Baby talk e sviluppo del linguaggio: consigli utili - GravidanzaOnLine

Baby talk, quando la mamma fa le "voci" al suo bambino

Il baby talk è quella forma di linguaggio che, inconsapevolmente, utilizziamo nei confronti dei neonati. Scopriamo come funziona e fino a quando va utilizzata.

La comunicazione, la capacità di parlare e ascoltare, sono tratti caratteristici dell’essere umano. Per questo è particolarmente sentita l’esigenza di comunicare con i bambini fin dalla più tenera età. Questo processo prende il nome di baby talk.

Il linguaggio dei bambini e il modo che gli adulti hanno di comunicare con loro è molto importante, e va più in profondità di quanto si possa pensare.

Cos’è il baby talk?

Partiamo con una definizione dell’espressione “baby talk”, ovvero

Il modo di rivolgersi a bambini in tenera età da parte degli adulti che si prendono cura di loro e, spesso, da parte di altri bambini a partire dai tre anni di età.

Con questo termine si indicano quindi tutte quelle espressioni e i modi di fare che solitamente i genitori utilizzano quando si esprimono con i loro bambini.

Il baby talk può manifestarsi con le ripetizioni, le espressioni onomatopeiche e l’uso di parole semplici e facilmente riproducibili dal bambino (pappa, cacca, ninna, eccetera) e di diminutivi.

Ma anche con un’intonazione esagerata della voce, pause prolungate tra una parola e l’altra o una maggiore sillabazione dei termini più lunghi.

Possiamo quindi dire che il baby talk è la forma di linguaggio che normalmente, quasi istintivamente, si usa con i bambini. A questo punto è lecito domandarsi se è davvero efficace e utile per la comunicazione con il bambino. Così come fino a quando va utilizzata e se ci sono degli accorgimenti da seguire.

Baby talk e sviluppo del linguaggio

Il primo aspetto da sottolineare è quello legato all’interazione che c’è tra la madre e il bambino. Diversi studi ed esperimenti hanno confermato come il bambino percepisca il suono della voce della madre, così come abbiamo già avuto modo di vedere parlando dell’ascolto della musica durante la gravidanza.

Un legame profondo che nasce all’interno del grembo e che prosegue in maniera unica, particolare e privilegiata anche nel corso degli anni.

L’importanza della comunicazione con il bambino fin dai primi mesi di vita è fondamentale. Lo conferma l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) che invita ad avere un “dialogo sonoro” con il proprio bambino:

Il modo in cui una mamma parla con il suo bambino, fatto di toni di voce alti, bassi, con pause a volte lunghe e brevi è il modo per entrare veramente in sintonia con il tuo bimbo. Questo scambio di suoni e di emozioni è capace di stimolare lo sviluppo del suo cervello.

Proprio quello che accade con il baby talk.

Lo sviluppo del linguaggio del bambino passa non solamente dalla comprensione del significato delle singole parole, ma anche dal tono con cui queste vengono ripetute. Anche per questo sono fondamentali i sorrisi, la pazienza e la disponibilità ad ascoltare quello che dice il bambino.

Nei primi tre mesi di vita i bambini percepiscono quasi esclusivamente dei suoni, ma registrano le differenti tonalità. Dal quarto al settimo mese si rendono conto dell’impatto del loro linguaggio ed emulano l’intonazione dei loro genitori. Dall’ottavo mese fino al primo anno i bambini imparano a dire le prime parole e si riesce a instaurare una vera e propria comunicazione.

Il baby talk, quindi, è utile nel primo anno di vita, ma non ci sono regole fisse, in quanto la crescita di ogni bambino è unica. Eventuali ritardi del linguaggio vanno contestualizzati e analizzati correttamente, evitando di preoccuparsi se il proprio bambino, a differenza di altri coetanei, non dice già le prime parole.

Ci sono bambini precoci e altri meno: sono tanti i fattori che incidono nello sviluppo del linguaggio del bambino. Fattori di cui tenere conto ma da analizzare con l’ausilio del proprio pediatra per capire correttamente se ci sono problemi o meno.

L’ACP, infatti, specifica:

Ci sono bambini definiti “parlatori tardivi”, ossia che parlano bene ma impiegano un po’ di tempo in più; altri che invece possono avere un disturbo del linguaggio e richiedere quindi degli interventi specifici.

Il ruolo della tecnologia

Appare doveroso fare un breve excursus sul ruolo della tecnologia nello sviluppo cognitivo. Capita spesso di vedere bambini, anche piccolissimi, che trascorrono molto tempo davanti a smartphone, tablet, TV e altri dispositivi elettronici. Questo comportamento costituisce un problema o può aiutare lo sviluppo del linguaggio del bambino?

La Società Italiana di Pediatria consiglia un uso moderato e consapevole di questi dispositivi. Infatti

Di per sé un loro uso moderato, grazie ad applicazioni e a giochi o a programmi educativi, per alcuni minuti al giorno, con la presenza di un adulto, permette di sviluppare abilità come il linguaggio, l’attenzione e la memoria.

Baby talk: consigli utili

Come abbiamo visto sono tanti e comprovati i benefici dell’utilizzo del baby talk. Questa particolare forma di linguaggio consente ai genitori anche di iniziare a stabilire un contatto con i propri figli, comprendendo quelli che sono i loro bisogni.

I bambini sviluppano il linguaggio ascoltando; questo può avvenire anche tramite la lettura di libri adatti alla loro età. Come suggerisce l’ACP:

Comincia a leggere ad alta voce tenendolo in braccio e girando le pagine del libro insieme a lui finché non sarà egli stesso, verso i 9-10 mesi a girarle.

Lo sviluppo del linguaggio del bambino non deve essere didattico, ma fatto con naturalezza e divertimento.

Sono speciali le prime parole che il tuo bambino ascolta, non per il significato, ma per l’affettività e il ritmo che trasmettono. La cosa importante è poi di divertirsi nel farlo perché la molla che fa scattare la voglia di imparare è basata proprio sulle emozioni e sul piacere.

Il baby talk, in conclusione, è utile e propedeutico perché il bambino apprenda il linguaggio e lo sviluppi correttamente. Il suo utilizzo deve essere parziale e finalizzato all’acquisizione di una comunicazione migliore e autonoma da parte del bambino. Perché il baby talk funzioni, quindi, nel giro di un anno non dovrebbe più essere utilizzato da parte dei genitori.

Articolo originale pubblicato il 25 febbraio 2020

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