
Essere fratelli maggiori ha i suoi pro e i suoi contro: scopriamo il "ruolo" del fratello e della sorella maggiore e come gestire la gelosia.
Molto spesso si pensa che chi non ha fratelli è meno socievole e più introverso, ma non è sempre così. Ecco cosa bisogna sapere.
Secondo i dati dell’Istat, tra le coppie con figli, il 50% ha un solo figlio, confermando che il modello del “figlio unico” è ormai dominante in Italia. Ma anche in Europa vi è la stessa tendenza con i dati Eurostat che indicano come tra le famiglie con figli, quasi la metà (49,8%) ha un solo figlio, mentre il 37,6% ne ha due e il 12,6% tre o più. Una realtà ormai consolidata che ha ovviamente diverse ragioni (scelta, economiche, culturali) e che è interessante analizzare anche per comprendere la veridicità (o meno) dell’idea che i figli unici si sentono più soli.
Non è raro, infatti, pensare che bisogna (anche come un vero e proprio dovere) fare il secondo figlio per fare compagnia al primogenito, instaurando un senso di colpa per quelle coppie che, per un motivo o per un altro, non vorrebbero cercare una successiva gravidanza.
Ma cosa c’è di vero in questa prospettiva?
Per molto tempo si è parlato di una vera e propria sindrome del figlio unico, facendo passare l’idea che un bambino senza fratelli o sorelle è un individuo cui manca qualcosa. In particolare i figli unici tenderebbero, per avere l’esclusiva delle attenzioni dei genitori e dei parenti e per non avere simili che li limitino, a essere viziati, narcisisti, egocentrici, prepotenti, non altruisti, solitari ed eccessivamente dipendenti dai propri genitori.
Un identikit che però non ha nulla di vero. O, meglio, che determinate caratteristiche non derivano dal non avere fratelli o sorelle.
Tra i vantaggi dell’essere figlio unico, spiega l’Associazione Ai.Bi. Amici dei Bambini, c’è l’idea che questi bambini abbiano la possibilità di ricevere tutta l’attenzione e l’affetto dei genitori, di avere più spazio e risorse a disposizione e di sviluppare una maggiore autostima e fiducia in sé stessi. Inoltre, grazie al maggior contatto con gli adulti, i figli unici tendono ad avere migliori capacità verbali e spesso ottengono risultati scolastici più brillanti rispetto ai coetanei con fratelli. A differenza di quanto comunemente si crede i figli unici hanno la capacità di avere e mantenere relazioni più profonde e durature e avere una maggiore autostima e fiducia in sé stessi.
La Società Italiana di Psicologia Individuale però pone attenzione sul fatto che questi vantaggi non dipendono dall’essere il primo o il secondo figlio, ma dipendono da diversi fattori tra cui il clima familiare e dai ruoli che il bambino assume all’interno della famiglia.
A oggi la ricerca scientifica sull’argomento ha escluso ogni tipo di correlazione tra figli unici ed elementi caratteriali, sociali e comportamentali negativi. Molti studi hanno confermato che i figli unici non sono, per il fatto di non avere fratelli, egoisti, prepotenti, socialmente isolati ed egocentrici. Ci sono figli unici così, ma non è dipeso dall’assenza di interazioni familiari con fratelli e sorelle tanto che la cosiddetta sindrome del figlio unico non ha oggi alcun tipo di validità scientifica.
Il problema della solitudine sociale è molto complesso e non risolvibile con il numero di figli presenti in una famiglia. È una questione profondamente soggettiva, tanto che non mancano figli unici che riferiscono di avere esperienze positive. Anche perché l’assenza di fratelli o sorelle può portare il figlio unico a cercare amicizie più strette o legami forti con altri componenti della famiglia (come i cugini), non sviluppando mai alcun tipo di problema relazionale.
Paradossalmente i figli unici possono al contrario dover subire diverse sfide che, invece, i figli con fratelli e sorelle non hanno. Una delle difficoltà più comuni riguarda la gestione dei conflitti e la capacità di negoziare con gli altri. Abituati a ricevere un’attenzione diretta e a vedere i propri bisogni soddisfatti più rapidamente, possono avere meno esperienza nelle dinamiche interpersonali. Un’altra sfida riguarda il senso di responsabilità verso i genitori, che nei figli unici può essere più accentuato. Il desiderio di soddisfare le loro aspettative può generare ansia da prestazione e una forte paura di fallire.
Come anticipato a determinare lo sviluppo emotivo, sociale e affettivo di un figlio è il clima familiare nel quale cresce. È in questo contesto che si impara a collaborare, condividere, rispettare le differenze e gestire i conflitti. Un fratello o una sorella può essere un compagno di giochi, ma anche un sostegno e un confidente, ma non è raro che tra fratelli e sorelle ci siano conflittualità che diventa difficile risolvere nel corso degli anni.
Le relazioni fraterne sono intense e si protraggono per tutta la vita e sono caratterizzate da affetto, complicità, ma anche da competizione e ricerca di riconoscimento. La presenza di fratelli e sorelle comporta infatti la necessità di condividere l’attenzione dei genitori e sviluppare la capacità di esporsi e chiedere, evitando di sentirsi messi da parte. Ogni posizione può portare con sé dinamiche specifiche, come la “detronizzazione” dei primogeniti con l’arrivo di un nuovo fratello o il bisogno dei secondogeniti di trovare un ambito in cui eccellere. Proprio per questo il ruolo dei genitori è fondamentale. La qualità della relazione con ciascun figlio influisce sulla qualità del rapporto tra fratelli. Offrire attenzioni equilibrate, evitare favoritismi ed educare con un approccio personalizzato aiuta a creare un contesto sereno, in cui ogni bambino si senta amato, valorizzato e sostenuto.
Non è quindi il fare figli per dar loro compagnia a risolvere il problema educativo, quanto la responsabilità di svolgere il proprio ruolo di madri e padri in maniera attenta a quelle che sono le esigenze individuali di ciascun figlio.
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