Con il concepimento e l’avvio vero e proprio della gravidanza inizia anche la formazione della placenta, l’organo temporaneo destinato proprio a supportare la crescita e il nutrimento del feto. La formazione della placenta si completa entro la ventesima settimana di gravidanza, ma continua a crescere per tutto il resto della gestazione. Durante la sua formazione la placenta si impianta in un punto all’interno dell’utero e questa posizione può determinare notevoli differenze.

La placenta può sostanzialmente impiantarsi in quattro posizioni diverse: sul fondo dell’utero (quindi la parte opposta del canale cervicale), in posizione anteriore o posteriore (laterale) dell’utero, ma anche in posizione previa, ovvero quando copre la cervice uterina. La cosiddetta placenta previa – o placenta bassa -, a differenza delle altre, è una realtà che deve essere monitorata in quanto comporta inevitabilmente il ricorso al taglio cesareo.

Per conoscere meglio questa realtà, le cause, i fattori di rischio, i sintomi e le conseguenze, abbiamo intervistato la Dottoressa Rachele Battiston, specializzata come Personal Trainer Ostetrico e Operatore Olistico Materno Infantile che ci ha spiegato più nel dettaglio i vari aspetti della placenta previa.

Placenta previa (o placenta bassa): cosa significa?

Dottoressa Battiston, cosa si intende con placenta previa? Cosa significa che la placenta è posizionata in quel luogo dell’utero?

La placenta previa è una placenta che non si è impiantata all’utero dell’utero nella posizione più corretta, ovvero quella fisiologica. La posizione della placenta è fondamentale per capire questo tipo di condizione (e le altre di malposizionamento); questo perché la placenta si impianta nel segmento uterino inferiore, quindi non nella parte superiore dell’utero, ma nella parte inferiore, cioè quella che aumenta durante la gravidanza. Questo segmento uterino inferiore è elastico, mentre la placenta no, ed è per questo che la placenta previa è pericolosa, perché quando questa parte di utero si ingrandisce, ma anche quando si contrae e nel travaglio, la placenta potrebbe andare incontro a distacchi.

Porre l’attenzione sulla placenta previa è quindi fondamentale in quanto si tratta di una condizione che copre, totalmente o parzialmente, l’apertura della cervice, ostacolando o impedendo il passaggio del bambino nel canale del parto.

Le cause della placenta previa

Da cosa può dipendere il differente posizionamento della placenta e, in modo particolare, quello non corretto della placenta previa?

Le cause possono essere tantissime, tra cui, molto semplicemente, il caso. Ci sono anche dei fattori di rischio che aumentano la probabilità di una placenta previa. Tra i più comuni c’è un precedente taglio cesareo, per cui un utero lesionato, anche se in minima parte, può incidere sull’impianto della placenta. Per questo motivo anche tutte le patologie a carico della zona uroginecologica e degli organi della pelvi possono influenzare la posizione della placenta. Anche l’aver subito degli interventi chirurgici a livello pelvico, così come una gravidanza gemellare, il fumo o l’uso di droghe e un’età materna superiore ai 35 anni sono elementi che possono aumentare il rischio di placenta previa.

Tipologie di placenta previa

Dottoressa Battiston, esistono diverse forme di placenta previa?

Sì, esistono vari tipi: la placenta previa marginale, la placenta previa parziale e la placenta previa centrale. Nel caso di quella marginale la placentazione è piuttosto bassa, ma il collo dell’utero non è ostruito. Nel caso della placenta previa parziale una parte del collo dell’utero è ostruita, mentre in quella centrale l’orifizio uterino risulta completamente chiuso e bloccato e in questi casi il parto vaginale è impossibile-

Il parto naturale può essere una possibilità da valutare e percorrere o è sempre necessario ricorrere al parto cesareo?

Nel caso della placenta previa parziale no, perché comunque il passaggio risulta comunque ostruito, mentre nel caso della placenta previa marginale dipende, anche se i rischi sono sempre alti e si preferisce comunque optare per il cesareo. Si valuta sempre da persona a persona il grado della placentazione marginale, ma un parto vaginale è estremamente pericoloso e il cesareo si rivela sicuramente più sicuro.

A questo proposito è utile precisare come il fenomeno della placenta previa si verifica nello 0.4% dei parti, ma che nel 90% dei casi si risolve spontaneamente. Questo avviene soprattutto nei casi in cui la placenta si impianta in posizione previa all’inizio della gravidanza in quanto con la crescita dell’utero la distanza con la placenta potrebbe aumentare e rendere il parto vaginale non solo possibile ma anche agevole.

Placenta previa: i sintomi

Un aspetto non secondario per quel che riguarda la placenta previa è quello legato ai sintomi. È utile comprendere, infatti, se il non fisiologico impianto della placenta determini “solamente” una differente tipologia di parto o se, invece, determina conseguenze anche durante la gravidanza. Dottoressa Battiston, cosa possiamo dire in merito?

La placenta previa può non avere alcun tipo di sintomo, ma a volte essere associata a sanguinamenti, specialmente nella fase finale della gravidanza.

Inoltre, la scorretta posizione della placenta può determinare un’anomala posizione del feto, una crescita non adeguata del feto e una rottura prematura delle membrane. Anche per questo motivo, come ribadito dalla dottoressa Battiston, in questi casi, dopo conferma ecografica, la gravidanza è considerata ad alto rischio (con una maggiore frequenza e regolarità dei controlli di routine), i rapporti sessuali sono sconsigliati e le donne sono invitate a stare a riposo e a evitare sforzi particolarmente esagerati che potrebbero aumentare i rischi di lacerazioni e sanguinamenti.

Placenta previa: rischi e conseguenze sul parto

Come abbiamo già avuto modo di anticipare sono alti i rischi per il parto di una placenta previa, motivo per cui il più delle volte il riscorso al parto cesareo è una scelta vantaggiosa per tutelare la salute del bambino e della donna.

Tra i principali rischi della placenta previa c’è il distacco della placenta (dovuto alle continue tensioni), il parto prematuro (e in alcuni casi, se l’età gestazionale è inferiore alle 34 settimane anche la somministrazione di corticosteroidi per favorire la maturità polmonare del feto), un’emorragia durante il parto e la sofferenza fetale.

Oltre a tutto quello che abbiamo visto, la placenta previa è una condizione che crea conseguenze e difficoltà anche per quel che riguarda l’espulsione della placenta, ossia il secondamento?

No, perché il problema dell’espulsione della placenta è legato al tipo di placenta, non alla sua posizione. La placenta previa fa riferimento al luogo di placentazione scorretta, ma c’è anche un modo di placentazione non corretto (placenta accreta, placenta percreta, placenta increta) che è quello che può dare problemi in fase di espulsione.

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  • Patologie in gravidanza