La fase luteale corrisponde al momento del ciclo mestruale in cui l’utero si prepara a una possibile gravidanza. È caratterizzata dalla formazione del corpo luteo, una ghiandola provvisoria che si forma dal follicolo ovarico dopo il rilascio dell’ovulo e che secerne progesterone.

Proprio grazie all’azione di quest’ormone l’utero va incontro a delle modifiche che servono a favorire l’attecchimento dell’ovocita fecondato e il suo nutrimento.

Come funziona la fase follicolare e cosa dicono i suoi valori

Cos’è la fase luteale?

Quando parliamo di fase luteale ci riferiamo al momento che va dall’ovulazione, ovvero quando l’ovulo è stato rilasciato dalle ovaie ed è pronto per la possibile fecondazione, al mestruo. Si tratta dell’ultima delle fasi del ciclo mestruale, durante la quale l’utero va incontro a un ispessimento della parete di rivestimento, l’endometrio, che si arricchisce di vasi sanguigni e sostanze nutritive.

Questo cambiamento è guidato dall’azione del progesterone prodotto dal corpo luteo, di cui parleremo a breve. In previsione di una gravidanza, l’ispessimento della parete uterina serve a favorire l’annidamento dell’embrione e il suo nutrimento.

La fase luteale gioca infatti un ruolo fondamentale nell’instaurarsi della gravidanza: una ridotta produzione di progesterone in questa fase potrebbe determinare il mancato impianto dell’ovocita fecondato, e il conseguente sfaldamento della parete uterina, con l’inizio del ciclo mestruale successivo.

Cos’è il corpo luteo?

Durante la fase luteale, l’ormone luteinizzante (LH) promuove la trasformazione del follicolo ovarico, che ha ormai rilasciato l’ovulo maturo, in corpo luteo (dal latino “luteus”, che significa giallo). Si tratta di una ghiandola endocrina temporanea che prende il nome dalla luteina, una sostanza giallastra in esso contenuta.

La funzione principale del corpo luteo è produrre progesterone e, in quantità inferiori, altri ormoni tra cui gli estrogeni. Grazie all’azione di questa ghiandola è possibile il mantenimento della gravidanza almeno fino all’ottava settimana, ovvero fino a quando non inizierà la produzione di progesterone da parte della placenta.

L’evoluzione del corpo luteo è strettamente dipendente dall’instaurarsi o meno della gravidanza: se l’ovocita non viene fecondato il corpo luteo regredisce rapidamente, altrimenti, sotto l’azione dell’ormone gonadotropina corionica (hCG), si trasforma in corpo luteo gravidico e continua a secernere progesterone.

I sintomi della fase luteale

La fase luteale comprende una serie di sintomi, che nel complesso vengono indicati come sindrome premestruale, e che regrediscono rapidamente con l’inizio del ciclo mestruale. Si tratta di un quadro complesso, che può prevedere sintomi dal punto di vista fisico, come:

  • ritenzione idrica;
  • cefalea;
  • dolore pelvico.

E dal punto di vista psicologico, come:

  • spossatezza;
  • alterazioni dell’appetito;
  • riduzione della concentrazione;
  • sbalzi di umore.

Inoltre, durante questa fase si assiste anche a un incremento della temperatura corporea basale, che può arrivare anche fino a mezzo grado in più. Il rialzo termico è un’altra modifica indotta dal progesterone prodotto dal corpo luteo e che serve a favorire l’impianto dell’embrione, rendendo l’utero più “ospitale”.

Fase luteale e livelli di progesterone

L’attività del corpo luteo promuove dunque la produzione di progesterone, i cui livelli aumentano rapidamente, passando dai valori di 0.1-0.7 ng/mL della fase follicolare (che precede la luteale) ai 2-25 ng/mL di quella luteale. Il progesterone, come il nome stesso suggerisce, è un ormone pro-gestazionale. Se si instaura una gravidanza, la sua produzione viene sostenuta dalla gonadotropina corionica, che mantiene in funzione il corpo luteo, e i suoi livelli continueranno ad aumentare.

Durata della fase luteale

La durata della fase luteale è variabile, ma nella maggior parte delle donne è compresa tra i 12 e i 14 giorni. In alcuni casi, però, può essere più breve o più lunga del previsto. Vediamo meglio cosa implica la differenza di durata.

Fase luteale lunga

Se la fase luteale dura più di 14 giorni viene definita lunga. Potrebbe essere associata a squilibri ormonali derivanti, ad esempio, dalla sindrome dell’ovaio policistico. In tal caso, il medico prescriverà un’ecografia ed eventualmente degli esami ormonali.

Fase luteale corta

Se dura meno di dieci giorni, la parete uterina non ha tempo a sufficienza per ispessirsi e prepararsi a dovere per l’instaurarsi della gravidanza. La quantità di progesterone prodotta è infatti minore. La fase luteale corta potrebbe essere quindi associata a problemi di fertilità e richiedere più tentativi per restare incinta. Anche in questo caso potrebbero essere utili un’indagine ecografica e i dosaggi ormonali.

Articolo originale pubblicato il 10 luglio 2020

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