice. Per le cause comportamentali e caratteriali, invece, il ruolo dei genitori (per quanto possa apparire come una beffa) è fondamentale per assumere una strategia condivisa e coerente.

Oltre a rassicurare il bambino a ogni risveglio è importante farlo riaddormentare da solo nel suo lettino. Inoltre lasciarli piangere per qualche minuto potrebbe essere utile per fare in modo che si rassicurino da soli evitando un pianto prolungato che potrebbe rivelarsi controproducente. Nel caso di risvegli provocati da incubi e brutti sogni, invece, è bene rassicurare il bambino evitando di banalizzare l’esperienza vissuta o, peggio, di rimproverarlo

Una buona gestione dei risvegli notturni passa anche e soprattutto dalla prevenzione e dall’investimento sull’igiene del sonno. Può essere utili, per esempio, abituare i bambini a una routine della buonanotte così come l’evitare un’eccessiva eccitazione prima di andare a dormire; un bambino troppo stanco oltre che più irrequieto farà più fatica a prendere sonno e a mantenerlo. È importante anche fare in modo che il bambino si addormenti nelle stesse condizioni in cui si risveglia e mantenere lo stesso orario di addormentamento.

Un consiglio in caso in cui i risvegli notturni sono frequenti è quello di tenere un diario del sonno con il quale registrare tutte le informazioni (date, orari, condizioni, eccetera) che consentono di avere una panoramica completa e individuare eventuali regolarità e situazioni scatenanti.

Rivolgersi a uno psicologo dell’età evolutiva si rende utile nel caso in cui i risvegli notturni condizionassero pesantemente la vita diurna del bambino o quella dei genitori che, per questo motivo, si sentono stanchi, sfiduciati e tesi. Il ricorso a terapie farmacologiche, invece, non dovrebbe essere la prima scelta, ma solo in presenza di difficoltà oggettive. Anche perché a oggi non esistono farmaci per l’insonnia in età pediatrica approvati dagli enti internazionali e anche i dati delle ricerche condotte in materia sono carenti.

Articolo originale pubblicato il 21 ottobre 2022

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  • Bambino (1-6 anni)