Eva Giusti de Il frutto della passione: "La vera pace, per me, sono i miei figli"

Eva Giusti, "mamma" del profilo Instagram @ilfruttodellapassione, sui social affronta con garbo e dolcezza, attraverso foto bellissime della sua famiglia, temi importanti come infertilità, aborto, PMA e malattia. L'abbiamo intervistata per parlare del suo libro appena uscito in cui condensa la sua (incredibile) vita.

Eva Giusti è mamma di due bambini, Noah Enzo e Nina Flor. Ma questa donna fortissima e dolce è, di fatto, anche madre del profilo Instagram seguitissimo che si chiama @ilfruttodellapassione, nato da una costola (e i riferimenti biblici non sono casuali) del suo storico blog omonimo. Per non parlare del fatto che Eva ha anche dato recentemente alla luce una nuova creatura: un libro, edito da Fabbri Editori, che ancora una volta porta il nome del suo progetto editoriale.

La storia di Eva, toscana, esploratrice del mondo e felicemente insediata nella comunità di Porto Seguro in Brasile da diversi anni, spiega bene come quella parola – madre, appunto – possa avere molti significati. Non solo quello tradizionale e biologico, ad esempio. La diagnosi di infertilità, l’adozione che ha dato a lei e a suo marito Roberto il piccolo Noah Enzo, l’aborto, il percorso di PMA (procreazione medicalmente assistita) che invece ha portato nel mondo Nina Flor, la scoperta del tumore al cervello a pochi mesi dalla nascita della sua secondogenita, sono tutti pezzi di quel mondo che Eva, dal 2012, racconta sui suoi canali digitali. Senza filtri e senza giri di parole. Il libro è una cristallizzazione dei suoi post più belli, delle storie che negli anni ha svelato a chi la segue con amore e partecipazione.

Il frutto della passione - Eva Giusti

Il frutto della passione - Eva Giusti

L'unico vero tempo che abbiamo a disposizione è la nostra vita: questa è la storia di Eva, della sua famiglia, dei suoi bambini, della sua forza di volontà e della tenacia con cui affronta costantemente le avversità della vita: il frutto della passione è un romanzo che racchiude in se la semplicità di un'anima pura, pagine che accarezzano il cuore e fanno tremare i sentimenti.
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Ogni post di Eva, che racconta l’evoluzione della sua malattia attraverso scatti bellissimi che oscillano tra gioia vera e turbamenti crudi, è un concentrato di speranza e vita. Due parole chiave che ha messo al centro della bella chiacchierata che abbiamo fatto con lei per parlare del libro, dei suoi bambini, della sua esperienza di donna e mamma (di pancia, di cuore, di testa).

Tanto, tantissimo, racconta di Eva proprio la sua esperienza di madre. Anche quando ancora madre non lo era. Nel libro Eva svela i primi tentativi, quando lei e suo marito hanno deciso di avere un bambino, a partire dall’angoscia dei test di gravidanza sempre negativi.

Se il test di gravidanza è sempre negativo. Consigli per (futuri) genitori

La presa di coscienza che non sarebbe stato un percorso facile per Eva e suo marito è stata fondamentale. E, in un universo social in cui l’esperienza del concepimento (ma anche della nascita e del parto) è spesso patinata e costruita a favore di followers, Eva Giusti ha deciso di spogliarla del tutto per raccontarla nella sua essenza più cruda. Una terapia per se stessa, prima di tutto, per gettare nella scrittura il dolore e le angosce di quegli anni.

Inizialmente scriverne era una cosa che aiutava me. Non è un caso che, quando si parla di infertilità di coppia, ci si associ spesso la parola lutto. Per chi cerca un figlio quel bambino esiste già anche se non è stato ancora concepito. Così, in qualche modo, mettere questo mio dolore nero su bianco mi ha aiutata a dare ordine al caos che esisteva nella mia testa. Quando ho visto che le mie parole cominciavano a essere lette da altre persone e coppie che stavano vivendo quello che vivevamo noi, ho deciso di approfondire e di continuare il mio racconto.

L’orrore sta certamente nel vedersi negato un desiderio già radicato dentro, perché nell’immaginario quel figlio esiste e la natura ce lo ha strappato via”. Così racconta Eva, nel suo libro, il dramma dell’infertilità. Un periodo che lei e suo marito non hanno dimenticato, anche se hanno appagato il loro desiderio di diventare genitori.

Ho ritrovato la pace, rispetto a quel periodo, perché sono riuscita a diventare mamma. Scriverne mi ha aiutato a elaborare questa consapevolezza. La vera pace, per me, sono i miei figli. Eppure non ho dimenticato: chi ha fatto un percorso di PMA, chi ha adottato, fa parte di una famiglia: non se ne esce solo perché si diventa genitori. Si rimane insieme a chi non è riuscito a realizzare questo desiderio anche se si passa oltre il muro.

Un capitolo del libro di Eva si chiamaGenerare un figlio già nato”: racconta l’incontro con Noah Enzo, il suo primogenito. L’adozione, per Eva e suo marito, è stato il piano A: è bellissimo in questo senso il racconto, tra le pagine, dell’attesa e la speranza di quei giorni, settimane, mesi mentre entrambi aspettavano di conoscere il bambino che sarebbe diventato poi loro figlio. L’esperienza che ha vissuto Eva rispetto all’adozione non è quella delle tante famiglie italiane che attendono una telefonata da chi segue la pratica, spesso ostacolata da burocrazia e lungaggini. In Brasile, ci ha detto, l’adozione è sentita tantissimo, è promossa a livello sociale, è inclusiva perché facilmente accessibile anche da coppie mono o omogenitoriali

Adottare è una bellissima scelta. Non è soltanto un gesto virtuoso, perché dal punto di vista di un genitore è pur sempre un modo per appagare un desiderio sia individuale che di coppia. Non sono i genitori che fanno del bene quando adottano, sono i bambini che fanno un dono a loro, costante ed eterno. Adottare però rimane un percorso difficile, soprattutto dal punto di vista emotivo.

Per Eva la parte difficile dell’adottare, al netto di attese e burocrazia, è l’intangibilità dell’arrivo di un bambino. Un’esperienza che si può riassumere in una frase: è attesa pura, piena di punti interrogativi.

È difficile, perché il corpo non cambia come durante una gravidanza, l’attesa rimane come sospesa nel vuoto. Non c’è una data presunta del parto, non ci sono punti di riferimento temporali che possano mostrare la luce in fondo al tunnel. Non si possono fare acquisti, non c’è nido da sistemare, perché nulla si conosce del bambino che arriverà. Ci vuole molta forza, eppure chi sceglie di adottare non deve demordere. Perché quando il momento arriva, quando si diventa finalmente genitori, questa attesa viene ripagata.

Il racconto di Eva e del suo essere madre ruota molto, in questi ultimi anni, intorno alla scoperta della sua malattia. Un tumore al cervello, che combatte dal 2016, scoperto nei mesi in cui si stava godendo la maternità della sua piccola Nina Flor. I messaggi di speranza che Eva lancia dai suoi canali non perdono intensità neanche nei periodi di lontananza dai suoi bambini, i più difficili, quando si reca a San Paolo per i controlli e le terapie. Nel libro un pezzo importante è proprio dedicato agli ultimi 5 anni, quelli della convivenza con il cancro.

Un altro importante messaggio Eva lo lancia sul tema dell’infertilità, della PMA e dell’aborto, che lei e suo marito Roberto hanno vissuto dopo il primo ciclo di PMA. Parole che fanno paura perché parlano di dolore e lutto, a cui si incolla spesso un senso di sconfitta e di perdita difficili da comprendere, assimilare, superare. Per Eva, fondamentale è la sensibilizzazione. Superare il senso di vergogna di chi intraprende un percorso di procreazione medicalmente assistita. E cancellare per sempre i tabù e il silenzio intorno all’aborto.

Mi capita di ricevere messaggi da persone che iniziano la PMA e si vergognano a dirlo persino alle proprie famiglie, come se ci fosse qualcosa di sbagliato. Il problema è che la società non ci prepara a queste cose, non c’è nessuno che ti dice come potrebbe andare. Anche io, prima di decidere di avere un figlio, non ero preparata ai vari scenari. Parlarne, lasciare che sin dall’adolescenza i ragazzi si approccino alle varie realtà legate alla genitorialità è fondamentale per diffondere una corretta educazione sul tema.

Eva Giusti, con l’idea che il corpo sia una macchina perfetta e che non può mai fallire, ci ha fatto pace parecchio tempo fa. Il modo in cui parla e affronta la sua malattia ne è l’esempio evidente. Essere genitori, ci ha detto durante questa bellissima intervista, può essere tante cose. Nel suo libro si ritrovano i contorni di questo universo sfaccettato: ci si entra di pancia, di cuore e di testa, come Eva insegna si dovrebbe leggere ogni storia del mondo, per non perdersene neanche un pezzo.

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