Da ormai diverso tempo, uno degli argomenti di maggiore discussione in tema di maternità e paternità è la richiesta, da parte dei neogenitori, di una parità riguardo al congedo di cui madri e patri possono usufruire immediatamente dopo la nascita di un figlio. In questi giorni, è stato fatto un grande passo avanti, grazie alla con la circolare 32 del 20 marzo 2023 approvata dall’INPS.

L’Istituto nazionale della previdenza sociale, infatti, ha stabilito tramite la suddetta circolare, che da questo momento in poi il divieto di licenziamento fino al compimento del primo anno di vita dei figli è esteso anche ai papà. Grazie a questa nuova norma, quindi, chi diventa padre non può essere licenziato per tutti primi i 12 mesi del bambino, e qualora decidesse di presentare le proprie dimissioni volontarie dal posto di lavoro, anche senza preavviso, continua a mantenere per questo arco di tempo il diritto alla NASpI, ovvero l’indennità di disoccupazione. Questo provvedimento permette quindi di migliorare le condizioni di entrambi i neogenitori: con la nascita di un figlio, è infatti difficile per entrambi mantenere un buon equilibrio tra vita privata e lavorativa, e l’obietivo dell’INPS è proprio quello di favorire il raggiungimento di tale equilibrio.

La circolare emessa dall’INPS rientra nella cosiddetta riforma della maternità contenuta nel d.lgs 105/2022, messo a punto dal Governo Draghi: il decreto prevedeva già alcuni cambianti nel Testo Unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità promulgato nel 2001, come ad esempio l’allungamento del congedo di paternità obbligatorio a 10 giorni. La modifica più importante che la circolare del 20 marzo 2023 ha introdotto è proprio quella relativa al divieto di licenziamento: prima era infatti applicato soltanto alle madri, che godono di questo diritto dall’inizio della gravidanza fino al primo anno del figlio, mentre poteva essee applicato al padre esclusivamente nel caso in cui quest’ultimo usufruisse del congedo parentale alternativo.

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