Come poter imparare a donarmi all'altro senza riserve? - GravidanzaOnLine

Anonimo

chiede:

Salve, ho 31 anni, ho una bambina di due anni e sono alla seconda
gravidanza. A livello sessuale sono sempre stata un po’ “frenata” per
motivi che io stessa riconosco (sfiducia negli uomini per motivi
famigliari, tabù culturali, ecc.). Piano piano con mio marito siamo
riusciti a superare gran parte delle ritrosie e, soprattutto nell’arco
della prima gravidanza, ad avere una vita sessuale molto attiva. Tutto
questo è finito dopo il parto (difficoltoso)… ci sono voluti mesi e mesi
prima che potessi accettare di avere un rapporto. Aspettavo fiduciosa
questa seconda gravidanza per avere di nuovo lo slancio di una volta
(anche grazie agli ormoni), ma niente. Ho avuto problemi di ipertiroidismo
che mi hanno bloccato ancora di più. Adesso la situazione è sotto
controllo, l’umore sta migliorando, e non ci sarebbero controindicazioni
ad avere rapporti sessuali, ma a me dà fastidio anche solo il contatto
fisico. In compenso trovo piacere nella masturbazione, vecchia abitudine
dell’adolescenza che credevo superata. Spesso mi ritrovo a guardare donne
nude (in particolare seni) su internet. Nella mia storia famigliare le
figure maschili (padre, nonno, zio, fratello) sono state sempre negative,
apatiche, mentre le donne forti e responsabili. Ho perso mia madre a 12
anni, ho vissuto con mia nonna che ho perso a 23 anni e sono rimasta senza
uno straccio di guida e di aiuto. Negli anni avevo maturato la ferma
decisione che non mi sarei mai sposata. Mio marito, una persona
eccezionale, è stato l’unico a riuscire a farmi tirare fuori tutto quello
che avevo dentro, siamo andati avanti un anno con interminabili discorsi e
alla fine è riuscito a farmi tornare il sorriso. Siamo felicemente sposati
da tre anni, andiamo molto d’accordo, sembriamo veramente fatti l’uno per
l’altra. Lo amo molto e soffro per questa mia freddezza fisica che non si
merita e che rispetta in un modo che definirei “ascetico”. Rimpiango i
pochi mesi che abbiamo avuto di sesso sereno, e non riesco a capire cosa
posso fare per ritrovare quella meravigliosa intesa. La mia natura
autoreferenziale forse è all’origine di tutto, ho sempre avuto difficoltà
ad aprire il mio guscio. Meno collegamenti esterni si hanno, meno si
soffre. Ma vorrei sapere come poter cambiare… come poter imparare a
donarmi all’altro senza riserve. Grazie,

Carissima Francesca, la sua storia è ricca di esperienze e sentimenti che
probabilmente possono essere legati alla sua difficoltà nell’entrare in
intimità con suo marito, nel “donarsi” all’altro, come dice lei. Forse più
che un dono che nega all’altro è una parte di sé che non riesce a
contattare con la libertà necessaria, e la sua capacità di lettura di se
stessa, della sua storia di vita, delle sue emozioni credo siano un’arma
importantissima, un aiuto prezioso per poter intraprendere un percorso
psicoterapeutico. L’aiuto di qualcuno che sia anche esperto in sessuologia
potrebbe aiutarla a comprendere le ragioni di un blocco che le toglie la
possibilità di vivere serenamente un’esperienza che ha avuto modo di
sperimentare come profondamente appagante per lei e per suo marito. È vero
che meno contatti esterni si hanno, meno ci si espone ai rischi della
sofferenza, delle ferite, dell’essere messi in discussione. Ma anche lei si
rende conto di quanta vita in meno si vive, di quante occasioni per
emozionarsi, per condividere, per appagarsi si perdono. Ed è davvero un
peccato. Una psicoterapia potrebbe essere non solo il terreno di
comprensione del suo “blocco” con suo marito, ma anche un’imperdibile
occasione per approfondire il suo rapporto con il femminile, per comprendere
quanto le figure forti di donna nella sua famiglia possono aver influito sul
suo rapporto con il maschile e sull’immagine che lei ha di sé, per fare un
viaggio di conoscenza e di maggior consapevolezza nel suo modo di essere
stata figlia e di essere oggi madre.
Un cordiale saluto

* Il consulto online è puramente orientativo e non sostituisce in alcun modo il parere del medico curante o dello specialista di riferimento

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