Cosa sono i crampi da impianto e come riconoscerli

Dopo il concepimento l'embrione si sposta nell'utero per impiantarsi sul rivestimento interno. Questo passaggio fondamentale per l'inizio della gravidanza può, in alcuni casi, essere accompagnato da dolore. Scopriamo perché e come riconoscerlo.

Una gravidanza inizia con la fecondazione, ovvero con l’incontro tra l’ovulo femminile e lo spermatozoo maschile che dà origine allo zigote, la cellula che contiene già da subito i 46 cromosomi che determinano le sue informazioni genetiche. Successivamente lo zigote si sviluppa in morula, quindi in blastocisti, per poi attaccarsi alla parete uterina (il processo di nidazione) in modo che possano formarsi sia l’embrione (la parte che diventerà un feto e, poi, un bambino) che la placenta, l’organo dal quale l’embrione trae nutrimento e il sostegno per la crescita.

Questo insieme di mutamenti che avvengono all’interno dell’organismo femminile possono essere accompagnati da diversi sintomi che permettono di riconoscere se l’impianto è avvenuto e, quindi, che la gravidanza può proseguire correttamente o meno. Tra questi primi sintomi troviamo anche i cosiddetti crampi da impianto, una realtà sulla quale è importante fare chiarezza.

Cosa sono i crampi da impianto?

Quando si parla di crampi da impianto si fa riferimento al dolore al basso ventre che si può verificare all’inizio della gravidanza. È un dolore simile a quello del ciclo mestruale ma da non confondere con esso in quanto fa riferimento a due eventi completamente diversi. La sensazione è la medesima, ma indicano eventi completamente opposti.

L’attenzione verso questi primi sintomi della gravidanza (per i quali il test di gravidanza sarebbe prematuro) non è solo figlia della curiosità di sapere se si è incinta o meno, ma anche di tutte quelle precauzioni e cambiamenti che con l’inizio della gravidanza vanno adottati.

Oltre a una maggiore cura dello stile di vita, nell’alimentazione e nell’assunzione di acido folico in questi giorni è fondamentale evitare di assumere farmaci antinfiammatori (come l’aspirina) in quanto è stato dimostrato come questi medicinali aumentino il rischio di aborto spontaneo nelle prime fasi della gravidanza.

Come riconoscere i crampi da impianto

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Fonte: iStock

Il dolore tipico dei crampi da impianto può essere intermittente e improvviso, trafittivo, sordo o costante. Questi crampi durano generalmente per un minuto al massimo ed è una situazione normale e fisiologica legata agli spostamenti e alla tensione delle ossa e dei legamenti che si preparano per accogliere il feto. I crampi da impianto sono quindi l’effetto degli iniziali cambiamenti cui va incontro l’organismo femminile per prepararsi alla novità della gravidanza.

Questi crampi si manifestano lungo o nel mezzo del bacino e percepire anche un leggero fastidio nella parte bassa della schiena o nell’addome.

Un aspetto su cui concentrare l’attenzione è quello per cui i crampi da impianto possono essere accompagnati da perdite da impianto (spotting da impianto) che si verificano tra il decimo e il quattordicesimo giorno dopo il concepimento. Questo è un sanguinamento molto più leggero di quello delle mestruazioni e uno studio del 2010 mostra come solamente un terzo delle donne che hanno partecipato all’indagine hanno riferito che insieme alle perdite di sangue hanno lamentano anche dolore. Questo a conferma di come si tratti di un fenomeno non comune e che non tutte le donne sperimentano all’inizio della gravidanza.

Inoltre, i crampi da impianto possono verificarsi insieme agli altri sintomi tipici dell’inizio della gravidanza: assenza del normale ciclo mestruale, gonfiore al seno, fastidi per particolari odori e sapori, costipazione e congestione nasale. In presenza di questi segni si può pensare che il dolore pelvico sia un crampo da impianto.

Quanto durano i crampi da impianto?

I crampi da impianto sono eventi brevi che si verificano tra il sesto e il decimo giorno dopo il concepimento, l’unica finestra di tempo utile nella quale la blastocisti può impiantarsi. Come detto rappresentano una leggera fitta di breve durata e che possono verificarsi in maniera intermittente per un periodo di tempo non superiore ai 2-3 giorni.

Articolo originale pubblicato il 20 giugno 2022

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