Stimolazione ovarica in caso di fertilità ridotta: cos'è e come si effettua

Tramite l'iniezione di alcuni ormoni è possibile stimolare la produzione di ovociti al fine di aumentare le possibilità di ottenere una gravidanza. Scopriamo quando farla, quali i rischi e come funziona.

In Italia il 15% delle donne in età fertile non riesce ad avere una gravidanza. Se a questo dato aggiungiamo anche quello per cui è sempre più posticipato il periodo in cui le donne ricercano una gravidanza (rispetto alla fascia 20-32 anni del periodo più fertile), si comprende come le difficoltà ad avere un figlio siano in crescita rispetto al passato.

La stimolazione ovarica è una delle tecniche finalizzate a contrastare questo fenomeno di ridotta fertilità tesa a consentire a una donna di avere una gravidanza.

Cos’è la stimolazione ovarica?

La stimolazione ovarica è una tecnica farmacologica che ha l’obiettivo di consentire una maggiore produzione di ovociti con lo scopo di rendere possibile una gravidanza, o per vie naturali o tramite tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita cui ci si sta sottoponendo. Si tratta di una tecnica che, tramite iniezione di farmaci, permette un’ovulazione maggiore rispetto a quella che si avrebbe normalmente.

Va però considerato, come dimostrano gli studi condotti in materia, che gli embrioni ottenuti da ovociti con scarsa risposta alla stimolazione ovarica mostrano una ridotta capacità di impiantarsi e di portare a termine una gravidanza.

Questa tecnica medica può essere svolta seguendo diversi protocolli tenendo conto delle caratteristiche di ogni singola paziente (età, Indice di Massa Corporea, la sua riserva ovarica e lo stato di salute generale). Tra quelli maggiormente impiegati rientra l’utilizzo dell’ormone follicolo-stimolante (FSH) e di quello di rilascio delle gonadotropine (GnRH). È stato infatti dimostrato come l’utilizzo di questo protocollo migliori significativamente i tassi di gravidanza clinica e per quelle donne che hanno un alto rischio di sviluppare la Sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS). I protocolli prevedono non solo i farmaci necessari per stimolare l’ovulazione, ma anche quelli destinati a rendere il trattamento più sicuro.

Ogni ciclo di stimolazione ovarica può durare dai 10 ai 20 giorni (e viene iniziata tra il secondo e il terzo giorno delle mestruazioni) in base anche a quella che è la risposta di ogni donna. Durante ogni ciclo vengono effettuati regolarmente dei monitoraggi follicolari con lo scopo di  seguire la crescita e l’evoluzione dei follicoli e individuare il momento migliore per prelevarli (nelle tecniche di PMA) o avere rapporti non protetti per cercare un concepimento per vie naturali.

La tecnica di stimolazione ovarica prevede innanzitutto una ecografia iniziale, con la quale il medico verifica l’assenza di cisti o follicoli e una condizione delle ovaie favorevole a essere sottoposte a questo trattamento. Successivamente avviene la stimolazione vera e propria tramite la somministrazione di ormoni e, in base al trattamento scelto (inseminazione artificiale, FIVET, fecondazione eterologa o conservazione degli ovociti), si procede secondo le tempistiche necessarie.

Perché si effettua la stimolazione ovarica

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Fonte: iStock

Sono diverse le motivazioni per cui una donna può sottoporsi a una stimolazione ovarica e non sempre rispondono al desiderio immediato di avere un figlio. Infatti è una tecnica utile per le donne che hanno problemi di ovulazione, specialmente in casi di cicli mestruali irregolari, e può essere quindi impiegata per provare a ottenere una gravidanza per vie naturali.

Parallelamente può essere una soluzione per conservare gli ovociti in un’ottica di tutela della fertilità in vista di una successiva gravidanza. Infine è una tecnica di routine per aumentare il numero di follicoli e avere una migliore selezione durante le tecniche di ICSI o FIVET.

Grazie alla stimolazione ovarica, qualunque sia il fine per cui viene eseguita, si ha una produzione maggiore di follicoli matura aumentando le probabilità di fecondazione, sia essa naturale che tramite metodi di PMA. Questo perché, senza la stimolazione, la donna o non produce follicoli o ne produce solo uno per ogni ciclo mestruale e, nei casi di infertilità, di qualità insufficiente per consentire l’inizio di una gravidanza.

Cosa non fare durante la stimolazione ovarica

Nei giorni del trattamento è bene avere uno stile di vita il più tranquillo possibile specialmente nel limitare i movimenti bruschi come i salti e quelli tipici della ginnastica e dell’attività fisica. È consigliato anche astenersi dai rapporti sessuali ed evitare di fumare e assumere alcolici. È importante anche prestare attenzione stile alimentare avendo cura che sia equilibrato in modo da non alterare, né in eccesso né in difetto, il proprio peso corporeo.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Il ciclo di stimolazione ovarica, sebbene sempre più sicuro, non è esente da fastidi e rischi. La stimolazione, infatti, determina un aumento delle dimensioni dell’ovaio che può provocare gonfiore, dolori addominali e pesantezza al basso ventre. Oltre alla possibilità di andare incontro alla sindrome da iperstimolazione ovarica c’è il rischio di torsione ovarica (una rotazione su se stesso) che è una condizione da trattare con urgenza.

Articolo originale pubblicato il 26 ottobre 2022

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  • Fecondazione Assistita