Se il test di gravidanza è sempre negativo. Consigli per (futuri) genitori

Trovarsi davanti a un test di gravidanza negativo può essere difficile. Emotivamente, diventa ancora più impattante se succede tante, troppe volte. Eppure i modi per non perdersi d'animo esistono: li abbiamo chiesti alle mamme della nostra community e a una psicoterapeuta.

Un test di gravidanza negativo può mandare in confusione. Tanti, troppi test in cui la fatidica seconda linea non compare, possono diventare un ostacolo che, spesso, sembra insormontabile. Domande e quesiti, dubbi sulla propria fertilità e su quella del partner, a quel punto, cominciano ad assillare la mente. E non solo della mamma, che pure è quasi sempre al centro della narrazione quando si tratta di gravidanza e parto, ma anche dell’altro genitore.

Abbiamo cercato di capire cosa passa nella testa di chi, davanti a un test che restituisce troppe volte una risposta negativa, si ritrova a fare i conti con le proprie paure, chiedendolo direttamente a chi fa parte della nostra community su Instagram. E abbiamo chiesto alla psicologa e psicoterapeuta Carmela Gratteri come si fa a tenere in equilibrio la coppia, la psiche di chi ne fa parte e il benessere mentale di chi quel figlio lo aspetta ogni mese.

Se volessimo iniziare dalla fine di questo racconto, useremmo le due parole chiave che sono venute fuori dal dibattito con chi segue i nostri canali social e l’esperto che abbiamo intervistato: speranza e comunicazione. Due parole belle, forti e importanti da tenere a mente quando si entra nella spirale dei test di gravidanza negativi.

Un altro test negativo? Tra forza e speranza, qui ci sono i mantra di chi è in cerca

Quando si cerca un figlio e questo non arriva, spesso si è indotti a pensare che sia “colpa” di qualcuno. Di chi concepisce in primo luogo. Anche in caso di problemi di fertilità che vanno esplorati con medici ed esperti, parlare di colpa non solo è fuorviante, ma anche disturbante per chi quei continui risultati negativi li vive sulla propria pelle. Le mamme della nostra community hanno risposto con un messaggio di speranza, in cui la parola “colpa” ricorre spesso, ma non in un’accezione negativa. Una di loro ci ha detto che il mantra che si ripete in testa è

Tranquilla, non è colpa di nessuno. Arriverà quando sarà il momento.

E un’altra ha svelato che è il potere delle vibrazioni positive ad averla tenuta su nel periodo di continui test di gravidanza senza riscontro positivo.

Amati e pensa positivo, sempre!

Tante hanno parlato di controllo in relazione alla ricerca di una gravidanza. Che spesso porta a credere di poter fare qualcosa, qualunque cosa, per poter cambiare il risultato.

Non ho il controllo che penso di avere sulla natura. Questo pensiero mi scarica, ho fiducia!

Non è colpa tua” è la frase-mantra che abbiamo letto più spesso. Una questione, quella del sentirsi in qualche modo responsabili, che abbiamo approfondito con la psicologa ed esperta di terapia di coppia, che ci ha raccontato cosa vuol dire dal punto di vista psicologico vedere troppo spesso un’unica, solitaria lineetta sul test di gravidanza.

Test di gravidanza sempre negativo: no alla frustrazione e alla tristezza

Chi cerca un figlio e si ritrova sistematicamente davanti a un test di gravidanza negativo può cominciare a provare sensazioni di tristezza e di frustrazione. Ma cosa scatta nella testa di una persona quando questo accade così spesso? Secondo la Dottoressa Gratteri:

Desiderare un bambino e poi aspettarlo realmente sono due processi molto diversi: nel primo caso il desiderio di maternità può nascere nella psiche femminile in corrispondenza di alcune fasi del ciclo di vita (fidanzamento, convivenza, matrimonio) con la persona che si pensa possa essere il compagno giusto. In quel momento si comincia a pensare al bambino, fantasticando su di esso.

Quando però si inizia a programmare una gravidanza il desiderio si collega all’attesa. In questo modo il desiderio di maternità che alcune donne possono provare a un certo punto della loro vita (anche se, ovviamente, non c’è alcuna regola in merito al quando o al doverlo provare per forza) diventa “desiderio dell’attesa”. L’esperta ci ha spiegato che:

Quando i tentativi ripetuti non vanno a buon fine, è più che normale cadere nella tristezza. La donna, dal canto suo, si sente spinta a credere di essere responsabile, perché quello di mettere al mondo un bambino è un compito che, per una buona parte (almeno dal punto di vista fisiologico) spetta a lei. Si tratta di una questione culturale, prima che personale: a questo desiderio di attesa si aggiunge quello di chi ruota intorno alla coppia – nonni, zii e amici – che possono diventare molto richiedenti e creare ansia e tensione se al desiderio non corrisponde una risposta positiva.

In quest’ottica l’attesa e la ricerca di un bambino diventano ancora più difficoltose: sono gli stimoli ambientali a scatenare paure, ansie e frustrazioni nella coppia che ci sta provando.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello dell’equilibrio, che spesso confluisce nella parte materna: le donne che non riescono ad avere un figlio hanno spesso davanti due strade, almeno emotivamente. La prima, quella della speranza, le aiuta a non mollare e a continuare, anche a costo di provare delusione davanti all’ennesimo test negativo. La seconda, demoralizzarsi, spesso anche con ripercussioni sulla vita di coppia. Come si possono tenere in equilibrio questi due aspetti? Secondo l’esperta:

Se la coppia è forte e c’è sostegno vicendevole, la determinazione e il coraggio di riprovarci diventano caratteristiche imprescindibili. Certo, dopo l’ennesima delusione potrebbero far capolinea anche emozioni negative, ma è fondamentale accoglierle, comprenderle e portarle all’ascolto del proprio partner. Questo perché in coppia diventa fondamentale il dialogo e il confronto soprattutto a livello emotivo.

Sui partner che guardano il test di gravidanza negativo insieme alle mamme, si dice molto poco. Questo perché la narrazione è mamma-centrica essendo la donna biologicamente il fulcro del concepimento e poi dell’accrescimento fetale (nonché del parto e della nutrizione del neonato con l’allattamento se naturale). Eppure è ingiusto pensare che chi vive di riflesso le emozioni di un test di gravidanza negativo soffra di meno o, addirittura, non soffra affatto.

I partner purtroppo sono messi in secondo piano, ma negli anni l’attenzione nei loro confronti è migliorata: ora hanno molta più voce in capitolo e anche negli studi su genitori in attesa sono stati inseriti nei protocolli. Si parla del bonding tra mamma e neonato alla nascita, ma poco della relazione “triadica” in cui avviene lo scambio e la condivisione di esperienze, sensazioni ed emozioni a tre dopo il parto. Importante in questo caso è non cadere nei luoghi comuni, perché il partner può occuparsi del bambino esattamente come fa una donna. E, allo stesso modo, soffre davanti alla mancata buona notizia davanti a un test. Spesso però si fanno da parte, lasciando spazio alle emozioni della propria compagna; a volte non mostrano le loro emozioni per timore o perché magari negli anni gli è stato detto che “piangere è da femminucce”.

Secondo l’esperta allontanare questi stereotipi è il primo passo per concedere a noi stessi la possibilità di accogliere ciò che si prova.

Infine, la coppia. Un elemento che, nella ricerca di un figlio, spesso viene tenuto in disparte perché giustamente si pensa a come fare per uscire da una situazione che genera sofferenza. Tra i consigli che la psicoterapeuta Carmela Gratteri, infine, dà a chi cerca un figlio che fatica ad arrivare, c’è una parola chiave: resilienza, ovvero capacità di resistere agli urti della vita. E dialogo, per provare a non minimizzare le paure e la sofferenza di una mamma che spera che ha sempre accanto un compagno o una compagna che fanno altrettanto.

Per poter affrontare questo momento così delicato sia per la donna che per il partner è fondamentale il confronto, il dialogo e la comprensione degli stati d’animo personali, così da poter accogliere la sofferenza scaturita da un desiderio non esaudito e provare ad affrontare e rimodulare, insieme, il progetto di vita.

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