Lallazione, quando inizia e quando la sua assenza può essere segnale d'allarme

Prima che i bambini imparino a parlare emettono suoni e ripetono sillabe; è la lallazione, uno step fondamentale per "imparare" a parlare.

I bambini comunicano, lo fanno sempre. Inizialmente con il pianto e i gesti, ma poi in maniera graduale con il linguaggio. Una prima forma, per quanto incompleta e ancora prematura, è quella della lallazione (in inglese babbling) che rappresenta una fase importante nella crescita del bambino.

È una novità che i genitori sperimentano entro il primo anno di vita e che è legata allo sviluppo del linguaggio vero e proprio.

Cos’è la lallazione?

Nei primi mesi di vita il neonato propriamente non parla e dal punto di vista vocale emette suoni privi di significato. Solo più tardi inizia a prendere consapevolezza della propria voce e della possibilità di produrre suoni diversi. In questo processo di sviluppo la lallazione rappresenta un’espressione vocale caratterizzata dalla produzione di sillabe.

A differenza dei suoni che produce nei primi mesi di vita, quando inizia la lallazione il bambino è in grado di emettere suoni composti, dal punto di vista fonetico, dalla combinazione di vocali e consonanti. Questo è possibile anche grazie alla capacità del controllo delle articolazioni che il bambino ha sviluppato in questa fase della sua vita.

Più propriamente è possibile definire la lallazione come dei balbettii duplicati determinanti dall’abbinamento di una vocale con una consonante nasale o una coppia di queste. Il bambino può creare forme brevi “bisillabe” (come dada, baba, mama, eccetera) ma anche più lunghe e ripetitive.

L’aspetto importante della lallazione, oltre alla produzione di queste “parole”, è la differente intonazione che il bambino esercita nel pronunciarle. Un aspetto molto interessante e in grado di spiegare meglio cos’è la lallazione è quello legato alla lingua. Le ricerche condotte sembrano confermare che i suoni della lallazione non siano legati alla lingua che parlano i genitori. I bambini di tutto il mondo, quindi, producono gli stessi suoni e solo più tardi, dopo diversi mesi di lallazione, questi suoni sono riconducibili alle costruzioni fonetiche tipiche della lingua con la quale sono stati maggiormente a contatto.

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Quando inizia la lallazione?

La lallazione è legata, come abbiamo anticipato, a diverse capacità che il bambino acquisisce e sviluppa nel corso dei primi mesi di vita. È il segnale che lo sviluppo cognitivo e neurologico è in corso e che il bambino sta imparando a “usare il proprio corpo” scoprendone il funzionamento e le novità.

Proprio per questo l’inizio della lallazione è molto variabile e può manifestarsi a partire dal quarto mese di vita e generalmente entro il decimo. Tale lasso temporale è legato anche alla capacità del bambino di riconoscere i suoni prodotti dai genitori (coinvolgendo quindi sia l’apparato uditivo che quello neurologico) e il tentativo di ripeterli.

L’emulazione e il pensare di poter replicare quanto altri fanno è esso stesso un segno dello sviluppo neurologico del bambino e rappresenta una tappa fondamentale della sua crescita.

Come si manifesta la lallazione canonica?

La lallazione è detta canonica quando vi è una produzione di una sequenza di sillabe ripetute. Generalmente la prima vocale prodotta è la /a/, in quanto è quella più semplice da riprodurre. Le prime consonanti, invece, sono /m/, /p/, /b/, /t/ e /d/ che sono, foneticamente, simili tra loro per la modalità di produzione.

La lallazione canonica si distingue da quella detta variata durante la quale, dopo il nono-decimo mese di vita, il bambino inizia a combinare suoni e catene di sillabe più articolate e maggiormente riconducibili a prime forme di linguaggio vere e proprie. Il processo della lallazione dura indicativamente fino all’anno di vita, ma può persistere fino ai 18 mesi anche parallelamente all’acquisizione e il perfezionamento della capacità di parlare e di pronunciare le sue prime parole.

Inoltre, rientrando nel più ampio complesso insieme di abilità comunicative, la lallazione è fondamentale anche in termini di sviluppo motorio. Il bambino, infatti, imparare a comunicare anche attraverso i movimenti ritmici del corpo, specialmente le mani, e può associare la produzione di suoni anche all’indicare gli oggetti, protendersi verso di loro o battendoli tra di loro.

Come stimolare la lallazione

La lallazione, come abbiamo visto, è un processo graduale che coinvolge diversi mesi della crescita del bambino. Data anche la sua importanza è possibile stimolarla e supportarla attraverso diversi metodi, ciascuno dei quali coinvolge in maniera determinante il ruolo dei genitori.

Il primo modo per aiutare i bambini a crescere, a instaurare un legame con loro e, quindi, a stimolare la lallazione, è quello di parlare con loro. Questa attività, da fare soprattutto stando davanti ai bambini e guardandoli in faccia, è utile anche per permettergli di imparare ad associare la produzione di suoni ai movimenti articolatori della bocca.

Parallelamente a quanto appena detto è utile ripetere i suoni prodotti dal bambino e alternarsi stimolando in loro la capacità di rispondere a quanto hanno ascoltato. Ogni occasione di condivisione è utile a stimolare la lallazione, specialmente il gioco, utilizzando filastrocche, libri e canzoni a base di melodie semplici basate proprio sulla ripetizione costante di suoni simili tra loro.

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È utile anche indicare gli oggetti e dare loro un nome e tutte le attività quotidiane, non solo il gioco ma anche il cambio del pannolino o il bagnetto, si rivelano utili allo scopo. Non tanto per insegnare nuove parole che potrebbe essere prematuro, ma per differenziare i suoni e per iniziare a distinguere gli oggetti e la capacità di riconoscerli anche tramite le parole. È molto importante anche cambiare tonalità in modo da associare alle parole le intenzioni che esse comunicano.

In tutti i casi è sempre necessario che tutto avvenga in maniera dolce e naturale. Il bambino non deve essere forzato a fare cose né rimproverato se non riesce a fare quello che i genitori si aspettano nei tempi per loro prestabiliti.

Ogni bambino ha bisogno dei suoi tempi e la pazienza e l’attesa sono i modi migliori per stimolare l’acquisizione di qualsiasi attività, lallazione compresa.

Assenza di lallazione: quando preoccuparsi?

Come abbiamo visto la lallazione è un fenomeno complesso che richiede tempo ma che coinvolge ogni bambino. Non tutti i bambini iniziano nello stesso momento e ciascuno sviluppa le abilità, linguistiche e motorie, nei propri modi e tempi.

Un ritardo o una vera e propria assenza nella lallazione, però, potrebbe indicare diversi problemi. Innanzitutto disturbi del linguaggio (DL) o disturbi specifici del linguaggio (DSL), ma anche il fenomeno dell’ecolalia dove vi è una produzione di suoni e sillabe involontaria e incontrollata. Questa può essere una condizione transitoria e che viene poi superata con l’acquisizione del linguaggio o, se persiste oltre i due anni, può essere legata a un problema.

L’assenza o il ritardo della lallazione può essere segno e sintomo di un deficit cognitivo per cui il bambino non è in grado, a causa di un deficit fonologico-sintattico, a organizzare i suoni come invece dovrebbe avvenire in questa fase della sua vita.

Inoltre se il bambino non sviluppa la lallazione o è più lento nell’aumentare il numero delle sillabe che produce possono avere disturbo dell’udito tali da avere difficoltà ad acquisire l’abilità di utilizzare tutti i suoni consonantici e, nel lungo periodo, a pronunciare le parole.

La lallazione è quindi fondamentale non solo per “imparare a parlare” in senso stretto, ma anche perché consente di comprendere la capacità del bambino di sentire suoni, riconoscerli, comprenderli e riprodurli autonomamente. In questo senso gli appuntamenti dal pediatra con i bilanci di salute si rivelano fondamentali per monitorare tutti i cambiamenti del bambino.

Dalla lallazione alla parola

La lallazione non è né il primo né l’ultimo stadio dello sviluppo del linguaggio del bambino: è uno degli step fondamentali che permetteranno al bambino di iniziare a parlare e farsi capire tramite l’uso delle parole. Anche in questo caso il processo è graduale e non immediato, ma prosegue quello della lallazione.

A partire dal nono mese, infatti, oltre alla produzione di suoni il bambino perfeziona la sua capacità di produrre i cosiddetti gesti deittici, quali l’indicare, il chiedere e l’offrire. Questi esprimono l’intenzione del bambino di comunicare e permettono ai genitori, unitamente ai suoni che il bambino produce, di capire meglio cosa i loro figli intendono e stabilire una comunicazione sempre più articolata e tendente allo scambio di parole.

È stato dimostrato come le espressioni tipiche della lallazione siano associate a preferenze di sequenze ed elementi fonetici che il bambino utilizzerà quando svilupperà le forme del linguaggio vero e proprio. Anche per quel che riguarda il passaggio dalla lallazione all’uso delle parole per il bambino è fondamentale il confronto con i genitori che ascolta e imita.

In questo modo intorno ai 18 mesi avviene quel fenomeno noto come ‘esplosione del vocabolario’ (o ‘esplosione lessicale’) per il quale “improvvisamente” il bambino inizia a padroneggiare le sue prime parole, indicativamente una cinquantina, per arrivare nel giro di soli sei mesi a usarne circa trecento.

Articolo originale pubblicato il 23 gennaio 2022

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  • Bambino (1-6 anni)