Preeclampsia, quali soni i campanelli di allarme? Abbiamo chiesto al ginecologo

Una delle complicazioni più gravi della gravidanza che può mettere a rischio la salute della mamma e del feto; scopriamo cause, sintomi e trattamenti per la preeclampsia (o gestosi).

Nonostante sia prettamente un argomento di emergenza medica, la preeclampsia (o gestosi) è un fenomeno serio e grave che riguarda sia la mamma che il bambino e che se non viene gestito prontamente e correttamente può avere conseguenze tragiche.

È quindi opportuno informare le donne in gravidanza dei rischi cui possono andare incontro, non per generare allarmismo, ma per avere la conoscenza, da una parte, dei segni e dei sintomi da riconoscere e, dall’altra, la consapevolezza che se trattati adeguatamente possono risolversi positivamente.

La preeclampsia è una delle complicazioni della gravidanza più importanti che può avere conseguenze sulla salute sia della donna sia del feto ed è anche la prima causa di parto pretermine.

Trattandosi di un argomento di estrema importanza e delicatezza abbiamo voluto intervistare il Dottor Giulio Lanzimedico chirurgo specialista in Ginecologia e Ostetricia, che ci ha permesso di fare chiarezza sulle cause, i sintomi e il trattamento dell’eclampsia.

Gestosi in gravidanza (o preeclampsia): quando il parto è l'unica terapia

Cos’è la preeclampsia?

Dottor Lanzi, cosa si intende per preeclampsia?

La preeclampsia è una sindrome caratterizzata principalmente da tre sintomi, di cui il primo è un’ipertensione gestazionale, ovvero un’elevata pressione arteriosa che non era presente prima della gravidanza i cui valori limite sono 140 la massima e 90 la minima. Oltre all’ipertensione è presente una perdita di proteine tramite le urine (una proteinuria) ed edemi, soprattutto degli arti inferiori, quindi gonfiore e ritenzione idrica.

Possiamo quindi distinguere tre diversi stadi di pericolo: ipertensione, preeclampsia ed eclampsia vera e propria?

Il primo campanello d’allarme, che non è una vera e propria preeclampsia, è la semplice ipertensione gestazionale senza proteinuria. Questa condizione spesso poi evolve nella preeclampsia vera e propria. Il primo livello di attenzione è la pressione alta. Per questo in gravidanza va misurata sempre, soprattutto nel terzo trimestre. Quindi si esegue un esame delle urine e se si rileva la presenza delle proteine con un valore superiore al limite di 50 mg/dl che è quello considerato normale, bisogna prestare attenzione, ripetere l’esame delle urine e capire se si stanno perdendo delle proteine.

Le cause della preeclampsia

Quali sono le cause che possono determinare questa condizione di pericolo?

Nella preeclampsia le cause non sono mai state comprese nel dettaglio, ma sicuramente sussistono delle alterazioni che sono innanzitutto alterazioni a livello della placenta, quindi la stazione di interscambio di nutrienti e ossigeno tra la mamma e il feto funziona male, soprattutto a livello del microcircolo. Il sangue della mamma e quello del feto non vengono mai a contatto diretto, ma a livello placentare c’è un sistema di vasi che permette lo scambio, da mamma a feto e da feto a mamma, di ossigeno, anidride carbonica, nutrienti e dei prodotti di scarto del metabolismo. Si riscontrano anche alterazioni a livello renale e un generico stato di vasocostrizione della mamma.

Ci sono dei fattori di rischio di cui tenere conto e che possono favorire lo sviluppo di una condizione di questo tipo?

Sicuramente una precedente preeclampsia o comunque la pressione alta in gravidanza, gravidanze reiterate aumentano leggermente il rischio e una storia di malattie che interessino gli organi coinvolti in questa condizione.

È invece possibile prevenire lo sviluppo o l’evoluzione di una pressione alta in preeclampsia?

L’unica cosa possibile che è stata studiata, approvata ed è spesso applicata è l’utilizzo, sia all’inizio della gravidanza quando si forma la placenta sia successivamente, di farmaci che impediscono  l’aggregazione piastrinica. Questo perché l’idea è che le alterazioni placentari siano in qualche modo connesse con la formazione di microtrombi che vadano a occludere una parte dei vasi rendendoli poi non più funzionali.

Ovviamente va ribadito che la valutazione dell’assunzione di questi farmaci è sempre e solo di tipo esclusivamente medico e mai autonoma.

Preeclampsia: i sintomi

Come riconoscere una preeclampsia? Quali sono i sintomi caratteristici?

È più corretto parlare di segni, non di sintomi. Questo perché una donna che non viene seguita potrebbe avere la pressione alta e non accorgersene e non rendersi conto che sta cominciando qualcosa di potenzialmente pericoloso, in quanto potrebbe non essere una pressione alta tale da manifestarsi con i sintomi tipici (mal di testa, alterazioni della vista, eccetera).

Come comportarsi in caso in cui si rilevino questi segnali?

Considerando che in caso di ipertensione gestazionale anche tendente verso una vera e propria preeclampsia, con gli opportuni controlli e le dovute terapie, si può quasi sempre intervenire e migliorare, tanto da arrivare al termine della gravidanza senza problemi, è importante ribadire che tutto questo va affrontato precocemente e tassativamente con un follow-up della gravidanza. Anche perché si tratta di un fenomeno che indicativamente sfiora il 10% delle gravidanze.

La preeclampsia severa

Dottor Lanzi, quando si parla di preeclampsia severa?

Quando il fenomeno della preeclampsia può progredire verso stadi anche di urgenza di tipo neurologico con fenomeni convulsivi e problematiche di edema cerebrale che richiedono un intervento urgente e immediato tassativamente ospedaliere.

Preeclampsia: conseguenze e trattamento

A quali conseguenze può portare una preeclampsia?

Alcuni fenomeni di interscambio tra feto e madre non sono stati ancora del tutto chiariti, ma è opinione comune che tutto o quasi dipenda una placenta che funziona male e che quindi non è in grado di supplementare in maniera ottimale la gravidanza. Probabilmente l’ipertensione corrisponde quindi a una richiesta da parte del “sistema gravidanza” di maggiori nutrienti in quanto ne passano in quantità inferiore al necessario.

Immaginiamo la placenta di una donna che rischia di avere una preeclampsia come un filtro semi intasato, l’unica maniera per far sì che da questo filtro passino i nutrienti richiesti è necessario aumentare la pressione a monte. Questo è però un meccanismo di compenso che se rimane nei valori della fisiologia non provoca conseguenze negative, ma oltre un certo limite determina tutti quei meccanismi che provocano i danni al rene, la vasocostrizione, eccetera e, nei casi più gravi, anche un distacco della placenta e quindi provocare una vera e propria urgenza ostetrica.

Come si interviene?

Per risolvere il problema la prima cosa cui fare riferimento è l’utilizzo di idonei antiipertensivi con lo scopo di ricondurre la pressione a livelli normali. Successivamente se gli antiipertensivi non funzionano e i parametri non si riescono a mantenere entro condizioni accettabili la soluzione è il parto. Se ci si trova in una condizione materna critica ma in un’epoca gestazionale che lo consente, alla luce di un’attenta valutazione dei rapporti tra rischi e benefici si preferisce far nascere il bambino, anche se prematuramente.

Mantenere una donna con una pressione alta è un problema anche per il bambino dato che, visto che la placenta malfunziona, può verificarsi il cosiddetto ritardo di accrescimento che riguarda sia il passaggio di pochi nutrienti, ma soprattutto di poco ossigeno. La riduzione della pressione riduce il meccanismo di compenso, quindi abbassando la protezione si protegge in qualche modo la mamma ma non si aiuta adeguatamente il bambino.

Per questo laddove sussistono le condizioni, valutati tutti i parametri del caso, il medico in ospedale può decidere di procedere con il parto che, al netto di tutti i rischi, è la “cura” migliore sia per la mamma sia per il bambino, per il quale l’incubatrice si sostituisce alla placenta e la cura dei pediatri assolve alle mancanze che l’organismo materno ha subito a causa delle condizioni che hanno portato alla preeclampsia.

Questo significa che, se si seguono tutti gli step che abbiamo visto e si effettuano dei controlli regolari, il rischio maggiore è quello di un bambino nato pretermine, ma è una sorta di rischio calcolato per il quale non ci sono conseguenze tragiche né per la mamma né per il bambino, come invece ci sarebbero se la condizione di ipertensione o degli altri segni associati alla preeclampsia venissero ignorati, sottovalutati o gestiti senza il supporto medico.

Articolo originale pubblicato il 14 maggio 2021

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  • Patologie in gravidanza