Il Family Act allunga il congedo di paternità, da 10 giorni a tre mesi per i papà

Oggi i neopapà possono stare a casa fino a 10 giorni e poi devono tornare a lavoro, ma con il Family Act anticipato dalla Ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità Elena Bonetti il congedo di paternità si amplierà fino a tre mesi.

Si è parlato di parità di genere, necessaria e inclusiva, durante il Women’s Forum G20 Italy di Milano in cui la Ministra Elena Bonetti ha anticipato ancora una volta il contenuto del tanto atteso Family Act, che si prepara a ricevere il voto alla Camera e poi passerà al Senato, nel quale sono contenute alcune sostanziali novità rispetto ai congedi parentali. In particolare è il congedo di paternità a essere rivisto in termini temporali: non più solo 10 giorni a disposizione per i neo papà che accolgono un bambino, ma fino a tre mesi per avere la possibilità di stare col piccolo esattamente com’è previsto ora per la madre.

Una rivoluzione attesa e necessaria, frutto del lavoro del Governo che si è cristallizzata nella firma del patto “Zero gender gap” attuata dai rappresentanti di 30 grandi aziende nazionali e internazionali. Parificare le responsabilità, questo sarà al centro del Family Act. Offrire a entrambi i genitori gli strumenti per farlo, tutelando il loro lavoro e allo stesso tempo permettendo loro di investire tempo e risorse nella famiglia e nella cura del neonato. In diversi paesi europei, questa situazione è già realtà: il congedo di paternità non è solo alternativo a quello di maternità, ma va in parallelo e in ogni caso rende protagonista il partner esattamente com’è la madre.

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Nel Family Act, la famiglia non è più intesa come nucleo in cui gli equilibri sono tendenzialmente spostati verso la madre, che accudisce i figli, spesso è portata da questa necessità a lasciare il lavoro o a ridimensionare le ore e dunque lo stipendio. La pandemia ha, purtroppo, acceso i riflettori non solo sulle disparità salariali (“Assumere una donna oggi in Italia costa di più“, ha detto la Ministra in conferenza a Milano ” e questa cosa deve essere modificata in fretta“), calcando la mano sulle differenze di genere quando si tratta di lavoro e opportunità.

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L’impegno del Governo è quello di attuare politiche decisive e a stretto giro per allontanare lo spettro della disoccupazione femminile, strettamente legata all’impossibilità attuale da parte dei partner di prendere del tempo retribuito dal lavoro per alternarsi (o accudire da soli) i neonati al posto delle donne. Sono le madri che, culturalmente, sono portate a fare certe scelte – famiglia o carriera? – scelta che, spesso (e le stime recenti dell’INPS la dicono lunga sulla situazione) si chiudono con l’addio al posto di lavoro e la scelta a favore della prima.

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