Transfer degli embrioni: come e quando si pratica - GravidanzaOnLine

Transfer degli embrioni: riesce sempre? Cos'è e come funziona

Con il transfer degli embrioni si entra in una delle fasi più attese e delicate della fecondazione assistita. La procedura è semplice e indolore, si svolge nella sala operatoria adiacente al laboratorio di fecondazione in vitro, generalmente in pochi minuti, ma può nascondere alcune insidie: vediamo come funziona.

Il transfer degli embrioni, o più semplicemente “trasferimento embrionario” o “embryo transfer”, è una procedura ginecologica delicata, ma assolutamente indolore, che viene eseguita ambulatorialmente e senza anestesia.

Questa manovra corrisponde alla fase della fecondazione in vitro (FIVET) in cui gli embrioni vengono trasferiti nella cavità uterina dopo 3/5 giorni dal prelievo degli ovociti (pick-up). Vediamo in cosa consiste esattamente il transfer degli embrioni, come si effettua e cosa succede dopo averlo praticato.

Transfer embrioni: cos’è e come si effettua

Nell’ambito delle tecniche di procreazione medicalmente assistita dopo avere prelevato gli ovociti della donna questi sono immessi in una particolare coltura in vitro in cui vengono inseriti gli spermatozoi per la fecondazione. Dopo che gli ovociti sono stati fecondati si aspetta lo sviluppo degli embrioni, che vengono quindi trasferiti nel fondo uterino.

Prima di essere trasferiti, vengono immersi in una piccola quantità di terreno di coltura e introdotti in un catetere molto morbido e sottile che viene fatto passare attraverso il collo dell’utero.

Il numero di embrioni trasferiti è variabile (generalmente da 1 a 3) in funzione di vari parametri fra cui: età della donna, qualità embrionaria, stato di salute della donna, tipo di embrioni (terza giornata o quinta/sesta giornata di sviluppo “blastocisti”); la decisione finale è della coppia una volta sentito il parere del medico.

Ovviamente, più embrioni “sani” vengono utilizzati, più possibilità di gravidanza ci saranno nell’ambito dello stesso trattamento, anche se aumenterà l’eventualità di una gravidanza gemellare.

Una volta raggiunto il fondo uterino, gli embrioni vengono rilasciati dolcemente sotto osservazione ecografica. Tutto ciò avviene in posizione ginecologia nell’arco di circa 10 minuti, senza bisogno di anestesia (è totalmente indolore) o di particolari manovre.

Pur essendo piuttosto semplice, il transfer degli embrioni è una procedura da eseguire con la massima calma, evitando accuratamente di “strapazzare” gli embrioni o la mucosa della cavità uterina. Per precauzione, la donna rimane in posizione distesa e a riposo per circa 20 minuti. Trascorso questo tempo, può tornare alle normali attività.

Transfer embrioni: quando si fa?

I primi segni della fecondazione embrionale in vitro si evidenziano dopo circa 18-20 ore dall’inseminazione degli ovociti. Trascorso un ulteriore periodo di coltura di circa 48-96 ore, lo specialista effettua la valutazione della qualità e della quantità degli embrioni che si sono formati.

Di fondamentale importanza che la valutazione sia eseguita con accuratezza e attenzione, poiché da essa dipenderà in larga parte il successo dell’intera procedura.

Dopo il transfer degli embrioni: i sintomi

Nei giorni successivi al transfer degli embrioni, la paziente può condurre una vita assolutamente normale e riprendere le sue abituali attività. Tuttavia, è raccomandato uno stile di vita tranquillo, una dieta equilibrata e niente stress fisici o psichici.

Normalmente, lo specialista prescrive una terapia a base progesterone con somministrazioni quotidiane. Questo aiuta l’endometrio a sostenere e facilitare l’impianto dell’embrione.

I sintomi che possono insorgere dopo il transfer embrionale sono tanti, ma non necessariamente presenti e uguali in ogni donna. La variabilità, in questo caso, è davvero accentuata, tanto è vero che alcune donne sono del tutto asintomatiche anche se l’impianto è avvenuto con successo.

L’attesa del risultato, non priva di timori e stati d’ansia, è la costante che accomuna la maggioranza delle pazienti che si sottopongono al transfer embrionale.

Spesso l’attecchimento dell’embrione comporta la rottura dei vasi sanguigni dell’endometrio, il che produce le tanto attese “macchie” o “perdite da impianto” che preannunciano una possibile gravidanza. Altri sintomi abbastanza comuni, ma non sempre ricorrenti, possono essere:

  • coliche;
  • gonfiore del seno;
  • bisogno di urinare più frequente;
  • diarrea stitichezza o acidità;
  • sonnolenza;
  • nausea e vomito;
  • inappetenza;
  • sensibilità spiccata a certi odori.

Tuttavia, è sempre bene ricordare che l’ansia del risultato tanto atteso può dar vita ad uno o più sintomi tra quelli elencati, senza però essere seguita effettivamente da una gravidanza. Allo stesso modo, la totale assenza di sintomi non deve essere interpretata necessariamente come un fallimento della terapia.

Transfer embrioni: percentuali di successo

La percentuale di successo del transfer degli embrioni e della FIVET in generale oscilla approssimativamente tra il 25 e il 35% per ciclo.

La variabilità dipende da vari fattori, come l’età della paziente (fattore di maggiore impatto) e la risposta alle terapie. Si stima che circa il 15-20% delle donne non produca sufficienti follicoli o che ne produca troppi, il che può incidere negativamente sul buon esito di tutta la procedura.

Articolo originale pubblicato il 10 maggio 2019

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