Marcell Jacobs: "Mio padre mi ha abbandonato, sto facendo lo stesso con mio figlio"

In una intervista esclusiva al Corriere della Sera il campione olimpico Marcell Jacobs ha parlato dei suoi progetti passati e futuri, svelando come il rapporto con suo padre che lo ha abbandonato quando era piccolo stia influendo sulla relazione con il suo primogenito Jeremy.

Marcell Jacobs è sulla bocca di tutti, dopo l’incredibile record ottenuto alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Tutto, della sua vita (sportiva e non) è stato vagliato al microscopio dai giornali. Ed è forse per questo che il campione ha deciso di rilasciare un’intervista esclusiva al Corriere della Sera in cui racconta, per sua viva voce, come ha vissuto i trionfi e le disfatte del passato, nello sport e nella vita privata. E anche come si prepara al matrimonio con la compagna Nicole Daza, dalla quale ha avuto due bambini che vedranno i genitori dirsi Sì, lo voglio nel 2022.

Marcell ha anche un primo figlio, Jeremy, che vive a Desenzano con sua madre Renata, con il quale l’uomo più veloce del mondo ha avuto in passato una relazione. Jeremy è arrivato quando Marcell Jacobs aveva 19 anni e il loro rapporto è sempre stato conflittuale perché, come ha raccontato lo stesso Jacobs al Corriere:

“Jeremy, il mio primo figlio, mi è capitato: ero un ragazzo e l’ho vissuto malissimo, come chi sta facendo una cosa per altruismo, ma controvoglia. Non vorrei essere stronzo come è stato mio padre, ma alla fine sostanzialmente sto facendo più o meno quello che ha fatto lui. Rispetto a Anthony e Megan, i bimbi che ho avuto da Nicole, con Jeremy non ho un legame forte perché non ci ho mai vissuto. Quando vado a Desenzano lo vedo, ma non sono un padre presente. Lavorerò anche su questo…”

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In un passaggio particolarmente delicato dell’intervista, Marcell Jacobs ha raccontato che la sua esperienza di figlio abbandonato da un padre che, a sua volta, è stato abbandonato dal proprio genitore è una sorta di “tradizione ciclica” che i primogeniti della sua famiglia hanno nel DNA.

“Il mio bisnonno ha abbandonato il nonno, mio nonno mio padre, lui me: è una specie di tradizione di famiglia. Il primogenito deve sempre essere lasciato. Io dovrei spezzare il meccanismo, ma per ora non ci sono riuscito”

Gli effetti psicologici della separazione conflittuale sui bambini (e come tutelarli)

Non ci sono prove scientifiche che attestino il fatto che un figlio abbandonato sarà un padre che abbandona a sua volta, mentre esistono molti studi su come i bambini reagiscono all’assenza di una figura genitoriale che sceglie di sua spontanea volontà di non frequentarli. Questo è quanto capitato a Marcell Jacobs, che, pur essendo stato riconosciuto dal padre americano Lamont Marcell Jacobs, non ha mai avuto un vero rapporto con lui. E anzi, nell’intervista al Corriere Jacobs ha confermato che questo abbandono ha influito negativamente sulla sua carriera sportiva.

Come spiega un illuminante articolo del New York Times dal titolo: “Why Fathers Leave their Children“, le ragioni dell’abbandono possono essere molteplici e non facilmente spiegabili. Le conseguenze sul benessere mentale di quel bambino però, influiscono sulle sue scelte e sulle strade che prenderà perché l’abbandono può diventare una sorta di “esempio” da seguire, una strada necessaria e quasi obbligata per chi è stato lasciato da un genitore. Oltre l’ansia da separazione dei bambini, che i piccoli provano spesso anche in situazioni dove il pericolo di essere abbandonato non esiste assolutamente, c’è un intero universo da esplorare in merito alle conseguenze a lungo termine di un addio parentale.

Stili educativi genitoriali, i possibili approcci (e il migliore da seguire)

Jacobs decide di chiamare questo pezzo della sua storia “tradizione di famiglia”, influenzato anche – come riportano le cronache – da un rapporto non proprio idilliaco con la madre del suo primogenito Jeremy. Non sappiamo se la tendenza ad abbandonare un figlio sia scritta nel DNA ma è evidente che certi comportamenti anche ciclici nella storia familiare possano consolidare nei bambini (e negli adulti che saranno) la falsa credenza di non essere abbastanza, di non poter diventare buoni genitori perché, a loro volta, non hanno potuto osservare un esempio virtuoso. E questo tema apre un dibattito interessante su come gestire rapporti sani con i piccoli e come funziona la loro mente, quali sono gli effetti a lungo termine di un rapporto controverso con i genitori e i futuri riflessi sulla loro impostazione genitoriale.

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