Fratelli maggiori: 5 pro e 5 contro che sono i figli nati per primi possono capire

Essere fratelli maggiori ha i suoi pro e i suoi contro: scopriamo il "ruolo" del fratello e della sorella maggiore e come gestire la gelosia.

Che sia stretto, affettuoso, litigioso o freddo, il rapporto tra fratelli o sorelle è sempre un legame unico, che ha caratteristiche diverse da qualunque altra relazione. Per i più piccoli, sorelle e fratelli maggiori sono un punto di riferimento a cui guardare durante l’infanzia e, talvolta, anche dopo, mentre i “grandi” si dividono tra il ruolo di guida e la – naturale – gelosia che accompagna l’arrivo di un fratellino o una sorellina.

Il “ruolo” dei fratelli maggiori

Protettori, complici, sorveglianti: i fratelli maggiori sono una risorsa unica. Per i più piccoli, sono un modello da imitare e, grazie alla loro presenza, possono imparare molto su come funzionano il mondo, le dinamiche familiari e persino il proprio corpo. Per questo, il ruolo dei fratelli maggiori è così importante: i piccoli apprendono per osservazione e imitazione e dare il buon esempio è dunque fondamentale.

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Non solo: un fratello o una sorella maggiore è un compagno di giochi che permette di sviluppare o affinare alcune abilità, incoraggiando l’autostima del piccolo. Se il legame è forte, è un porto sicuro che fa sentire accolti.

I fratelli più grandi possono rappresentare anche un aiuto per i genitori: includerli nella cura del bambino e nelle attività domestiche lo aiuta a sentirsi importante nell’adempiere i suoi compiti e in questo modo creerà una buona autostima e fiducia in se stesso. Attenzione, però: un fratello maggiore non è un terzo genitore, ma un bambino che ha bisogno di giocare e di avere il suo mondo personale.

Fratelli maggiori e gelosia

La gelosia tra fratelli si presenta in molte forme, non solo con quella più comune di un bambino invidioso del fratellino nuovo di zecca che ruba tutte le attenzioni, ma anche quella di fratello minore frustrato, geloso di non poter fare tutto ciò che fa il suo fratello maggiore. È un fenomeno molto frequente: uno studio ha rilevato che durante circa il 98% dei giovani ha riferito di aver provato gelosia tra fratelli almeno una volta l’infanzia e l’adolescenza.

Nel primo caso, è normale che il primogenito, abituato ad essere il bambino di casa, reagisca negativamente al nuovo e alla nuova arrivata. È importante evitare di “incolpare” il neonato dicendo cose come “Non posso aiutarti, sto dando da mangiare a tuo fratello” o “Non possiamo andare in biblioteca, è l’ora del riposino di tua sorella”: questo, infatti, non farà altro che alimentare il risentimento nei confronti del bebè. Anche se è difficile, lo sforzo di trovare dei modi alternativi per dare una seppur piccola delusione legata alle nuove necessità familiari aiuterà a mantenere l’armonia.

Anche far sì che il bambino si senta amato e importante è determinante: lodarlo quando fa qualcosa di buono – soprattutto se legato al neonato – è fondamentale, così come trovare il modo di regalargli qualche coccola o attenzione extra, come una storia in più prima di andare a letto o un attimo a tu per tu con i genitori.

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Accogliete i suoi sentimenti e non cercate di forzare le sue emozioni: non abbiate fretta di rispondere a verbalizzazioni di sofferenza come “odio il nuovo fratellino” o “rimandiamolo indietro” spiegando che no, non è vero, gli vogliono molto bene. Lasciate che esplorino anche le sensazioni sgradevoli, stando al loro fianco per imparare ad affrontarle.

Se la gelosia si presenta quando i bambini sono più grandi, è importante far percepire loro che sono diversi ma ugualmente amati. Ognuno con le loro caratteristiche uniche è un pezzo di un puzzle che unisce tutta la famiglia. Per evitare risentimenti e invidie, le responsabilità e i rimproveri devono essere divise equamente, evitando di attribuire sempre la “colpa” all’uno o all’altro e i confronti.

Anche in questo caso, coltivare il rapporto genitori-figli è fondamentale, così come non evitare l’argomento della gelosia ma affrontarlo, per attraversarlo e minimizzarne l’influenza: spieghiamo che è normale essere gelosi a volte e che li capiamo, ma cerchiamo di spostare l’attenzione sugli aspetti positivi e unici dell’essere il fratello o la sorella minore/maggiore.

Come “insegnare” a essere fratelli e sorelle maggiori

Fratelli e sorelle maggiori non si nasce, si diventa. Improvvisamente. Da un momento all’altro, tutto cambia e talvolta è difficile per i bambini adattarsi a questo nuovo ruolo. Ci sono delle azioni – e delle attenzioni – che, però, possono aiutarci a insegnare ai piccoli ad essere “quelli grandi”.

Non si tratta solo della relazione e del legame fraterno, ma anche del rapporto tra il piccolo e i suoi genitori, che perde il carattere di esclusività che aveva avuto fino a quel momento o, nel caso di una nuova nascita, si trasforma nuovamente. Per questo, è fondamentale agire prima del parto, nei primissimi momenti dopo la nascita e una volta tornati alla quotidianità.

Prima della nascita

Focalizzate l’attenzione sul rapporto tra fratelli: questo aiuterà a distogliere l’attenzione dal rapporto mamma (o genitori), il bambino che c’è e quello in arrivo. Preparateli al nuovo arrivo, sia grazie a libri dedicati all’argomento, sia coinvolgendoli nelle varie attività, dalla scelta del colore della cameretta all’acquisto delle prime tutine. È importante spiegare loro cosa accadrà, dettagliatamente, così sapranno cosa aspettarsi: il modo migliore per farlo è utilizzare come esempi “mi ricordo che quando tu eri piccolo” o “quando sei nato tu”, in modo da non farlo sentire escluso, ricordandogli che tutto quello che accadrà è già stato vissuto assieme.

Dopo la nascita

Quello dell’ospedale è uno dei momenti più critici: il momento tanto atteso è arrivato, ma il distacco dalla mamma, assente per qualche giorno, è netto. Quando rivedranno la mamma, ci sarà un nuovo esserino che richiede tantissime attenzioni e ruba lo spazio, il tempo e le attenzioni che prima erano solo sue. Accompagnatelo in questa transizione: innanzitutto, se potete farlo fisicamente non aspettatelo nella stanza con il bebè, ma incontratelo nell’ingresso, ritagliandovi un momento per ritrovarvi prima di fare la conoscenza del nuovo arrivato.

Fate in modo che il momento dell’incontro sia gestito dal genitore verso cui il bambino si dimostra meno possessivo e, se nella stanza sono presenti altre persone, istruitele affinché l’attenzione non sia focalizzata sul neonato ma sul rapporto, anch’esso appena venuto alla luce, tra i fratelli. Cercate di non riprendere in continuazione il bambino se fa gesti o azioni dovute all’eccitazione o all’entusiasmo, ma guidatelo con dolcezza per fare in modo che capisca come comportarsi vicino al fratellino o alla sorellina.

A casa

Una volta tornati a casa, coinvolgete il bambino della cura del neonato e cercate di affidargli dei piccoli compiti a seconda della sua età: sentirsi un aiutante lo farà sentire responsabile e importante e, soprattutto, non escluso dal nuovo rapporto. Cercate di ritagliarvi dei momenti di contatto e intimità soli con lui, individualmente e tutti insieme, ricordandogli che l’amore che provate per lui e il rapporto speciale che avevate prima dell’arrivo del fratellino sono intatti e, anzi, più forti. Infine, non siate troppo rigidi o frettolosi: è normale che l’adattamento alla nuova situazione non sia immediato.

I contro dell’essere fratelli maggiori

  • Devi essere sempre “quello responsabile”;
  • Potresti diventare “dipendente” dalle attenzioni che ricevi costantemente e soffrire quando vengono a mancare;
  • A volte, ti senti il terzo genitore invece che un bambino;
  • Spianerai la strada ai tuoi fratelli, che potrebbero avere molta più libertà di te;
  • Puoi sentirti trascurato o geloso.

I pro dell’essere fratelli maggiori

  • Sarai sempre “il primo” e per un periodo sei stato l’unico;
  • Sei tu a settare le aspettative di genitori e parenti;
  • Essere il maggiore ti aiuta ad affinare le capacità di leadership;
  • Non sei tu a dover utilizzare vestiti e giochi dismessi dai fratelli;
  • Negli album di famiglia, le tue foto superano di gran lunga quelle di tutti gli altri.

Articolo originale pubblicato il 2 novembre 2022

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  • Bambino (1-6 anni)