LIS: cos’è la Lingua dei Segni Italiana e come funziona

In Italia alcune delle persone che appartengono alla comunità sorda utilizzano la LIS, la lingua dei segni italiana. Scopriamo cos'è e come funziona

In Italia, una parte delle persone sorde comunica attraverso la Lingua dei Segni Italiana (LIS), una vera e propria lingua, dotata di una propria grammatica e struttura, e non un semplice linguaggio gestuale. Nel 2021, la LIS è stata ufficialmente riconosciuta dallo Stato italiano con la legge n. 69, un traguardo raggiunto dopo anni di rivendicazioni da parte delle associazioni e della comunità sorda. Oggi la LIS è presente anche in televisione, per esempio nei telegiornali e in alcune trasmissioni. Ma di cosa si tratta esattamente e come funziona? Scopriamo la storia della Lingua dei Segni Italiana.

Cos’è la LIS

LIS è l’acronimo di Lingua dei Segni Italiana, una lingua naturale che si è sviluppata all’interno della comunità sorda in Italia. Non è un semplice insieme di gesti né una traduzione visiva dell’italiano parlato: ha un proprio lessico e regole grammaticali, sintattiche e morfologiche. Ogni lingua dei segni, inoltre, ha caratteristiche specifiche e può presentare varianti territoriali. Non esiste, infatti, una lingua dei segni universale.

La LIS è utilizzata da molte persone sorde, ma anche da persone udenti che fanno parte della comunità sorda o che la apprendono per comunicare con chi la utilizza. Tra queste ci sono, per esempio, i figli udenti di genitori sordi, spesso indicati con l’acronimo CODA. Il suo lessico è in continua evoluzione e, come accade per le lingue vocali, si arricchisce nel tempo.

Esiste anche la Lingua dei Segni Italiana Tattile (LIST), utilizzata da alcune persone sordocieche. In questa modalità, la comunicazione avviene attraverso il tatto: la persona sordocieca può appoggiare le mani su quelle dell’interlocutore per percepire i segni e comprenderne il significato.

Come funziona la LIS?

La LIS è una lingua visivo-gestuale: i segni vengono prodotti attraverso le mani, ma anche attraverso componenti non manuali, come le espressioni del viso, lo sguardo e i movimenti del corpo. Tutti questi elementi contribuiscono alla costruzione del significato.

Come le lingue vocali, anche la LIS possiede una propria struttura fonologica, morfologica e sintattica. I segni, per esempio, si distinguono in base a diversi parametri, tra cui la configurazione della mano, il luogo in cui viene prodotto il segno, il movimento e l’orientamento del palmo. Anche le componenti non manuali possono avere una funzione linguistica.

Un altro strumento importante è l’alfabeto manuale, chiamato anche dattilologia, che permette di rappresentare le lettere dell’alfabeto attraverso configurazioni delle mani. Viene utilizzato, per esempio, per comunicare nomi propri, termini stranieri o parole per cui si ricorre alla forma scritta.

Anche la grammatica della LIS presenta caratteristiche specifiche. I pronomi personali, per esempio, possono essere espressi attraverso l’indicazione nello spazio; alcuni verbi possono concordare con i propri argomenti attraverso riferimenti spaziali. La lingua dispone inoltre di diversi meccanismi per esprimere la pluralità, il tempo e le relazioni tra gli elementi della frase.

L’ordine dei segni non coincide necessariamente con quello delle parole in italiano: la LIS ha una propria sintassi, che può prevedere diverse organizzazioni degli elementi della frase in base alla struttura dell’enunciato e al contesto.

Storia e origine della LIS

Uno studio fondamentale per il riconoscimento delle lingue dei segni come lingue a tutti gli effetti fu pubblicato nel 1960 dal linguista statunitense William C. Stokoe. Il suo saggio, Sign Language Structure: An Outline of the Visual Communication System of the American Deaf, rappresentò la prima analisi linguistica moderna dell’American Sign Language (ASL), dimostrando che i segni possiedono una struttura organizzata e caratteristiche linguistiche proprie. Il lavoro di Stokoe contribuì così allo sviluppo della linguistica delle lingue dei segni in tutto il mondo.

In Italia, le prime ricerche linguistiche sistematiche sulla Lingua dei Segni Italiana (LIS) si svilupparono a partire dagli anni Ottanta. Un importante traguardo per la sua visibilità è arrivato nel 2020, quando, in occasione del Festival di Sanremo, la Rai ha reso disponibili per la prima volta tutte e cinque le serate in una versione integralmente tradotta in LIS, trasmessa su un canale dedicato di RaiPlay. Il progetto ha coinvolto 15 performer per l’interpretazione dei brani musicali, affiancati da interpreti LIS per le parti parlate.

Quando si impara la Lis

Non esiste un’età uguale per tutti per l’apprendimento della Lingua dei Segni Italiana (LIS). Alcuni bambini e bambine sordi possono entrare in contatto con la LIS fin dalla prima infanzia, mentre altre persone possono impararla più avanti nel corso della vita o non utilizzarla affatto. Anche tra le persone anziane sorde possono esserci esperienze molto diverse, legate alla storia personale, familiare ed educativa e alle opportunità avute di entrare in contatto con la lingua dei segni.

La LIS, inoltre, non è utilizzata soltanto da persone sorde. Viene appresa anche da persone udenti per motivi familiari o professionali: per esempio, dai figli udenti di genitori sordi, dagli interpreti e da chi lavora in ambito educativo, scolastico, sociale o nei servizi rivolti all’infanzia.

Per bambine e bambini sordi, avere accesso a una lingua pienamente accessibile fin dalla prima infanzia può essere importante per lo sviluppo della comunicazione, dell’apprendimento e delle relazioni sociali. Per alcune famiglie la LIS rappresenta quindi una risorsa fondamentale, che può affiancare o integrare altre modalità comunicative e linguistiche, in base alle esigenze e alle scelte del bambino e della famiglia.

Anche i bambini udenti con genitori sordi possono imparare la LIS fin da piccoli, spesso come parte naturale della comunicazione familiare. In questi casi la lingua dei segni può diventare una delle lingue attraverso cui comunicano con i propri genitori e con la comunità sorda.

Dati italiani su Lis e sordità

In Italia sono migliaia le persone sorde che utilizzano la Lingua dei Segni Italiana (LIS). Secondo l’Ente Nazionale Sordi (ENS), sono più di 40mila le persone sorde che utilizzano la LIS come prima lingua, a cui si aggiungono migliaia di persone udenti che la apprendono per motivi personali, familiari o professionali. Il numero delle persone che conoscono o utilizzano la LIS, quindi, non coincide con quello delle persone sorde.

È importante, infatti, distinguere tra sordità, perdita o difficoltà uditiva e utilizzo della LIS. Una persona può avere una perdita uditiva di diversa entità senza utilizzare una lingua dei segni; allo stesso modo, la LIS può essere appresa e utilizzata anche da persone udenti. Non tutte le persone sorde, inoltre, utilizzano la LIS: le modalità comunicative e le scelte linguistiche possono variare in base alla storia personale, all’età di insorgenza della sordità, al contesto familiare ed educativo e alle preferenze individuali.

Anche i dati sulla popolazione con difficoltà uditive vanno quindi letti separatamente da quelli relativi alla comunità sorda segnante. Le stime possono cambiare sensibilmente a seconda di come viene definita e misurata la perdita uditiva: si può parlare, per esempio, di persone con una limitazione dell’udito, di ipoacusia o di sordità, categorie che non sono necessariamente sovrapponibili.

Per quanto riguarda i bambini, la diagnosi precoce dei disturbi uditivi è particolarmente importante. In Italia lo screening uditivo neonatale rientra nei livelli essenziali di assistenza e consente di individuare già nei primi giorni o mesi di vita eventuali problemi di udito. Una diagnosi tempestiva permette alla famiglia e ai professionisti di valutare precocemente le diverse possibilità comunicative e linguistiche disponibili, compresa la LIS, insieme alle altre eventuali strategie e tecnologie di supporto.

La LIS rappresenta dunque una realtà linguistica significativa, ma i dati sulla sua diffusione non possono essere ricavati semplicemente dal numero complessivo delle persone con una perdita uditiva. Sordità e uso della LIS sono realtà correlate, ma non sono sinonimi.

Seguici anche su Google News!
Ti è stato utile?
Non ci sono ancora voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Informazioni