Avere un figlio è un desiderio di molte coppie che spesso si scontra con i limiti biologici degli uomini e delle donne. Sì, perché l’età fertile è una questione che riguarda tutti e che, seppur tra importanti differenze, non esclude, come si è soliti pensare, gli uomini.

Se poi si considera come il tasso di fertilità in Italia sia uno dei più bassi di tutta Europa, è importante fornire un’informazione chiara ed esaustiva sull’argomento andando a capire qual è l’età fertile per le donne, qual è quella per gli uomini e quali sono le probabilità (e i rischi) di andare incontro a quella che una volta si chiamava gravidanza geriatrica e ora, più correttamente, si definisce come gravidanza in età avanzata.

Esiste un’età fertile per le donne?

Se si domanda se esista o meno un’età fertile per le donne la risposta è sempre positiva tanto che, secondo alcune ricerche condotte su alcuni giovani delle scuole del nostro Paese, si è convinti che il momento migliore per avere figli sia intorno ai trent’anni. Se su questa valutazione incidono inevitabilmente anche fattori economici, sociali e personali, non si può negare che, nella percezione comune, ci sia questa sorta di confine oltre il quale non è possibile andare. Ma è davvero così?

Nello speciale Proteggere la fertilità l’Istituto Superiore di Sanità conferma che “mentre gli spermatozoi vengono prodotti continuamente, le cellule uovo sono le stesse per tutta la vita e con il passare del tempo invecchiano”. C’è quindi una sorta di orologio biologico di cui tenere conto.

Allo stesso tempo, parlando di salute riproduttiva, non si può negare che questa “risente dei normali processi di invecchiamento dell’organismo, mutando con l’avanzare dell’età”. Per le donne la cosiddetta finestra fertileè limitata e la qualità degli ovociti si riduce al crescere dell’età”. Biologicamente l’apparato riproduttivo femminile è composto sin dal momento della nascita di un numero definito di follicoli che si esaurisce con il passare dei cicli mestruali.

Qual è l’età più fertile per una donna?

Per questi motivi l’età fertile maggiore per una donna è quella che va dai 20 ai 30 anni, con un piccolo declino intorno ai 32 anni e poi un secondo, più rapido, calo dopo i 37 anni. La menopausa, che mediamente si verifica verso i cinquant’anni, è il momento che segna l’esaurimento della capacità riproduttiva femminile.

Va chiarito che questi numeri sono indicativi, in quanto sono molti i fattori che contribuiscono ad accelerare o rallentare il processo di infertilità.

Quando si parla di età fertile è bene non considerare solo il “limite massimo”, ma anche quello “minimo”. Se biologicamente, infatti, le donne sono propriamente fertili già nell’adolescenza è altrettanto vero che rimanere incinte prima dei vent’anni espone a una serie di rischi non indifferenti. Tra i principali vi sono il travaglio pretermine, l’anemia e la preeclampsia che possono determinare anche un ritardo nella crescita del feto.

L’età fertile per l’uomo

Esiste, invece, un’età fertile per gli uomini? O la capacità di produrre spermatozoi non diminuisce e potenzialmente gli uomini sono sempre fertili?

La realtà biologica è che anche per gli uomini vi è una finestra fertile e che questa si chiude intorno ai quarant’anni. A partire da questo periodo, infatti, la concentrazione e la qualità degli spermatozoi peggiora e, oltre a essere meno fertili, sono più alte le probabilità che determino delle anomalie genetiche.

La probabilità di rimanere incinta rispetto all’età

In rapporto all’età della donna esistono delle percentuali di infertilità che aumentano con il passare degli anni. Stando ai dati del Ministero della Salute, infatti:

  • 20-24 anni – 6% probabilità di infertilità;
  • 25-29 anni – 11% probabilità di infertilità;
  • 30-34 anni – 16% probabilità di infertilità;
  • 35-39 anni – 22% probabilità di infertilità;
  • 40-44 anni – 64% probabilità di infertilità.

Non solo, quindi, l’età fertile diminuisce con il passare degli anni, ma rispetto al periodo di maggiore fertilità (20-24 anni) raddoppia e cresce in maniera sempre più esponenziale, fino a diventare dieci volte inferiore dopo i quarant’anni.

È poi particolarmente interessante analizzare la fotografia della situazione del nostro Paese in merito alla fecondità di uomini e donne. Gli indicatori di fertilità, stando alle rilevazioni Istat del 2019, raccontano di un tasso di fertilità totale più basso nel centro Italia (e più alto nel Nord-Est) e di età media in cui si hanno bambini che è, mediamente, la stessa in tutta Italia sia nelle donne (32 anni) che negli uomini (35 anni).

In Italia, quindi, generalmente si rimane incinta nella fascia d’età in cui la probabilità di infertilità si aggira intorno al 16% e una conferma del trend negativo del tasso di infertilità di cui parlavamo all’inizio.

I rischi di una gravidanza in età avanzata

Rimanere incinta oltre la finestra fertile è possibile, ma aumentano i rischi sia per la donna sia per il bambino. La prima “complicazione” è che ottenere una gravidanza dopo i 30-35 anni potrebbe richiedere più tempo del solito. Gli ovuli, infatti, non solo diminuiscono con il passare del tempo, ma peggiorano anche di qualità e il rischio che non vengano fecondate o fecondate correttamente è nettamente più alto.

I rischi di una gravidanza in età avanzata sono molteplici ed è difficile distinguere tra quelli che riguardano solo il bambino e quelli che interessano solo la donna, in quanto la maggior parte di questi ha conseguenze su entrambi. Una delle principali criticità di una gravidanza in età avanzata è la riduzione della capacità dell’endometrio di interagire con l’embrione; questo provoca un aumento del rischio di fibromi uterini e di endometriosi, con ricadute importanti sulla salute della donna.

Gli altri rischi sono quelli legati a maggiori possibilità di gravidanza multipla, di sviluppare il diabete gestazionale, ma anche di un elevato rischio di aborto spontaneo. Non sono da trascurare tutti i rischi legati all’aumento della pressione con rischio di infarto, attacco cardiaco o problemi cardiocircolatori per le donne, così come le complicanze legate al distacco della placenta, alla placenta previa e dell’andare incontro a un parto pretermine o di dover ricorrere a un parto cesareo.

I bambini nati da una gravidanza in età avanzata possono avere un peso più basso del previsto, ma anche essere oggetto di anomalie cromosomiche come la Sindrome di Down.

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