La gravidanza è un evento unico nel suo genere, sia dal punto di vista fisico che umano e psicologico, e sono tante le novità che caratterizzano questo periodo. Una delle più interessanti e per molti aspetti affascinanti è quella legata alla formazione della placenta. Parliamo, infatti, di un vero e proprio organo, ovvero una struttura dell’organismo umano che svolge funzioni specifiche.

La placenta è l’organo deputato alla crescita e allo sviluppo del feto e che si forma appositamente all’inizio della gravidanza e viene espulso durante il parto, a conferma di come il suo compito sia limitato alle settimane tra il concepimento e la nascita del bambino.

Un organo fondamentale per la gravidanza, ma che è anche all’origine di malattie croniche, tanto che “è diversa da tutti gli altri tessuti umani e assomiglia a quella del cancro”. La placenta è un organo che può essere coinvolto in diversi disturbi e condizioni tali da influire sull’esito e il proseguimento della gravidanza e che anche per questo motivo è utile conoscere.

Come si forma la placenta?

È interessante iniziare a indagare il processo che determina la formazione della placenta. Questa si sviluppa subito dopo la fecondazione tramite “differenziamento dello zigote dopo il suo impianto nella parete dell’utero”. Circa sei giorni dopo la fecondazione, la blastocisti (l’embrione che ha raggiunto questo stadio di sviluppo) si attacca alla mucosa dell’utero determinando l’impianto vero e proprio.

La blastocisti è costituita da diverse cellule: quelle interne si evolveranno nell’embrione, quelle esterne, invece, penetrando nella parete uterina, daranno vita alla placenta. Il meccanismo alla base della formazione della placenta è legato alla maggiore richiesta di nutrimento dell’embrione che gli arriva tramite i villi coriali.

Questo processo determina anche la prima formazione della circolazione sanguigna, necessaria per il trasporto dell’ossigeno e dei nutrimenti in tutti i tessuti. La placenta, quindi, una volta formata, si collegherà, da una parte, al sistema cardiocircolatorio del feto e dall’altra all’utero materno tramite il cordone ombelicale che è costituito da una vena e due arterie.

Elencare questi passaggi, anche senza entrare nel dettaglio dei processi biologici che li spiegano, fa intuire come parliamo davvero di un unicum, di un organo con proprietà straordinarie.

A partire dalla decima settimana di gravidanza, per esempio, la placenta può accedere alla circolazione materna, senza che questo provochi fenomeni di rigetto, come invece può avvenire durante il trapianto di organi. Eppure il feto che si sta sviluppando nell’organismo materno è un corpo estraneo, con un patrimonio genetico differente e, senza l’”intelligenza” della placenta, verrebbe espulso in quanto considerato un pericolo.

Questo esempio è importante anche per capire e apprezzare come la salute della placenta (che non è scontata) sia di straordinaria importanza e un fattore di cui tenere conto.

Le funzioni della placenta

Tutti sappiamo che la placenta è fondamentale per la gravidanza; abbiamo già anticipato che si occupa di rifornire il feto di ossigeno e di fargli arrivare, tramite il complesso sistema dei villi coriali, il sangue. Questo è già sufficiente per comprendere come, senza quest’organo, la crescita e lo sviluppo del feto non sarebbe possibile. Eppure questa è solo una parte del grande lavoro che, continuamente e per tutta la gestazione, la placenta svolge.

Essa, infatti, si occupa anche dello scambio di ossigeno e anidride carbonica, con l’ossigeno che passa dal sangue materno e raggiunge quello del feto e, viceversa, l’anidride carbonica che dal sangue del feto termina in quello della madre. Allo stesso tempo la placenta regola gli ormoni della gravidanza e rimuove le sostanze di scarto prodotte dal feto, tramite la barriera placentare che le destina al sangue materno, bloccando l’accesso a quelle potenzialmente dannose.

Nonostante questa attività protettiva ci sono sostanze che la placenta non riesce a bloccare (o a non farlo del tutto): tra queste ci sono l’alcol, il fumo, le droghe e alcuni agenti infettivi che dalla gravida possono arrivare al feto.

La posizione della placenta

Dopo la sua formazione, come abbiamo visto, la placenta si attacca all’utero della donna e questo può avvenire in diverse posizioni. La placenta, quindi, si può posizionare nella parte anteriore dell’utero, in quella posteriore, ma anche sul fondo o su uno dei due lati.

Il posizionamento della placenta è del tutto casuale e nessuna è migliore delle altre, tanto che – salvo che nel caso della placenta previa – tutte consentono un decorso sano e regolare della gravidanza.

I disturbi connessi alla placenta

Come anticipato possono essere diverse le patologie e le complicazioni a carico della placenta, tanto che è elevato il numero delle alterazioni genetiche placentari che possono portare a delle disfunzioni di questo organo.

A incidere sullo stato di salute di quest’organo c’è l’età della donna, un’elevata pressione sanguigna, una gravidanza multipla, la presenza di disturbi della coagulazione del sangue, ma anche la rottura delle acque, un trauma addominale e l’aver subito degli interventi chirurgici all’utero.

Tra i problemi più comuni che possono riguardare questo organo troviamo:

Sinteticamente possiamo dire che il distacco della placenta, com’è facile intuire, è una condizione di emergenza che espone il feto all’assenza dei nutrimenti e di tutte quelle funzioni vitali svolte da questo organo; motivo per cui si interviene, il più delle volte con un parto cesareo.

La placenta previa, invece, è quella condizione per cui quest’organo si è posizionato tra il feto e la cervice, ostruendone parzialmente o totalmente il passaggio. Oltre a causare emorragie durante la gravidanza è una delle condizioni per cui si ricorre al parto cesareo.

La cosiddetta placenta invecchiata è quella condizione per cui l’organo matura prima del tempo e non svolge correttamente le funzioni proprie e anche in questo caso c’è il rischio di andare incontro a un parto pretermine.

Quelle appena menzionate sono patologie che possono verificarsi nel corso della gravidanza, ma ci sono anche condizioni che si possono manifestare dopo il parto, nella cosiddetta fase di secondamento. È il caso della placenta accreta e della placenta trattenuta.

La cosiddetta placenta accreta si ha quando la placenta rimane adesa all’utero e non viene espulsa dopo la nascita del bambino ed è una condizione molto seria da trattare tempestivamente.

Similmente la placenta trattenuta è quella condizione per cui la placenta, anche se non attaccata all’utero, non riesce a essere espulsa e la sua permanenza all’interno dell’utero può essere la causa di gravi infezioni ed emorragie che possono mettere a repentaglio la vita della donna.

Le patologie della placenta sono spesso accompagnate da dolore addominale, perdite di sangue, contrazioni e mal di schiena ed è fondamentale che vi sia un controllo costante durante ogni visita ostetrica per individuare tempestivamente ogni segnale d’allarme e gestirlo in maniera adeguata.

La placenta dopo il parto

Se la placenta è funzionale esclusivamente alla gravidanza, cosa ne è di questo organo una volta completato il parto? Durante l’ultima fase del parto, quella detta di secondamento, la donna ha delle contrazioni che servono proprio a espellere la placenta che, a questo punto, può essere considerata a tutti gli effetti come un rifiuto biologico.

Al momento del secondamento la placenta viene controllata per verificare che sia integra e che alcune parti non siano rimaste all’interno dell’utero mettendo a rischio la salute della donna.

Falsi miti da sfatare e curiosità

Come spesso accade intorno a tutto ciò che è legato alla vita e alla morte dell’essere umano si sviluppano nel corso dei millenni leggende e miti che tentano di spiegare determinati fenomeni. Questo avviene anche per la placenta e ancora oggi, nonostante le evidenze scientifiche contrarie (o non favorevoli) esse perdurano. Ed è utile cogliere l’occasione per sfatare questi falsi miti.

Il primo è quello legato alla placentofagia, ovvero la pratica di conservare e mangiare la propria placenta. Si crede che questo dia maggiore forza alla donna, prevenga la depressione post-partum, favorisca la produzione di latte e offra altri diversi benefici. In realtà tutte le ricerche condotte in materia non confermano questa credenza.

Un’altra pratica è quella del cosiddetto Lotus Birth o parto integrale, ovvero di lasciare dopo il parto il neonato nella placenta e aspettare che il cordone ombelicale cada spontaneamente. Anche in questo caso il parere degli esperti è tale per cui non vi sono benefici dimostrati a suffragio di questa pratica.

Tra i falsi miti e le curiosità troviamo la pratica di seppellire la placenta nel giardino di casa, considerando questa destinazione più dignitosa rispetto ai rifiuti ospedalieri. Inoltre intorno a questa usanza si sono diffuse molte filosofie e credenze che associano significati esoterici e propiziatori per la vita del bambino.

Articolo originale pubblicato il 27 ottobre 2021

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