Come si sviluppa il linguaggio dei neonati? I bambini sono dei grandi comunicatori ancor prima di aver completato l’acquisizione linguistica. Ecco alcuni consigli per interpretare i segnali del corpo, capire i bisogni e rispondere adeguatamente, e favorire lo sviluppo del linguaggio.

Le teorie sull’acquisizione del linguaggio

Il dibattito sulle modalità di acquisizione del linguaggio è sempre stato vivace. Le principali teorie sull’acquisizione del linguaggio, infatti, sono molto diverse tra loro. Per Piaget l’acquisizione del linguaggio è indipendente dallo sviluppo sociale del bambino. Inoltre, linguaggio e pensiero non sono correlati: lo sviluppo cognitivo precede quello del linguaggio.

Per Vygotskij, invece, l’acquisizione del linguaggio condiziona fortemente lo sviluppo cognitivo, che a sua volta è influenzato dalle interazioni sociali. L’acquisizione del linguaggio è il principale motore dello sviluppo e fa da mediatore tra pensiero e socialità. Linguaggio e pensiero sono in continuo scambio tra loro, e le interazioni sociali hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo di entrambi.

Per Skinner, il maggiore esponente del comportamentismo, non esiste una competenza linguistica innata: l’acquisizione avviene attraverso i princìpi del condizionamento.

Noam Chomsky è il fautore della teoria innatista, che sostiene l’esistenza di una competenza innata e una “grammatica universale“. Per Chomsky, ogni individuo possiede un LAD (Language Acquisition Device), ossia un dispositivo per l’acquisizione del linguaggio, che consente a tutti di acquisire naturalmente le strutture della lingua madre.

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Esiste un “linguaggio dei neonati”?

L’acquisizione del linguaggio è uno degli aspetti più significativi dello sviluppo del bambino. Eppure si può facilmente notare come il bambino sia, ancora prima di acquisire a capacità di comunicare verbalmente, un ottimo comunicatore.

Nel primo anno di vita acquisisce una serie di competenze nella gestione e nella regolazione emotiva e matura la capacità di attirare l’attenzione dell’adulto e di dirigerla; insomma, il bambino è in grado di porre domande e fare commenti attraverso l’uso di tutte le risorse non verbali. Lo sviluppo dei sensi come l’udito e la vista, l’acquisizione di abilità cognitive e l’apprendimento sociale sono competenze che concorrono all’apprendimento del linguaggio.

Il bambino, appena nato, conosce nuove sonorità, voci diverse di persone diverse e rumori che provengono dall’ambiente esterno. Nei primissimi mesi di vita, la sua attenzione è rivolta prevalentemente al volto della madre. Al quinto mese, la sua attenzione si sposta verso gli oggetti. Al sesto mese il neonato è in grado di produrre suoni che ricordano quelli linguistici; è in questo periodo, infatti (fino all’ottavo mese) che comincia la cosiddetta lallazione (la ripetizione insistente di sillabe).

Intorno al nono mese il bambino è in grado di direzionare l’attenzione materna sugli oggetti esterni. Lo sguardo e il gesto di indicare col dito sono modalità di comunicazione dell’adulto che il neonato accoglie come proprie, e che gli consentono di apprendere il legame tra ciò che sente e il mondo esterno. Si devono attendere i tre anni circa perché il bambino padroneggi i codici comunicativi che gli consentono di parlare.

6 consigli per interpretare il linguaggio del corpo dei neonati

Nella fase di sviluppo in cui non può comunicare attraverso il linguaggio verbale, il neonato utilizza principalmente il pianto come strumento di comunicazione. La madre dovrebbe essere in grado di recepire la valenza comunicativa di questa manifestazione per poter soddisfare i bisogni del piccolo.

All’inizio la decodifica del pianto potrebbe sembrare complessa, perché la madre deve chiedersi di volta in volta se il neonato piange perché ha fame, o sonno, o prova fastidio perché si è sporcato. Pian piano tutto diventerà semplice e naturale. Oltre al pianto, l’osservazione del corpo e del suo linguaggio permette di far capire come comportarsi e interpretare i segnali del neonato.

  1. Se il bambino muove la testa da una parte all’altra, probabilmente è stanco. Quando allontana la testa dagli oggetti che gli si mettono vicino, probabilmente vorrebbe cambiare ambiente o angolazione. Se gira la testa di lato potrebbe avere fame.
  2. Gli occhi arrossati del bambino, con tutta probabilità sono sintomo di stanchezza.
  3. La bocca del bambino può dare numerosi segnali. Uno sbadiglio, ovviamente, significa che il bambino ha sonno. Se la bocca è contratta ha probabilmente fame. Nel momento in cui sporge la lingua di fuori, probabilmente ha dei fastidi oppure aria in pancia. Se le labbra tremano, probabilmente sente freddo.
  4. Se notiamo delle smorfie sul viso del bambino, probabilmente avrà dei dolori o dell’aria in pancia. Quando il viso è arrossato forse ha pianto troppo a lungo, trattenendo il respiro.
  5. Se il bambino si porta le mani alla bocca, come a volerle mordere, significa che ha fame ed è in cerca di qualcosa da mangiare. Ma nel caso non si sia saziato a sufficienza, potrebbe voler dire che ha semplicemente ancora fame e vuole attaccarsi al seno. Se muove le dita e ci gioca è in cerca di stimoli. Quando muove le mani e le braccia in modo scoordinato e a scatti, è probabilmente stanco.
  6. Anche le gambe possono fornire indicazioni sui bisogni del bambino. Quando il neonato scalcia ed è agitato, significa che è stanco. Se tenta di portare a sé le gambe potrebbe avere aria o altri tipi di fastidi.

Linguaggio dei neonati: come “rispondere”?

Tra la mamma e il bambino si instaura, fin dai primi giorni di vita, un legame particolarmente stretto, che è il legame di attaccamento. L’attaccamento ha delle ricadute sulla comunicazione, permettendo, in sostanza, alla madre e al bambino di comunicare e di intendersi alla perfezione. In virtù di questo legame e in modo naturale, la madre sa come rispondere ai bisogni del bambino.

Bowlby è stato il primo a proporre il concetto di attaccamento per spiegare il comportamento dei bambini. Attraverso questo legame, la mamma sviluppa l’accudimento nei confronti del bambino, e il bambino l’attaccamento verso la mamma.

Nascerà quindi quel legame innato tra mamma e bambino, che si origina dal fatto che il bambino, indifeso e fragile, ha bisogno di una figura che lo protegga, che gli dia sicurezza, perché da solo non è autosufficiente. Soprattutto, il bambino ha bisogno di una persona che lo capisca e che risponda ai suoi bisogni in modo pertinente. A farlo sarà proprio la madre, in modo molto naturale.

Non c’è dunque un modo univoco di “rispondere” al linguaggio dei neonati e alle loro richieste. La mamma impara piano piano a capire le necessità e a dare supporto al bambino, consolidandosi per lui come “base sicura” (quella di cui parla Bowlby).

Tra le varie teorie di acquisizione linguistica, il pedagogista Jerome Seymour Bruner afferma l’esistenza di un Language Acquisition Support System, il cosiddetto “motherese“, un protolinguaggio che si sostanzia nel supporto che la madre fornisce alla comprensione dei messaggi linguistici del neonato.

Tale linguaggio ha specifiche caratteristiche fonologiche, sintattiche, pragmatiche e semantiche. La madre, infatti, parla in modo lento, usando frasi ben strutturate e brevi, ripetendo spesso le espressioni del bambino, con un numero di parole limitato.

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Come favorire lo sviluppo del linguaggio

Nel bambino è importante uno sviluppo del linguaggio corretto. Per monitorare lo sviluppo del linguaggio, favorirlo e provare a evitare eventuali ritardi del linguaggio è possibile ricorrere a diverse strategie.

Fin da quando il bambino è molto piccolo, è importante comunicare con lui, parlando delle attività quotidiane che si stanno svolgendo in un determinato momento. Per esempio, si può renderlo partecipe della routine giornaliera che comprende i pasti, il vestirsi, il lavarsi e andare a letto.

Inoltre, è importante raccontare al bambino (anche quando non può ancora rispondere “verbalmente”) la realtà e l’ambiente che ci circondano. Può trattarsi della casa in cui viviamo; un parco quando si esce a fare una passeggiata; una ricetta particolare o la preparazione di un pranzo o di una cena.

Per il bambino il gioco è fondamentale. Attraverso il gioco, infatti, il bambino apprende più facilmente e in modo significativo; per questo è opportuno trascorrere molto tempo giocando insieme. Le diverse attività si possono sostenere di volta in volta col linguaggio, commentando quello che si sta facendo.

Infine, si possono proporre canzoni o filastrocche e mimando con dei gesti le azioni in esse contenute. Leggere libri illustrati, adatti per i neonati, è un altro modo utile per favorire lo sviluppo del linguaggio e l’acquisizione di un lessico più ricco.

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