Poliabortività: le cause degli aborti ricorsivi e le conseguenze psicologiche

Due episodi consecutivi di aborto spontaneo sono considerati aborto ripetuto, mentre tre casi consecutivi aborto ricorrenti. Conosciamo le cause di questa condizione e i rimedi possibili per avere una gravidanza.

Circa il 10-15% delle gravidanze (quelle clinicamente accertate) evolve in un aborto spontaneo. Si tratta di un’eventualità le cui cause spesso sono ignote (anche perché raramente approfondite diagnosticamente verificandosi prevalentemente nelle prime settimane di gestazione) e che provoca gravi conseguenze per chi lo subisce, specialmente dal punto di vista psicologico. Ansia, depressione e frustrazione per una gravidanza che non arriva aumentano e si aggravano inevitabilmente in quei casi in cui l’aborto spontaneo non è limitato a un caso isolato, ma è una condizione ricorrente.

È quella realtà che prende il nome di poliabortività o abortività ripetuta e che è più diffusa di quanto si possa immaginare. Va innanzitutto considerato, infatti, che si stima che il numero delle gravidanze che esita in un aborto spontanea non sia solo del 15%, ma addirittura del 50%, in quanto vanno considerate anche quelle che non vengono riconosciute clinicamente.

Solo il 30% di tutti i concepimenti, infatti, porta alla nascita di bambini vivi, a conferma di come la ricerca di un figlio non sia una realtà così scontata e automatica come si è soliti immaginare.

Si parla di aborto quanto l’interruzione della gravidanza si verifica entro la ventiduesima settimana di gestazione e prima che il feto raggiunga un peso di 500g. In presenza di un caso isolato si parla di aborto occasionale, mentre quanto nella storia ostetrica di una donna si verificano due episodi consecutivi di aborto occasionale si parla di aborto ripetuto, ed è una realtà che interessa circa il 5% delle donne in età fertile.

Tre o più episodi di aborto ripetuto portano alla definizione di aborto ricorrente, ed è una realtà che riguarda l’1% delle donne in età fertile. Secondo alcuni studi la frequenza di un secondo aborto dopo uno occasionale è pari all’11-14%, mentre dopo un secondo sale al 17-30% per arrivare intorno al 46% dopo tre casi di aborti consecutivi.

Questo significa che la poliabortività, una volta verificatasi, è una condizione costante che necessita di un approfondimento sulle cause per evitare altri tentativi che abbiano lo stesso esito e aiutare le coppie ad avere un figlio.

Le principali cause di poliabortività

Il fenomeno della poliabortività è molto ampio e, complice anche spesso l’impossibilità di diagnosticare i singoli casi e di accedere ai feti abortiti per poterli analizzare, rende estremamente complesso individuare delle cause comuni. Sono infatti state accertate solamente un numero limitato di cause di poliabortività; per molte altre si sospetta l’influenza di una serie di fattori di rischio.

L’eziologia accertata riguarda principalmente le anomalie cromosomiche. Circa il 60% dei casi di aborto, infatti, è associata al numero anomalo di cromosomi che l’embrione riceve durante la fecondazione. Questa è un fenomeno “fisiologico” in quanto non vi è alcuna condizione medica responsabile, ma è l’effetto del caso.

Tra le cause accertate rientrano anche:

  • diabete mellito non adeguatamente gestito;
  • ipotiroidismo non trattato;
  • alcuni difetti anatomici dell’utero (come la sindrome di Asherman che causa la formazione di cicatrici e aderenze);
  • la sindrome da anticorpi antifosfolipidi.

Si sospetta anche la responsabilità:

  • delle malattie autoimmuni;
  • delle disfunzioni endometriali;
  • della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS);
  • di disturbi endocrini;
  • trombofilie ereditarie o acquisite;
  • infezioni e fattori ambientali.

Tra i fattori di rischio, oltre l’aborto spontaneo stesso, vi è l’età materna. Il rischio è esponenzialmente maggiore nelle donne dopo i 35 anni che passa dal 15% al 25% per poi aumentare al 51% in quelle tra i 40 e i 44 anni e arrivare addirittura al 90% in quelle oltre i 44 anni.

Anche il fumo di sigaretta, la moderata assunzione settimanale di bevande alcoliche, l’eccesso di caffeina e l’uso di droghe sono considerati fattori di rischio per la poliabortività.

Prevalentemente queste condizioni interessano le gravidanze nelle prime settimane (entro il primo trimestre), ma ci sono anche cause che si verificano nel secondo trimestre. Oltre alle infezioni e alle anomalie cromosomiche, sono da considerare i difetti di placentazione, l’incontinenza cervicale e le patologie metaboliche.

Nonostante l’attenzione in materia, la metà dei casi di poliabortività resta inspiegabile.

Gli esami e gli screening per la poliabortività

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Fonte: iStock

In caso di accertata poliabortività è fondamentale intraprendere una serie di approfondimenti diagnostici atti a individuare cause che possano spiegare gli aborti ricorrenti.

Oltre alle ecografie per valutare le condizioni dell’utero possono essere prescritti degli esami del sangue per individuare dei disturbi del sistema immunitario.

Lo screening completo prevede il ricorso ai test genetici, alla colposcopia, agli esami ormonali, ai tamponi vaginali, al TORCH test, agli esami per la trombofilia e uno spermiogramma per approfondire la qualità del liquido seminale maschile.

Le conseguenze psicologiche

La singola esperienza di un aborto spontaneo è, specialmente nelle coppie che sono alla ricerca di una gravidanza, profondamente devastante. Si innesca una serie di conseguenze psicologiche difficili da gestire che vanno dall’elaborazione del lutto e della perdita al senso di frustrazione passando per il senso di colpa e inadeguatezza, nel sentirsi sbagliate e incapaci di avere una gravidanza.

Il confronto con altre donne e coppie, anche nell’ostentazione della felicità tipica dei social network, non aiuta a elaborare una condizione spesso inspiegabile e per questo ancora più drammatica.

Le coppie, ma specialmente le donne, che vivono una condizione di questo tipo sperimentano ansia, depressione e disturbo post-traumatico da stress, innescando un vero e proprio circolo vizioso dal quale si esce con l’aiuto di un professionista. Non basta la vicinanza del partner né la buona volontà; per quanto indispensabili, non sono sufficienti per contrastare la mera di dolore provocata da una condizione di questo tipo, che spesso evolve nella depressione e in una serie di stati di malessere anche difficili da spiegare.

Conseguenze che troppo spesso restano anche silenti o che appaiono superate, ma che tornano a condizionare la serenità e la qualità della vita delle coppie, alla prima difficoltà o, peggio, al successivo caso di aborto spontaneo (statisticamente alto in chi ha già vissuto un’esperienza di questo tipo).

Aborti ricorrenti: esistono soluzioni?

La qualità della prognosi dipende, ovviamente, dalla causa che provoca un numero elevato di aborti.

Per i disturbi endocrini così come per le anomalie anatomiche, per esempio, c’è un’elevata probabilità di successo, essendo facilmente individuabili e gestibili.

Nelle altre cause le possibilità di portare a termine una gravidanza sono più variabili e vanno dal 20% all’80%, a seconda del tipo di disturbo sottostante.

Anche nei casi di poliabortività inspiegabile c’è una buona possibilità di avere una gravidanza: il 65% delle donne con una storia di aborti ricorrenti, infatti, ha una successiva gravidanza positiva.

Articolo originale pubblicato il 28 ottobre 2022

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  • Aborto