'Sono fatto così': storia di un pannolino - GravidanzaOnLine

"Sono fatto così": storia di un pannolino

Mi presento: sono un pannolino! La mia storia comincia da un ciuffo di cellulosa e un pugno di gel superassorbente, e finisce in una discarica maleodorante o nella bocca fiammeggiante di un inceneritore, dopo appena poche ore di onorato servizio!

Ciao a tutti, mi presento: sono un pannolino, e anche se non sembra, dentro di me ci sono un sacco di materiali diversi. Sono fatto prima di tutto di polpa cellulosa, che si ricava dagli alberi ma per diventare “bianca che più bianca non si può”, viene di solito trattata con una sostanza che si chiama Cloro.

Si tratta di una sostanza di origine naturale, ma che può rilasciare nell’ambiente piccole tracce di diossine o di altre sostanze inquinanti (per questo le acque di scarico delle fabbriche dei pannolini hanno bisogno di essere depurate prima di finire nei sistemi fognari).

Che poi, per dirla tutta, non ho mai capito perché sia necessario sbiancarla, visto che la polpa di cellulosa ha un colore tendente al marroncino chiaro, il che sarebbe in un certo senso perfetto per accogliere la vivace “produzione” dei culetti che noi pannolini dobbiamo abbracciare!

Quelle palline misteriose

Comunque. Oltre alla cellulosa, il mio cuore è composto di un gel superassorbente che in sigla si chiama Sap e che può essere di diversa composizione (in genere si tratta di sostanze chimiche con nomi molto difficili, come per esempio il Poliacrilato di Sodio).

Avete presente quelle micidiali palline piccolissime intrise della santa pipì dei vostri cuccioli che, se malauguratamente rompete uno di noi durante il cambio, finiscono sparpagliate dappertutto come una specie di slime appiccicoso?

Ecco: quella roba lì è proprio il Sap, che in effetti, dentro un pannolino, fa la maggior parte del lavoro sporco, assorbendo gli umori di pargoletti e pargolette più o meno sgambettanti. È proprio grazie ai gel superassorbenti, insomma, che posso sfoggiare la mia perfetta silhouette, vantandomi di essere sottile e pratico nonostante la mia estrema efficienza.

Armi tecnologiche

Ma non è tutto, sapete? Oltre a questi ingredienti fondamentali, sono composto anche di plastica o bioplastica, che servono a formare la barriera impermeabile per arginare le fuoriuscite liquide. È grazie a quello se non ti ritrovi zuppo a tua volta quando a tuo figlio scappa una pipì da cavallo!

Ma sappi che, nonostante le mie finissime armi tecnologiche, difficilmente potrai salvarti dall’esperienza iniziatica che prima o poi tutti i genitori si trovano a vivere, almeno una volta nel corso della loro esistenza: l’esplosione di pupù liquida incontenibile che imbratta il pupo adorabile dalle caviglie all’attaccatura dei capelli.

Non è colpa mia, intendiamoci: è che dinanzi a certe esuberanze degli intestini in crescita, c’è poco da contenere. Tutta salute, comunque!

Dentro di me ci sono poi adesivi, velcro, eventualmente profumo e anche un po’ di coloranti (adoro essere un tipo fashion, anche se in effetti mi ha sempre fatto un po’ sorridere la cura con cui degli esperti si occupano delle decorazioni di quella che a tutti gli effetti è una mutanda per bambini piccoli).

Per produrmi ci vogliono, oltre a tutte queste materie prime, anche tanta acqua ed energia. E altra energia, acqua e materiali da imballaggio sono necessari per confezionarmi e trasportarmi fino al supermercato e poi nelle vostre case.

Un po’ come accade per i miei cugini lavabili, che sono fatti di cotone o fibre sintetiche. A differenza loro, però, la mia carriera non dura che poche ore.

Poche ore di carriera

Qualche decina di gloriosi minuti in cui mi prendo cura con diligenza delle zone più delicate dei vostri piccoletti, contenendo il contenibile e limitando esondazioni e disastri vari.

La mia storia, che inizia con un ciuffo di soffice cellulosa e una manciata di palline birichine, finisce di solito in una grande discarica puzzolente, oppure dentro un inceneritore: una bella fiammata permette di recuperare almeno una piccola parte dell’energia che viene usata per darmi vita.

Per fortuna, però, ho sentito che in alcuni paesi stanno imparando a riciclare anche i pannolini usati! Mi piacerebbe molto poter avere una vita più lunga, un po’ come i miei cugini lavabili, che hanno il privilegio (per modo di dire!) di raccogliere tante cacche e tante pipì, anche di bambini diversi, prima di finire nella spazzatura.

Mi piacerebbe sapere che i materiali che mi compongono possono trasformarsi in qualcos’altro, proteggendo il pianeta che lasceremo ai nostri amati bambini!

  • Una Mamma Green

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