Congedo parentale paritario: a che punto siamo in Italia?

Dividere la cura dei figli attraverso congedi paritari può favorire una maggiore partecipazione dei padri. Scopriamo cos'è davvero il congedo parentale in Italia e che fine a fatto la proposta di legge sul tema

In Italia una lavoratrice dipendente che diventa madre ha diritto a cinque mesi di congedo di maternità obbligatorio. Il padre ha diritto a dieci giorni. Una disparità che si aggiunge a tante altre. Ora si torna (dopo le prime proposte del 2023) a parlare del congedo parentale paritario, una misura che nelle intenzioni servirebbe a colmare questa distanza tra madri e padri, dando a entrambi i genitori lo stesso tempo obbligatorio e pagato con il neonato. In Italia oggi questa misura non esiste. La proposta di legge delle opposizioni che lo introduceva è stata respinta dalla Camera il 24 febbraio 2026 perché, secondo il governo, mancavano le coperture economiche.

L’iter legislativo potrebbe però ripartire. È stata infatti promossa una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede cinque mesi obbligatori per ciascun genitore; secondo i promotori, la raccolta firme ha già superato la soglia delle 50mila adesioni richieste per l’esame parlamentare.

Congedo parentale paritario: cos’è e cosa cambierebbe

Congedo-parentale-paritario-come-funziona
Fonte: iStock

Per congedo parentale paritario si intende un periodo di astensione dal lavoro che dura lo stesso tempo per la madre e per il padre, è pagato allo stesso modo ed è non trasferibile. Non trasferibile significa che il tempo riservato a un genitore non può essere ceduto all’altro. Se il padre non lo usa, quel periodo va perso. Nella versione obbligatoria, quella al centro del dibattito italiano, il padre non può nemmeno rinunciarvi, esattamente come oggi la madre non può rinunciare al congedo di maternità.

L’obiettivo di questa proposta è spostare una parte della cura del neonato sul padre e ridurre lo svantaggio che le donne hanno dal punto di vista professionale dopo la nascita di un figlio. Tanto che da tempo gli economisti parlano di una “penalità della maternità”.

Quando i congedi si possono dividere liberamente, infatti, a usarli sono soprattutto le madri. La proposta segue anche le indicazioni dell’Unione europea che con la direttiva 2019/1158 sull’equilibrio tra vita professionale e vita familiare chiede agli Stati almeno dieci giorni lavorativi di congedo di paternità e quattro mesi di congedo parentale per ciascun genitore, due dei quali non trasferibili.

Congedo parentale paritario: la situazione in Europa

Il modello a cui guardano i promotori italiani del congedo parentale paritario è la Spagna. Dal 2021 madre e padre hanno lo stesso congedo, individuale, non trasferibile e pagato al 100% della base di calcolo previdenziale. Dal 2025 le settimane sono salite da 16 a 19 per ciascun genitore. Le prime sei sono obbligatorie e vanno prese a tempo pieno subito dopo il parto. Altre undici si possono distribuire entro il primo anno del bambino, le ultime due entro i suoi otto anni.

Il confronto con gli altri Paesi UE è utile anche per vedere le conseguenze di queste misure. Quando il congedo diventa obbligatorio, più padri lo utilizzano. Uno studio pubblicato sulla rivista SERIEs, basato sui dati della previdenza spagnola ha mostrato che nel 2019, quando la Spagna ha reso obbligatorie alcune settimane, la quota di padri che prendevano il congedo è aumentata di circa il 20%. Nel 2023 aveva raggiunto il 75,4%. Chi lo prende usa quasi tutte le settimane disponibili, comprese quelle facoltative. Inoltre, più della metà dei padri divide il congedo in periodi separati.

Un maggiore coinvolgimento dei padri, però, non si traduce sempre in un rientro al lavoro più rapido delle madri. Una ricerca pubblicata su Social Policy & Administration non ha rilevato questo effetto dopo la riforma del 2021, se non nelle coppie in cui i genitori avevano guadagni simili. Anche le esperienze di altri Paesi mostrano risultati diversi.

Il Journal of European Social Policy rileva che in Québec, dopo l’introduzione di un periodo di congedo riservato ai padri, la partecipazione delle madri al mercato del lavoro è aumentata di circa il 5%, ma l’effetto si è ridotto nel tempo. In Francia, invece, alcuni mesi di congedo parentale riservati ai padri dal 2015 prevedevano un compenso basso. La quota di uomini che li utilizzavano è cresciuta di meno di un punto percentuale. Per capire quanto una riforma possa funzionare, quindi, bisogna guardare anche a quanto dura il congedo, a quanta parte è obbligatoria e a quanto viene pagato.

Congedi di maternità, paternità e parentale nel 2026: le regole in vigore oggi

Le regole relative ai congedi in Italia sono contenute nel Testo unico su maternità e paternità, il decreto legislativo 151 del 2001. Come riassume la scheda della Camera dei deputati sulla conciliazione tra vita e lavoro, la lavoratrice dipendente ha diritto a cinque mesi di congedo di maternità, di norma due prima del parto e tre dopo, con un’indennità pari all’80% della retribuzione.

Il padre lavoratore dipendente ha un congedo di paternità obbligatorio di dieci giorni lavorativi, che diventano venti in caso di parto gemellare. Sono pagati al 100% e si possono usare dai due mesi prima della data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi, anche in giorni non consecutivi. Il congedo non spetta ai padri iscritti alla Gestione separata dell’INPS, cioè collaboratori e professionisti senza cassa, né agli autonomi come artigiani e commercianti.

Dopo i congedi obbligatori arriva il congedo parentale, che è facoltativo. I due genitori insieme possono assentarsi fino a dieci mesi, che diventano undici se il padre ne usa almeno tre. Dal 1° gennaio 2026 i lavoratori dipendenti possono usarlo fino ai 14 anni del figlio e non più fino ai 12. L’indennità copre in tutto nove mesi ed è di solito pari al 30% dello stipendio. Per i dipendenti fino a tre di questi mesi salgono all’80% se usati entro i sei anni del bambino.

Secondo l’Osservatorio statistico dell’INPS sulle prestazioni a sostegno della famiglia, nel 2024 hanno preso il congedo di paternità obbligatorio 181.777 padri del settore privato, circa il 64,8% di quelli che ne avevano diritto. Sul congedo parentale lo squilibrio è molto più netto. Nello stesso anno lo hanno usato 124.286 padri dipendenti privati contro 289.409 madri, e in media gli uomini hanno chiesto 22 giorni, le donne 53. Un’elaborazione di Save the Children sui dati INPS diffusa a marzo 2026 aggiunge che il 59% dei padri che usano il congedo di paternità vive al Nord. Chi lavora a tempo pieno ne usa in media quasi due giorni in più di chi è part time.

Congedo parentale paritario: cosa prevedeva la proposta di legge

Il testo più vicino a un congedo paritario mai arrivato in aula è la proposta di legge A.C. 2228, presentata il 5 febbraio 2025. La prima firmataria è la segretaria del Pd Elly Schlein e tra i firmatari ci sono esponenti di tutti i partiti di opposizione.

Secondo la scheda di sintesi della Camera, la proposta portava il congedo di paternità obbligatorio da dieci giorni a quattro mesi, con un quinto mese facoltativo. Dieci giorni andavano presi subito dopo la nascita, il resto anche a blocchi, in una finestra che andava dal mese prima del parto ai 18 mesi successivi. Il congedo del padre sarebbe stato indipendente da quello della madre.

Molti giornali hanno parlato di cinque mesi obbligatori. Il testo depositato, in realtà, ne rendeva obbligatori quattro. La proposta interveniva anche sulle madri lavoratrici. Alzava dall’80% al 100% l’indennità di maternità delle lavoratrici dipendenti e di altre categorie e portava a 2.500 euro l’assegno di maternità per i lavori atipici e discontinui. Ai padri iscritti alla Gestione separata riconosceva un’indennità pari al 100% del mancato guadagno, senza però obbligarli a fermarsi.

Le opposizioni avevano indicato una copertura di 3 miliardi l’anno, da ricavare tagliando i sussidi ambientalmente dannosi. Il governo, sulla base della nota della Ragioneria generale dello Stato, l’ha giudicata inidonea perché rinviava a provvedimenti futuri senza indicare dove trovare concretamente le risorse. La commissione Bilancio ha quindi espresso parere contrario per rispettare l’articolo 81 della Costituzione, che impone di indicare la copertura di ogni nuova spesa, e lo stesso giorno l’Aula ha respinto il provvedimento. Le opposizioni hanno chiesto più tempo per correggere le coperture. La maggioranza ha risposto che il problema finanziario del testo era insuperabile così com’era scritto.

La raccolta firme sul congedo parentale

Dopo la bocciatura il comitato Pari alla Pari, nato da una rete di genitori, amministratori locali e associazioni, ha depositato in Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare intitolata «Disposizioni per l’introduzione del congedo paritario obbligatorio tra madre e padre». Chiede cinque mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore, pagati al 100% e non trasferibili. Rispetto al testo bocciato, quindi, rende obbligatori tutti e cinque i mesi del padre.

Per portare una proposta di iniziativa popolare in Parlamento servono almeno 50mila firme di elettori, come stabilito dalla Costituzione italiana (articolo 71). Le firme si raccolgono anche online, con SPID o carta d’identità elettronica, sulla piattaforma pubblica del ministero della Giustizia. Secondo quanto riferito a fine luglio dai promotori la soglia è stata superata in meno di un mese e mezzo. Al momento la proposta non compare ancora tra i progetti di legge di iniziativa popolare pubblicati dalla Camera. Una volta depositata la proposta, il Parlamento non è tenuto ad approvarla e si riproporrebbe il nodo delle coperture.

Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Servizi e diritti