Parto gemellare, cosa c’è da sapere

Parto gemellare, cosa c’è da sapere

Le gravidanze gemellari sono un’eventualità sempre meno rara, anche a causa del maggiore ricorso alle terapie per la fertilità, che favoriscono le gestazioni multiple. Ma cosa cambia in un parto gemellare rispetto a una nascita singola? E cosa c’è da sapere per prepararsi al meglio ad accogliere due o più gemelli?

Parto gemellare: di solito è un po’ anticipato

Per prima cosa, va tenuto presente che il parto gemellare si verifica di solito prima rispetto a un parto singolo. Una gravidanza multipla, infatti, spesso si conclude anticipatamente, in modo spontaneo o per scelta dei medici. Da un lato, infatti, l’utero potrebbe di essere in grado di sostenere un’espansione così importante fino al termine fisiologico della gravidanza, dall’altra c’è un maggiore rischio che, col passare delle settimane, la placenta non riesca a supportare adeguatamente la crescita di due (o più) feti. È per questo che, se una gravidanza singola viene considerata a termine fra le 37 e le 42 settimane, è difficile che una gravidanza gemellare si protragga oltre le 37 settimane. Di norma, questo non comporta gravi rischi per i bambini, perché si tratta di una prematurità lieve, che può richiedere o meno una permanenza in terapia intensiva neonatale ma che, nella maggioranza dei casi, si risolve senza conseguenze.

Parto gemellare: vaginale o cesareo?

Per quanto riguarda la tipologia di parto, non è più così scontato come un tempo il fatto di doversi sottoporre a un taglio cesareo. Si tratta sicuramente di una eventualità più probabile rispetto alle gravidanze singole, ma è possibile affrontare un parto gemellare anche per via vaginale. Se entrambi i gemelli sono in presentazione cefalica (cioè a testa in giù) è probabile che si possa avere un parto naturale, che è la soluzione consigliata anche se il primo gemello a dover nascere è cefalico e il secondo è invece a testa in su, ovvero in posizione podalica. Se entrambi i bambini sono podalici, o se il primo che deve nascere si trova con i piedi davanti, si ricorrerà invece a un taglio cesareo, così come nel caso in cui uno o entrambi i gemelli si trovino in posizione trasversale. Altre condizioni che inducono al cesareo sono le stesse che valgono per un parto singolo, come la placenta previa, la sofferenza fetale o alcune condizioni patologiche a carico della madre.

Come avviene un parto gemellare

Il travaglio che conclude una gravidanza gemellare è in tutto simile a quello di una gestazione singola, con contrazioni inizialmente blane e irregolari e poi via via più intense e frequenti. La rottura delle acque può avvenire o meno, e occorre recarsi con urgenza in ospedale qualora il liquido appaia di colore scuro o verdastro (esattamente come accade per chi aspetta un figlio solo). Il parto gemellare non costituisce di per sé una controindicazione per l’anestesia epidurale. La fase espulsiva potrebbe essere “più semplice” rispetto a un parto singolo, perché le dimensioni dei gemelli alla nascita tendono ad esserre inferiori rispetto a quella delle gravidanze singole. Il secondamento, ovvero l’espulsione della (o delle) placenta e delle membrane, avviene di solito in una volta sola, dopo la nascita di entrambi i gemelli, ma nelle gravidanza biovulari è possibile anche che ciascuna placenta venga espulsa dopo il parto di ogni neonato.

Allattare dopo un parto gemellare

A proposito di peso alla nascita, è normale che i gemelli siano un po’ più piccoli rispetto ai neonati nati da gravidanze singole, con un peso di circa 2,5 chili. Non è raro che, proprio per queste dimensioni inferiori o per la conclusione anticipata della gravidanza, i bimbi nati da un parto gemellare vengano tenuti in incubatrice per alcuni giorni. Allattare al seno i gemelli è possibile, sia in modo esclusivo che in associazione con il latte artificiale. Anche nel caso di un parto gemellare, è importante attaccare i neonati al seno il prima possibile, e continuare a farlo a richiesta.