Contraccezione d’emergenza

Gentile collega, sono un medico di guardia. Le chiedo delucidazioni sulla prescrivibilità dei contraccettivi d'urgenza presso il nostro servizio. In poche parole, come bisogna comportarci? Grazie,

Caro Collega,
la contraccezione d'emergenza, detta più correttamente intercezione
postcoitale, è un tema spesso trascurato o addirittura ignorato, quasi come
la contraccezione classica, in quanto coinvolge aspetti etici in cui la
soggettività del terapeuta si ritrova a dibattersi proiettando le proprie
convinzioni sul/sulla paziente interessato/a dal problema. Basti pensare a
quanti si trincerano dietro l'obiezione di coscienza paventando la
probabilità di contribuire ad un intervento abortivo.
La "pillola del giorno dopo" è costituita da una dose ormonale (fino a
qualche tempo fa estroprogestinica ed empirica, oggi solo progestinica e con
prodotti commerciali specifici) che, somministrata entro le 72 ore da un
rapporto ritenuto a rischio per il fallimento di un metodo di barriera (es.
rottura condom) e/o per il periodo del ciclo, interferisce con gli eventi in
itinere nell'apparato genitale femminile (trasporto degli spermatozoi nel
muco cervicale, motilità tubarica efficace, trasformazione secretiva
dell'endometrio, corretta apertura del follicolo ovarico, adeguata
captazione dell'ovulo da parte delle tube...) rendendo meno probabile
l'incontro fra gameti e, molto più difficilmente, l'attecchimento di un
ovulo fecondato.
Il medico di guardia, così come ciascun professionista, può, se lo ritiene
opportuno secondo scienza e coscienza, in base all'anamnesi con esame
obiettivo, valutare il rischio attuale che gli viene riferito, eventuali
controindicazioni e decidere se somministrare in prima persona il farmaco o
delegare l'intervento a strutture specialistiche che possano soddisfare la
richiesta entro le suddette 72 ore (bisogna tenere presente, comunque, che
l'efficacia della somministrazione aumenta con la precocità della stessa
rispetto al rapporto da "coprire").
Cordiali saluti.