Isterosuzione: come funziona e quali sono le conseguenze

È la forma principale di Interruzione Volontaria di Gravidanza e la seconda tecnica per la gestione degli aborti spontanei. Conosciamo come si esegue l'isterosuzione, quali conseguenze provoca sulla salute della donna e sulla sua fertilità

L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in Italia regolamentata dalla Legge 194 del 1978, prevede due diverse tecniche di intervento: una farmacologica e una chirurgica. Il metodo chirurgico, sebbene negli ultimi anni sia sempre meno diffuso in favore di quello farmacologico, resta ancora il più utilizzato in Italia.

Secondo i dati ISTAT, infatti, nel 2020 l’isterosuzione è stato il secondo tipo di intervento per la gestione degli aborti spontanei (dietro solo al raschiamento) e rappresenta la forma principale di IVG con il 55.8% degli interventi, mentre il raschiamento, con tutti i suoi rischi per la salute della donna, è una pratica effettuata nel 8,6% dei casi.

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Isterosuzione: cos’è?

L’isterosuzione è quindi una tecnica chirurgica di interruzione volontaria di gravidanza che si rivela più delicata e meno rischiosa del raschiamento. Oltre a essere un metodo di IVG a sé stante è anche impiegata nel 2.4% dei casi come tecnica per terminare l’interruzione di gravidanza iniziata tramite metodo farmacologico.

L’indicazione è quella di eseguire l’isterosuzione prima della settima settimana di gravidanza in modo da ridurre il rischio di complicazioni come aborti incompleti, sinechie, perforazioni e lacerazioni cervicali.

Laddove l’IVG fosse richiesta dopo l’ottava settimana di gravidanza si preferisce l’intervento combinato tramite isterosuzione e raschiamento in quanto quest’ultimo garantisce una completa rimozione del materiale rimasto attaccato alle pareti interne dell’utero.

Come si effettua l’isterosuzione?

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Fonte: iStock

L’intervento di isterosuzione, che ha una breve durata e che viene eseguito in giornata tanto che già dopo poche ore è possibile il rientro presso la propria abitazione, consiste nella dilatazione del collo dell’utero (che può avvenire manualmente o tramite il posizionamento di un ovulo vaginale prima dell’intervento) per poi proseguire con l’aspirazione del contenuto endouterino. La dilatazione del collo dell’utero avviene tramite la somministrazione di alcuni farmaci e non è necessario il ricorso all’anestesia generale ed è preferibile quella locale.

L’isterosuzione e il raschiamento sono due procedure ben distinte in quanto nella prima vi è l’aspirazione dell’embrione e dell’endometrio, mentre nel raschiamento la rimozione avviene tramite l’azione di un bisturi. La principale differenza riguarda i tempi e l’invasività, essendo l’isterosuzione più rapida e leggera. Inoltre, come già anticipato, in base all’epoca gestazionale si fa ricorso all’una o all’altra tecnica chirurgica.

Le conseguenze dell’isterosuzione

L’intervento di isterosuzione non è doloroso, ma può provocare dolori e crampi addominali simili a quelli del ciclo mestruale, come conseguenza delle contrazioni dell’utero. Inoltre spesso nei giorni successivi all’intervento di può avere un dolore al seno, delle perdite ematiche e la comparsa della febbre.

I rischi associati all’isterosuzione sono bassi (l’1% dei casi), molto bassi (meno dell’1%) o rarissimi. Rientrano tra i rischi bassi l’emorragia intra o post-operatoria, la perforazione uterina e la Sindrome di Asherman. Sono invece molto basse le possibilità di peritonite, lesioni vescicali e lesioni intestinali con peritonite, mentre sono rarissime le lesioni di un grosso vaso venoso o arterioso e quelle legate all’anestesia. Inoltre possono verificarsi anche emorragie, danni alla cervice e infezioni.

Dopo un paio di settimane dall’intervento di isterosuzione, così come indicato dall’operatore che lo ha eseguito, è consigliata una visita ginecologica per verificare che non ci siano conseguenze e che l’utero sia in ottime condizioni.

Isterosuzione e nuova gravidanza

È possibile avere una nuova gravidanza dopo un intervento di isterosuzione? E se sì dopo quanto tempo? Bisogna considerare che generalmente solo dopo un mese e mezzo l’intervento di isterosuzione torna il ciclo mestruale in quanto questi sono i tempi in cui i livelli dell’ormone beta hCG si abbassano del tutto consentendo il ritorno delle mestruazioni.

Con il ritorno delle mestruazioni è possibile prevedere di cercare una nuova gravidanza. Se l’intervento non ha avuto conseguenze è possibile fin da subito ricercare un nuovo concepimento, anche se l’indicazione è quella di attendere almeno 2-3 mesi in modo da consentire la regolare ripresa dell’attività ovarica, altrimenti bisognerà attendere di risolvere le complicazioni emerse.

Un aspetto non secondario è quello legato alle conseguenze psicologiche di qualsiasi tipo di aborto, sia quello volontario che quello spontaneo. Diversi studi mostrano come gli impatti negativi rappresentino un serio problema sia alle donne cui l’aborto viene negato che in molti casi a quelle che lo ricercano.

Sono tanti gli elementi che incidono su una scelta di questo tipo e che quindi influenzano gli effetti. C’è da considerare il carattere e la personalità di ogni donna, ma anche la cultura di appartenenza, il contesto sociale e relazionale, così come se l’aborto è stato cercato o subito.

Le conseguenze psicologiche incidono tanto quelle fisiche sulla ricerca di una nuova gravidanza, provocando stress post-traumatico, livelli più elevati di ansia, senso di colpa, rischio di depressione, minore autostima e maggiore difficoltà a gestire i bisogni di un bambino di una gravidanza successiva.

Articolo originale pubblicato il 8 luglio 2022

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  • Aborto