I problemi di infertilità, l’età avanzata o la probabilità di trasmettere malattie genetiche ai figli sono alcuni dei fattori che spingono molte coppie a ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Se la fecondazione è eterologa vengono utilizzati gameti provenienti da donatori esterni alla coppia. In Italia la legge 19 febbraio 2004, n. 40 ne disciplina l’accesso. Ad oggi, il numero di coppie che si sottopongono all’eterologa e le percentuali di successo del trattamento sono in crescita. Ma restano dei limiti.

Fecondazione eterologa: cosa significa?

La fecondazione eterologa è un tipo di fecondazione assistita in cui il seme o l’ovulo utilizzati provengono da un donatore esterno alla coppia (da qui il termine eterologa). Si definisce doppia eterologa quando entrambi i gameti provengono da donatori esterni. Gli ovuli o gli spermatozoi utilizzati per la fecondazione sono prima esaminati allo scopo di escludere la presenza di malattie a trasmissione sessuale e per ricostruire la storia clinica e familiare del donatore.

Come per la procreazione assistita che non prevede donazione di gameti (omologa), è possibile distinguere tra:

  • tecniche di I livello, con l’inseminazione intrauterina;
  • tecniche di II e III livello, con fecondazione extracorporea, ovvero in vitro, e successivo trasferimento degli embrioni nell’utero materno.

Le tecniche di I livello prevedono esclusivamente la donazione di liquido seminale opportunamente crioconservato. In quelle di II e di III livello i gameti maschili utilizzati sono crioconservati, mentre i gameti femminili possono essere sia crioconservati che donati “a fresco”.

Fecondazione eterologa in Italia

Veniamo alla parte più intricata dell’argomento. La fecondazione assistita è stata oggetto negli anni di accesi dibattiti, in particolare in riferimento alla fecondazione eterologa, ritenuta bioeticamente non accettabile. Inizialmente, con la legge 19 febbraio 2004, n. 40 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, si è vietato l’uso di tecniche di fecondazione assistita di tipo eterologa. Ma, di fatto, questa legge negava la possibilità a migliaia di coppie di avere figli, e numerose famiglie hanno scelto di ricorrere alla tecnica di fecondazione eterologa all’estero, dando origine al fenomeno noto come “turismo riproduttivo”.

Successivamente, però, una sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014 ha dichiarato illegittimo il divieto imposto dalla legge n.40/2004, ma con riferimento al solo caso di comprovata patologia di uno o di entrambi i partner tale da causarne l’irreversibile sterilità.

Un’ulteriore sentenza della Corte Costituzionale, del 14 maggio 2015 ha esteso il ricorso alla fecondazione eterologa anche a coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche trasmissibili.

Ad oggi, in Italia, i numeri di persone che accedono alle tecniche di procreazione assistita con fecondazione eterologa sono in aumento, ma resta il problema della scarsa informazione sulla possibilità di donare i propri gameti. Tant’è che per la maggior parte dei trattamenti si utilizzano quelli importati da banche estere specializzate.

Fecondazione eterologa: chi può accedervi?

Si può accedere alla fecondazione eterologa con donazione di ovulo in caso di:

  • età avanzata;
  • assenza mestruazioni (per menopausa o no) o menopausa precoce (prima dei 40 anni);
  • bassa qualità dei propri ovuli;
  • malattie genetiche o cromosomiche non rilevabili attraverso le tecniche di diagnosi preimpianto;
  • precedenti interventi di chirurgia ovarica o ovaie che rendano impossibile il prelievo di ovuli;
  • ripetuti insuccessi con le tecniche di fecondazione in vitro non eterologhe;
  • poliabortività.
  • casi accertati di sterilità maschile.

È possibile ricorrere anche alla donazione di sperma quando il partner non può produrre spermatozoi o questi non sono in grado di fecondare l’ovocita, oppure in pazienti portatori di patologie genetiche o infettive trasmissibili.

Fecondazione eterologa: le percentuali di successo

Secondo i dati dell’ultimo rapporto del Ministero della salute sullo stato di attuazione della legge n.40/2004, nell’anno 2017, rispetto all’anno precedente, si è registrato:

  • un aumento del 18% delle coppie che hanno avuto accesso alle tecniche di fecondazione eterologa;
  • un aumento del 20,3% dei cicli di trattamento;
  • un aumento del 19,2% delle nascite.

In particolare, ci sono stati 743 cicli di trattamento utilizzando tecniche di I livello, da cui sono state ottenute 154 gravidanze e, di queste, 110 sono arrivate al termine (14,5% parti multipli, di cui il 13,6% gemellari e il 5,1% trigemini).

Mentre dall’applicazione di tecniche di II e III livello, a partire da 6.771 cicli di trattamento, sono state monitorate 1.850 gravidanze con 1.414 parti e 1.610 bambini nati vivi, di cui 57 nati dalla doppia donazione di ovuli e sperma.

Fecondazione eterologa: i costi

I costi per accedere alla fecondazione eterologa sono variabili. Nelle cliniche private in Italia oscillano tra i 5000 e i 7000 euro. Ma è possibile rivolgersi anche a centri pubblici e centri privati convenzionati: con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017 “Definizione dei Livelli essenziali di assistenza”, la fecondazione eterologa è entrata a far parte dei Lea, le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini.

Dovrebbe, perciò, essere previsto un contributo per le spese connesse alle prestazioni di raccolta, conservazione e distribuzione delle cellule riproduttive finalizzate alla fecondazione eterologa il cui importo è fissato dalle singole regioni.

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