Parto in acqua, quando è una scelta possibile? Ne abbiamo parlato con l'ostetrica

Il parto in acqua è una modalità di parto che consente di gestire e ridurre il dolore del parto. Scopriamo come funziona e cosa è importante sapere prima di scegliere questo tipo di parto.

Sebbene i dati non siano dei più recenti, una ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità mostra come, tra le posizioni scelte durante il parto, nello 0,6% dei casi le donne hanno optato per quella in acqua. Il parto in acqua è una delle diverse opzioni cui ogni donna, anche nel nostro Paese, può ricorrere sia per il travaglio, sia per il parto vero e proprio.

Una modalità di parto che suscita sempre grande interesse e curiosità e che merita, anche “solo” per il fatto di essere considerata una novità (e non lo è come vedremo), una particolare attenzione.

Per conoscere, comprendere, valutare e apprezzare meglio il parto in acqua abbiamo intervistato la Dottoressa Sara Menzione, ostetrica specializzata che si occupa di supporto alle donne, dall’adolescenza all’età adulta, e che da anni si occupa di seguirle nella gestione della gravidanza.

Con il suo aiuto abbiamo avuto modo non solo di capire come avviene il parto in acqua e quali sono le caratteristiche, ma anche di avere preziose informazioni che ogni donna dovrebbe avere al momento di scegliere la struttura dove partorire.

Parto in acqua: come funziona?

Dottoressa Menzione, cos’è propriamente il parto in acqua?

Il parto in acqua è una modalità di parto, riconosciuta in Italia. Nonostante spesso si pensi sia una cosa più recente, in Italia si pratica già dalla fine degli anni Ottanta. È una modalità di parto, ma anche di travaglio perché in realtà la donna può decidere sia di fare il travaglio, quindi la parte prima dell’ultima fase espulsiva dopo la quale avviene poi la nascita e si completa il parto, oppure tutto il percorso, sia travaglio che fase espulsiva.

La mamma può anche decidere di entrare e di uscire; scegliere di fare il parto in acqua non significa che poi bisogna mantenere questa modalità per tutto il tempo.

Quando si può scegliere il parto in acqua

Tutte le donne possono ricorrere a questa modalità di parto?

Il principale limite è che non tutte le strutture sono dotate di una vasca e quindi non sempre è possibile eseguire un parto in acqua.

Ci sono dei requisiti, delle condizioni, per poter accedere al parto in acqua?

La gravidanza deve essere a basso rischio per essere candidata al parto in acqua. Deve quindi essere una gravidanza singola, non gemellare, la posizione deve essere cefalica, il travaglio deve essere attivo, il tracciato deve essere buono e non presentare segnali nemmeno minimi di sofferenza fetale.

Se si sono rotte le acque questo deve essere avvenuto non oltre ventiquattro ore altrimenti la donna non può entrare in acqua per il rischio di infezioni e in questi casi il liquido amniotico deve essere chiaro, altrimenti non ci sono le condizioni per poter accedere al parto in acqua.

Parto in acqua: pro e contro

Sul parto in acqua si leggono e si dicono informazioni contrastanti, tra chi sostiene che vi siano maggiori rischi specialmente per la mamma e chi, invece, ne sottolinea gli importanti benefici. Cosa possiamo dire in merito?

In realtà non ci sono degli studi che possono confermare i rischi e i benefici tali da promuovere o sconsigliare questa modalità, in quanto non ci sono sufficienti evidenze né a carico dei vantaggi né degli svantaggi.

Le evidenze nei benefici sono sicuramente quelle legate a un travaglio più breve, proprio in termini di tempistiche, specialmente nel primo stadio. Questo è possibile sia perché l’elemento acqua permette una migliore gestione del dolore sia perché le permette di muoversi più agevolmente, non essendo questa una posizione statica e permettendo quindi di sfruttare altri elementi come il movimento e le altre posizioni libere che sono altri componenti di gestione del dolore.

Non ci sono quindi rischi maggiori per la mamma e per il bambino?

No, non ci sono rischi in più. Sicuramente ci sono delle raccomandazioni, in quanto non tutte sono candidate al parto in acqua. Le indicazioni sono che bisogna essere tra la trentasettesima e la quarantaduesima settimana e che la donna sia consapevole sia dei benefici sia dei rischi e soprattutto che negli ospedali dov’è presente la vasca per il parto in acqua vi siano adeguati protocolli rigorosi relativi alla gestione della vasca stessa, dell’assistenza e una formazione aggiornata delle ostetriche per assistere in maniera corretta il parto in acqua.

Informazioni utili sul parto in acqua

Cosa devono sapere le donne che vorrebbero partorire in acqua?

È una possibilità in più offerta a tutte le mamme in quanto l’immersione nella vasca va a sfruttare l’effetto acqua, soprattutto quella calda, che consente di contribuire alla gestione del dolore. Ecco perché il principale beneficio del parto in acqua è la gestione del dolore delle contrazioni perché l’acqua calda offre questo tipo di beneficio.

Parto in acqua: dove è possibile?

Questa modalità di parto può essere eseguita solamente presso le strutture ospedaliere o, anche, nei centri nascita e in casa?

È possibile farlo in tutti i centri, dalla clinica, all’ospedale, alla casa ostetrica, ma anche in casa. Anche se non molto diffusa come pratica anche in Italia è possibile fare il parto in acqua in casa. È importante non solo avere la struttura adeguata, ovvero la vasca, ma soprattutto il personale adeguato, perché è quello in realtà che fa la differenza.

In un parto in acqua ci sono tutta una serie di cose da fare e di attenzioni da avere, come che la temperatura dell’acqua rimanga costante a 37 °C oppure che venga controllata la pressione arteriosa ogni quattro ore, così come il monitoraggio del battito cardiaco fetale; bisogna attuare un protocollo diverso rispetto a un parto tradizionale.

Dottoressa Menzione, che consiglio darebbe alle donne che stanno pensando di scegliere questo tipo di parto?

Il mio consiglio è quello, quando nella struttura che hanno scelto è presente la vasca, di tenersi questa possibilità e nel caso entrare anche solo per gestire le contrazioni o solamente per alleviare il dolore. Credo che quando si affronta un travaglio sia importantissimo tenersi aperte quante più opzioni possibili e la vasca con l’acqua può rivelarsi come uno strumento prezioso in questo senso.

Ogni donna è diversa e ha i suoi metodi di gestione del dolore; ci sono anche donne a cui l’acqua non interessa e questa modalità non rientra tra quelle che sceglierebbe per il parto, mentre ci sono altre che preferiscono questa modalità. Lo stesso vale per le posizioni, per i massaggi e per tutti gli altri metodi di gestione del dolore.

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