Raschiamento uterino: procedura e conseguenze - GravidanzaOnLine

Raschiamento uterino: tutto sulla procedura e cosa sapere sul “dopo”

Il raschiamento uterino è un’operazione chirurgica collegata erroneamente al solo aborto spontaneo. Ecco tutto quello che c’è da sapere, dai rapporti alla possibilità di una nuova gravidanza.

Raschiamento è una parola sgradita alla maggior parte delle donne, un termine che crea fastidio, disagio e che un po’, diciamolo, spaventa. Questo perché si tratta di un’operazione chirurgica che “raschia”, o svuota, quel che c’è all’interno dell’utero. Di solito il raschiamento uterino è noto ai più come conseguenza di un aborto spontaneo, quindi per rimuovere il feto. Eppure questo non è l’unico motivo per cui si sceglie di effettuare l’intervento.

Raschiamento uterino: perché si effettua?

Sebbene sia forte la convinzione che lo svuotamento uterino sia necessario solo dopo un aborto spontaneo, sono tanti i motivi per cui si pratica. In questo caso è bene effettuare prima una distinzione tra raschiamento diagnostico-terapeutico e raschiamento operativo.

Raschiamento diagnostico-terapeutico

Questa operazione è consigliata quando si presentano delle condizioni sospette nella donna:

  • possibile presenza di tumore;
  • sanguinamento in menopausa;
  • emorragia dopo il parto naturale;
  • risultato sospetto e anomalo del Pap test;
  • difficoltà a restare incinta.

Raschiamento operativo

Il raschiamento operativo viene effettuato quando c’è necessità di rimuovere una massa collocata all’interno dell’utero. Questa è la tipologia che riguarda l’aborto spontaneo. Oltre a questa motivazione, tra le altre cause che portano alla scelta di questa procedura ci sono la presenza di:

  • polipi;
  • fibromi;
  • tumori;
  • placenta post-parto;
  • endometrio, in caso di ovaio policistico.

Raschiamento uterino: procedura e rischi

Prima del raschiamento, la donna deve prendere visione di rischi, modalità e finalità e firmarne il consenso.

Procedura

La procedura, da protocollo, prevede una pre-fase, che consiste con la dilatazione della cervice. Questa avviene con l’uso di farmaci o di un dilatatore graduato. Poi si procede allo svuotamento della cavità uterina con la curetta. Difatti, l’intervento è noto anche con il termine curettage, che deriva proprio dal nome dallo strumento che rimuove la massa.

L’operazione si effettua in anestesia generale (difficilmente in locale) e in day hospital e dura all’incirca 15 minuti. Al termine la donna torna a casa e dovrà riposare per alcuni giorni, evitare di fare il bagno, non avere rapporti sessuali per almeno 2 settimane e non usare assorbenti interni. Alla paziente i medici possono consegnare una terapia antibiotica e antidolorifica.

È possibile che la paziente sia sottoposta all’isteroscopia, l’esame diagnostico che verifica lo stato di salute di utero, cervice ed endometrio.

Rischi

L’operazione può comportare dei rischi, che la donna deve conoscere prima di sottoporsi all’intervento. Ecco quali sono:

  • crampi;
  • perdite con cattivo odore;
  • sanguinamento prolungato e anomalo;
  • dolori addominale;
  • febbre alta;
  • formazione di tessuto cicatriziale sulla parete dell’utero, nota come sindrome di Asherman;
  • perforazione dell’utero;
  • emorragie nella cavità addominale;
  • reazione allergiche;
  • infezioni;
  • lesioni e abrasioni della cervice.

Raschiamento uterino: conseguenze

Cosa succede dopo il raschiamento? Le possibili conseguenze possono essere diverse e, al pari dei rischi, ogni donna deve esserne a conoscenza.

Gravidanza dopo il raschiamento uterino

Si può restare incinte dopo il raschiamento? Sì, la risposta è decisamente affermativa. Ovviamente bisogna aspettare le 2 settimane consigliate post-operazione per far sì che la donna si riprenda, ma è consigliabile attendere per almeno 3 mesi, affinché la mucosa si ricostruisca.

Ciclo mestruale

Le mestruazioni tornano all’incirca dopo un mese e mezzo e possono essere più abbondanti e prolungate del normale, almeno all’inizio. Dopo un raschiamento operativo, effettuato in seguito a un aborto spontaneo, i valori delle Beta hCG devono essere controllati. In genere, dopo circa 15-20 giorni, si azzerano e riprende l’attività ovulatoria. Ecco perché il primo flusso dovrebbe tornare dopo circa 30 giorni dall’operazione, ma spesso tarda un po’. A spiegarlo è il dottor Bombelli, autore di “Ginecologia e Ostetricia”, manuale pubblicato nel 2014.

Rapporti sessuali

L’unica conseguenza relativa al dopo raschiamento, per quel che concerne i rapporti sessuali, è l’attesa. Bisogna aspettare al minimo 2 settimane, ma molti ginecologi e medici generici consigliano di astenersi dall’avere rapporti completi per almeno 1 mese o aspettare l’arrivo del primo flusso mestruale.

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