Ovodonazione: percentuali di successo e leggi - GravidanzaOnLine

Ovodonazione: come funziona e chi può richiederla

L'ovodonazione è una tecnica di fecondazione assistita eterologa: vediamo insieme le percentuali di successo e quali leggi la regolano in Italia e all'estero.

In medicina si definisce ovodonazione una tecnica di fecondazione assistita eterologa in cui gli ovociti di una donna vengono donati ad un’altra donna.

In Italia, la fecondazione eterologa con ovodonazione è possibile dal 9 aprile 2014 con l’abrogazione della Legge 40. Prima di tale data, le coppie con difficoltà a creare il proprio progetto di maternità potevano fare riferimento solo alla fecondazione assistita omologa, ossia con gli ovuli propri della donna in cerca della gravidanza.

Senza la possibilità, quindi, di impiantare ovuli di una donatrice esterna alla coppia. Attualmente, si ricorre alla feconda eterologa con ovodonazione, appunto, in caso di:

  • scarsa qualità e quantità della riserva ovarica della ricevente;
  • menopausa precoce;
  • patologie che compromettano la capacità riproduttiva;
  • anomalie genetiche che possano essere trasmesse al nascituro.

Ovodonazione: in che cosa consiste?

L’ovodonazione è la donazione di ovociti maturi da una donna a un’altra che vengono utilizzati nell’ambito della fecondazione assistita eterologa.

La fecondazione assistita con ovodonazione viene utilizzata nel caso di ripetuti insuccessi di gravidanza insorta con metodi di fecondazione artificiale omologa, ossia con gli ovociti della paziente stessa. L’ovodonazione viene utilizzata spesso anche nel caso di assenza o insufficienza ovocitaria della paziente, che rende fisiologicamente impossibile l’instaurarsi di una gravidanza spontanea.

Attualmente, la tecnica di riproduzione assistita utilizza ovuli (ovociti) provenienti da donatrice anonima. Tali ovociti, attraverso tecniche di fecondazione in vitro quali la Fivet o l’ICSI, vengono fecondati con gli spermatozoi del partner maschile della coppia al fine di ottenere il numero di embrioni necessari per la selezione in laboratorio.

Gli ovociti vengono quindi trasferiti nell’utero della ricevente per ottenere una gravidanza. Gli ovociti possono essere donati “a fresco” o “crioconservati” a seconda della tecnica di fecondazione assistita scelta.

La donatrice degli ovociti, che rimane anonima, viene selezionata tra tutte le donne in ottima salute psico-fisica compatibili con entrambi i partner della coppia ricevente. Nello specifico, si valuta la compatibilità sanguigna (gruppo e fattore Rh) e la compatibilità fenotipica della donatrice con la coppia e la donna ricevente. Per caratteristiche fenotipiche si intendono l’altezza e il peso, l’etnia, il colore della pelle, degli occhi e dei capelli.

Ovodonazione: le percentuali di successo

Secondo un documento rilasciato dal Ministero della Salute italiano relativo all’anno 2017, si rilevano incoraggianti percentuali di successo con determinate tecniche di fecondazione assistita con ovodonazione.

Nel 2017, l’attività di fecondazione assistita di II e III livello con donazione di gameti  in Italia ha contato un totale di 6.771 cicli iniziati, di cui 1.237 nei centri pubblici o privati convenzionati (18,3%).  Il 76,3% dei cicli sono iniziati utilizzando esclusivamente ovociti donati (5.163 cicli), nel 18,6% dei cicli iniziati esclusivamente seme maschile (1.62 cicli), mentre nel 5,1% dei casi si è registrata una doppia donazione (346 cicli).

Sempre nel 2017 sono state monitorate 1.850 gravidanze ottenute con donazione di gameti. Da queste sono stati ottenuti 1.414 parti. Dai 1.414 parti, sono nati vivi 1.610 bambini, di cui 57 nati da una doppia donazione con seme ed ovociti crioconservati.

I bambini nati morti sono stati 11 (0,7% delle nascite) e sono avvenuti 9 casi di morti neonatali, cioè bambini nati vivi e poi morti entro il 28° giorno. Dei 1.610 bambini nati vivi, a 15 sono state diagnosticate delle malformazioni, mentre 354 sono stati i bambini sottopeso alla nascita e 338 quelli nati pretermine.

Data la scarsità di donatrici di nazionalità italiana residenti in Italia, gli ovociti vengono spesso importati. Nel 2017 le importazioni di ovociti sono state 444 (comunicazioni ufficiali di importazione) da 71 Centri in 13 Regioni, per un totale di 6.731 criocontenitori (+7.9% rispetto ai 6.239 del 2016). La provenienza degli ovociti è stata da 17 Centri esteri siti in 4 diverse nazioni.

Ovodonazione in Italia

Il 9 aprile 2014 è stata abrogata la legge 40 che impediva, di fatto, la fecondazione assistita eterologa. La Corte Costituzionale ha considerato che il diritto ad avere figli, indipendentemente da eventuali limitazioni genetiche, deve essere tutelato. Per questo motivo, occorre rimuovere eventuali ostacoli giuridici che ne impediscano la realizzazione.

Sulla possibilità di introduzione della fecondazione eterologa in Italia, la Corte Costituzionale si è espressa con la sentenza n° 162 del 9 aprile 2014:

La determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile o infertile, concernendo la sfera più intima ed intangibile della persona umana, non può che essere incoercibile, qualora non vulneri altri valori costituzionali, e ciò anche quando sia esercitata mediante la scelta di ricorrere a questo scopo alla tecnica di pma di tipo eterologo.

La porta alla fecondazione eterologa è stata quindi aperta, pur con alcune limitazioni. In Italia, l’eterologa è permessa alle coppie di fatto, sposate o conviventi, eterosessuali con entrambi i partner viventi. Rimane il divieto per le pazienti single e per le coppie omosessuali.

Ovodonazione all’estero

La fecondazione assistita eterologa è permessa anche all’estero, con minori limitazioni rispetto all’Italia. In paesi europei come la Spagna e l’Olanda, per esempio, non esistono limiti di genere o di stato civile per accedere ad un trattamento di PMA con ovodonazione. Questo significa che una donna single, etero o omosessuale può accedere al trattamento, così come una donna etero o omosessuale sposata.

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Questa disparità tra alcune nazioni europee e l’Italia potrebbe agevolare il cosiddetto turismo riproduttivo, ossia gli spostamenti verso cliniche estere di donne che desiderano una gravidanza con ovodonazione, ma che non soddisfano i requisiti della legge italiana.

Il caso è stato sollevato da una coppia omosessuale friulana che aveva richiesto, senza successo, una fecondazione assistita con ovodonazione. In questo caso, il tribunale di Pordenone ha stabilito che, ancora una volta, il problema riguarda l’interesse costituzionale.

Tocca, dunque, alla Corte Costituzionale decidere se le coppie gay, ma anche le donne eterosessuali single, hanno diritto ad accedere alla fecondazione assistita o no.

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