Bambini risucchiati dai bocchettoni delle piscine, perché accade ancora così spesso?

Se la legge fosse rispettata, ci potrebbero essere molti meno casi di bambini risucchiati nelle piscine e annegati: ecco come il decreto Sport mette una stretta ai controlli.

Si chiamava Alice e aveva 11 anni. Il 17 luglio 2026, i suoi capelli sono rimasti risucchiati dal bocchettone di una piscina a Sestri Levante. Per lei non c’è stato niente da fare, tuttavia il suo caso, diffuso dalle cronache, ha acceso il faro su una problematica di sicurezza legata alla fruizione delle piscine, cosa che ha portato il Parlamento italiano all’approvazione del decreto Sport. Perché Alice non è la prima bambina a cui è accaduto questo, e perché dietro quella che viene definita tragedia spesso ci sono responsabilità e un terribile interrogativo: questa morte poteva essere evitata?

I dati sui bambini risucchiati nelle piscine

Come riporta SkyTg24, dal 2022 a luglio 2026 si sono registrate 76 vittime per annegamento nelle piscine. Gli incidenti con annegamento per risucchio sono connessi con l’esistenza di apparecchiature inadeguate, fuori norma o non gestite adeguatamente nelle piscine. In alcuni casi è verificata la sussistenza di strumenti di protezione rimossi o manovre eseguite mentre la persona era ancora in acqua, oppure ancora in generale lacune procedurali.

Per questa ragione si deve partire dall’esperienza francese: in Francia leggi adeguate hanno ridotto moltissimo il numero di annegamenti, in particolare per bambini e bambine. Ma in Italia urge un cambiamento di paradigma culturale, come ha spiegato all’Adnkronos Luca Lucentini, direttore del Centro nazionale per la sicurezza delle acque dell’Istituto superiore di sanità. Questo cambiamento culturale interessa

sia chi gestisce le piscine, non sempre adeguatamente formato sia chi accompagna il bambino che ha la percezione di un ambiente molto sicuro perché piccolo, confinato. Anche nell’immaginario comune c’è più attenzione al bambino sulla spiaggia che in piscina. E tutto questo può essere contrastato con un nuovo intervento normativo che interviene su tutti e tre gli aspetti: strutturali, gestionali e di controllo. In questi ultimi episodi, per esempio, in cui i ragazzi si immergono in acqua e vengono risucchiati, sono implicati tutti e tre i fattori (strutturale, gestionale, di controllo). L’esperienza francese ci dice che agendo su questi fattori i risultati in termini di riduzione degli incidenti si ottengono.

Effetto ventosa e standard di sicurezza

Quando accadono questi incidenti si parla di effetto ventosa. In pratica, gli impianti di ricircolo dell’acqua nelle piscine sono basati sull’aspirazione immersiva, ovvero quella che avviene con dispositivi posti sotto il livello dell’acqua: l’impianto preleva l’acqua, la invia ai sistemi di filtrazione e poi viene rimessa in circolo, innescando così il tipico risucchio.

Per impedire incidenti, sono necessarie griglie di sicurezza, bocchettoni correttamente dimensionati e naturalmente test previsti da standard tecnici (per esempio il test di intrappolamento dei capelli, che rappresentano un rischio abbastanza diffuso in una piscina non a norma, ma anche test di limitazione della velocità di ricircolo e inoltre l’istallazione di punti di aspirazione multipla, che impediscano che l’effetto ventosa risulti concentrato in un solo punto). A Fanpage ha commentato così la fisica e membro esperto dell’Ente Italiano di Normazione Rossana Prola:

Tutti gli incidenti recenti sono purtroppo riconducibili a situazioni non a norma. La legge è molto chiara su come questi dispositivi debbano funzionare: se tutto è in regola, non c’è alcuna possibilità che si verifichino tragedie di questo tipo.

Cosa prevede il decreto Sport

È qui che il decreto Sport vuole intervenire, sul rispetto della legge che è presente, seppur talvolta frammentaria in questo campo. Il decreto impone, a partire dall’1 agosto 2026 una stretta sugli impianti pubblici, privati aperti al pubblico e a uso collettivo, affinché i sistemi di ricircolo e le prese di aspirazione come bocchettoni e griglie di fondo garantiscano standard tali da impedire il risucchiamento. Per gli impianti che aggirano la legge, è prevista la chiusura fino alla messa a norma. Il decreto stanzia inoltre un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026 per l’adeguamento delle piscine pubbliche.

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