Aborto spontaneo: cause, sintomi e risvolti psicologici - GravidanzaOnLine

Aborto spontaneo: i motivi per cui può succedere e come affrontarlo

Aborto spontaneo: le cause, i sintomi e i risvolti psicologici. Che cosa significa vivere un aborto spontaneo per la coppia e come superarlo.

Quando la gravidanza si interrompe precocemente si parla di aborto spontaneo, che può verificarsi nelle fasi iniziali di una gravidanza. L’aborto spontaneo, come vedremo, ha implicazioni fisiche e psicologiche sulla donna e sulla coppia che lo sperimenta.

Aborto spontaneo: che cos’è?

Si definisce aborto spontaneo l’interruzione spontanea della gravidanza prima che il prodotto del concepimento abbia raggiunto la sua vitalità extrauterina.

L’aborto spontaneo può essere un aborto completo quando l’espulsione dell’embrione o del feto avviene completamente e spontaneamente e non è necessaria alcuna terapia chirurgica. Se non si verifica la completa espulsione si parla di aborto incompleto o aborto ritenuto.

Nel primo caso, l’espulsione è parziale e per completarla si può decidere di attendere la spontanea espulsione (condotta di attesa) oppure indurla farmacologicamente con farmaci che stimolano le contrazioni uterine. Nel caso di aborto ritenuto, il prodotto del concepimento rimane nella cavità uterina pur senza presenza di battito cardiaco. In questo caso, la terapia chirurgica è necessaria, e si procede con un raschiamento uterino.

Aborto spontaneo: quanto è frequente

Come ci spiega il ginecologo Pierluigi Giampaolino l’incidenza reale di tale condizione risulta tutt’oggi ancora ignota in quanto in alcuni casi non ci si accorge di quanto avvenuto, se ciò accade nelle primissime fasi della gestazione. Si ritiene poi che circa il 10-15% delle gravidanze clinicamente accertate esiti in aborto spontaneo.

Questa percentuale può aumentare fino al 50% se si includono nel computo anche le cosiddette gravidanze biochimiche, ossia quelle gravidanze in cui vi è solo una positività ella B-Hcg nel sangue ma la camera gestazionale non viene rilevata.

La maggior parte degli aborti spontanei (circa l’80%) avviene nel primo trimestre di gravidanza e tale incidenza, aggiunge il dottor Giampaolino, decresce con il procedere delle settimane di gestazione, mentre aumenta con il crescere dell’età materna.

È possibile che una donna possa avere più aborti spontanei ed in questo caso si parla di aborto ricorrente. Se circa il 15% delle gravidanze esita in aborto spontaneo nel primo trimestre di gravidanza, la probabilità statistica di avere tre o più aborti considerati come eventi casuali indipendenti è tra lo 0,34% e l’1%.

Aborto spontaneo: perché avviene

Le cause di un aborto spontaneo sono varie e, talvolta, non identificate in prima analisi. Gli esami specifici, infatti, vengono spesso consigliati solo dopo due o tre aborti consecutivi.

A causare l’aborto spontaneo possono essere cause fetali, cause materne e cause paterne.

Aborto spontaneo: le cause fetali

Come spiega il dottor Giampaolino:

Dal punto di vista eziologico le cause più comuni di aborto spontaneo sono di origine fetale. Ovvero nel 70% dei casi il prodotto del concepimento risulta affetto da un’anomalia cromosomica come trisomie, monosomi, triploidie e tetraploidie. A questo, si aggiungano anche che l’incidenza delle anomalie cromosomiche è tanto più alta quanto più bassa è l’età gestazionale nella quale avviene l’aborto. La probabilità di avere un’anomalia del cariotipo, inoltre, aumenta con l’età materna. Una specifica attenzione, poi, va agli aborti spontanei precoci. Possono essere causati da anomalie nello sviluppo dell’embrione non necessariamente riconducibili ad un’alterazione cromosomica. Si può, quindi, considerare l’interruzione precoce della gravidanza come un fenomeno di “selezione naturale” nei confronti di prodotti del concepimento non compatibili con la vita.

Può accadere, inoltre, che si manifesti una gravidanza anembrionica che rappresenta un’anomalia del concepimento che, quindi, va incontro a morte e successivo riassorbimento. È il cosiddetto “uovo chiaro“: si ha un rialzo delle Beta hCG, ma il sacco gestazionale rimane vuoto dal momento che l’embrione non si sviluppa.

Aborto spontaneo: le cause materne

Oltre alle cause di natura genetica fetale, l’aborto spontaneo può essere correlato a condizioni materne patologiche, quali anomalie strutturali dell’utero congenite o acquisite.

Tra le anomalie strutturali congenite si ricordano le malformazioni uterine mulleriane, la più comune delle quali è l’utero setto. Ricorda il dottor Giampaolino:

L’incidenza di anomalie mulleriane in donne con aborto ricorrente è compresa tra 1,8% ed il 37%. Anomalie strutturali acquisite che possono essere causa di aborto sono legate a polipi endometriali, sinechie uterine, fibromi uterini.

Le anomalie strutturali, però, non sono gli unici aspetti da indagare. Talvolta il problema può presentarsi a carico di un sistema specifico del corpo della donna. Tra queste si trovano cause patologiche come diabete mellito, disfuzioni della tiroide, alterazioni ormonali.

Anche alcune infezioni come citomegalovirus, listeria e treponema pallidum possono impedire il proseguimento di una gravidanza.

Tra le più comuni cause di poliabortività, vi è quella di disordini immunologici in una percentuale stimata intorno al 60-70% dei casi di aborto ricorrente. La sindrome da anticorpi antifosfolipidi, per esempio, è una delle più frequenti cause immunologiche nella donna. Aggiunge il medico:

Questo tipo di anticorpi agisce contro i fosfolipidi che rappresentano elementi essenziali della membrana cellulare e svolgono un ruolo cruciale nella fusione delle cellule. Un’alterazione a carico di questi anticorpi, quindi, è cruciale per l’esito della gravidanza.

Aborto spontaneo: ulteriori aree di indagine materne e paterne

Ulteriori indagini meritano di essere fatte alla ricerca di disordini tromboembolici. Le trombofilie congenite più frequentemente associate all’aborto, ed in particolare all’aborto ricorrente, sono l’eterozigosi per il fattore V di Leiden e la mutazione del gene della Protrombina.

Il ginecologo consiglia, inoltre, di indagare anche il deficit di AT III, del fattore XII, della Proteina S e mutazione del gene della metilentetraidrofoatoreduttasi (MTHFR). Si tratta di difetti trombofilici geneticamente determinati che possono causare l’aborto.

Per quanto riguarda la madre, ulteriore possibile causa abortiva si considera l’esposizione ad agenti nocivi. Esistono, infatti, diverse ipotesi causa-effetto tra fattori tossici e ambientali ed aborto. Oltre a queste cause, meritevole di indagine è anche il quadro paterno.

Sintomi di un aborto spontaneo

I sintomi di un aborto spontaneo possono essere molto diversi da donna a donna. In alcuni casi, addirittura, l’aborto può essere asintomatico, ossia privo di sintomi (ma visibili solamente attraverso ecografia) tanto da parlare di “aborti silenti”. Il dottor Giampaolino spiega:

In questi casi l’ecografia evidenzia un embrione o feto privo di attività cardiaca più spesso di dimensioni inferiori alla norma per l’epoca di gravidanza. Inoltre, l’utero può apparire di volume inferiore a quello atteso. Infine, la paziente nota la cessazione dei segni e sintomi associati alla gravidanza.

Negli altri casi, due sono i sintomi più comuni di aborto spontaneo in corso: le perdite di sangue e le contrazioni uterine.

Le perdite ematiche possono iniziare in maniera blanda e scarsamente colorata per poi diventare più abbondanti  fino all’avvento del ciclo che può presentarsi, talvolta, come una abbondante emorragia con espulsione dell’embrione.

Alle perdite ematiche si associano le contrazioni uterine e dolori addominali crampiformi ai quadranti inferiori. In caso di aborto completo si ha l’espulsione spontanea e totale del prodotto del concepimento e dei suoi annessi.

Un altro sintomo importante è la scomparsa dei sintomi della gravidanza (nausea, tensione mammaria, etc…). In ogni caso, appena si verifica un sanguinamento (anche solo “tracce” di sangue) è necessario avvisare subito il ginecologo o recarsi direttamente al pronto soccorso.

Dopo un aborto spontaneo, il ciclo mestruale potrebbe fare la sua ricomparsa dopo circa 30-40 giorni.

 Aborto spontaneo: i risvolti psicologici

aborto spontaneo

Spesso l’aborto spontaneo viene vissuto come un trauma, un fallimento e una sconfitta. La donna e la coppia sperimentano il lutto, a volte un senso di colpa e di impotenza. Si tratta di emozioni del tutto normali, che spesso rimangono confinate all’interno della coppia ma di cui ci si dovrebbe sentire in diritto di parlare, affrontandole anche con un sostegno psicologico.

Per metabolizzare l’accaduto e per rendere psicologicamente più serena la ricerca di una nuova gravidanza è molto importante comunicare.

Condividere le proprie sensazioni, emozioni e sentimenti con il proprio partner, scoprendo zone d’ombra e constatando, spesso, che anche lui “prova” le stesse sensazioni della donna. In questo modo, il sostegno reciproco è sicuramente la chiave di volta per superare l’accaduto e ritentare con rinnovata fiducia.

La relazione tra depressione e aborto spontaneo

Il dottor Giampaolino ricorda anche come diversi studi hanno evidenziato il valore positivo di un sostegno psicologico. L’aborto spontaneo può indurre risposte emotive pronunciate, come ansia, depressione, negazione, rabbia, interruzione coniugale e senso di perdita e inadeguatezza:

Vari fattori psicosociali influenzano il sistema immunitario ed è stato proposto che una cosiddetta rete psiconeuroendocrina sia coinvolta nell’aborto spontaneo. Alcuni studi, infatti, hanno evidenziato come lo stress induce aborto nei topi, ed livelli elevati di cellule T CD8 +, cellule mastocitiche TNFα (mediatori dell’infiammazione) etc. sono stati riportati nell’endometrio di donne con aborto spontaneo ed elevati livelli di stress.

E continua spiegando come sia già stata identificata un’associazione significativa tra sintomi depressivi ed aborto spontaneo:

Diversi studi hanno riferito che il supporto psicologico all’inizio della gravidanza diminuisce il tasso di aborto nelle donne con precedente aborto spontaneo.

Aborto spontaneo: che cosa fare?

Molte donne, possono sentirsi sopraffatte dalla paura di ripetere una nuova esperienza di aborto, dalla paura o dallo sconforto, e rimanere psicologicamente colpite da questo evento. Il dottor Giampaolino spiega:

In caso di ripetuti aborti spontanei studi della letteratura consigliano di iniziare un percorso diagnostico; attualmente, infatti, lo stesso American College of Obstetrics and Gynecologist (ACOG) raccomanda di iniziare un percorso diagnostico per analizzare eventuali condizioni patologiche alla base dell’aborto.

In caso di aborto ripetuto e specialmente per donne di età superiore ai 35 anni, per coppie che incontrano difficoltà a ottenere una gravidanza spontanea e in presenza di stati psicologici di forte ansia occorre agire con cautela.

La prima mossa è fare una corretta anamnesi della coppia, un’accurata visita ginecologica con ecografia transvaginale ed eventuale isteroscopia diagnostica con eventuale biopsia endometriale.

Nel caso vi sia il sospetto di anomalie uterine (polipi, miomi, malformazioni mulleriane), è necessario eseguire accertamenti clinici di laboratorio che comprendano:

  • il dosaggio di TSH, fT3, fT4, prolattina
  • esame del cariotipo di entrambi i partner
  • dosaggio degli anticorpi
  • valutazione del profilo tromboembolico.

A questi esami è consigliato aggiungere anche indagini infettivologiche, metaboliche ed ormonali.

Gravidanza dopo un aborto spontaneo

La maggior parte delle donne che hanno un aborto vogliono sapere se possono fare qualcosa per prevenire un futuro aborto spontaneo. E quanto tempo occorra attendere prima di un nuovo tentativo di concepimento. “Attualmente – sottolinea il dottor Giampaolino – non vi è nessun consenso circa il tempo che deve intercorrere tra un aborto ed una nuova gravidanza”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di attendere almeno sei mesi, ma si tratta di un’indicazione basata su uno studio trasversale che non distingue tra aborto volontario o terapeutico e aborto spontaneo.

Secondo una ricerca condotta dal National Institutes of Health le donne che tentano un nuovo concepimento entro tre mesi da un aborto spontaneo precoce posso avere più facilmente successo. La probabilità di una gravidanza portata a termine correttamente, infatti, è pari o addirittura superiore alle coppie che, invece, attendono oltre i tre mesi per “ritentare”.

I ricercatori non hanno trovato prove a supporto dell’indicazione che le coppie dovrebbero aspettare tre mesi dopo un aborto spontaneo precoce, in assenza di altre complicazioni: “Per coloro che sono pronti emotivamente, la raccomandazione di aspettare almeno 3 mesi dopo una perdita potrebbe essere un’eccesso di prudenza“. 

Un forte incoraggiamento, quindi, per le coppie che hanno vissuto un aborto spontaneo.

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