"Ho avuto la depressione prenatale". Il racconto di Shay Mitchell

La testimonianza della depressione prenatale dell'attrice Shay Mitchell apre un nuovo scenario sul dibattito del benessere mentale in gravidanza.

Si discute ancora molto poco di depressione post-partum, con gli strascichi che alcune donne si portano dietro anche fino a tre anni dopo la nascita del loro bambino. Si discute pochissimo – o addirittura nulla – della depressione prenatale. Un fenomeno che coinvolge le mamme in attesa, che si sforzano di sembrare “felici” e sentirsi “fortunate” per l’arrivo imminente del loro piccolo ma che nasconde in realtà malesseri anche fisici, sintomi invalidanti e lo spettro della depressione.

Secondo un approfondimento del The American College of Obstetricians and Gynecologists, di questa forma di depressione prenatale soffre circa 1 donna su 10: spesso è frutto di un bagaglio emotivo precedente alla gravidanza (stati ansiosi, traumi) e si acuisce durante l’attesa. Shay Mitchell, star della serie tv Pretty Little Liars e ora influencer molto seguita, è stata una delle prime celeb a parlarne apertamente. Durante un episodio del podcast sulla maternità Katie’s Crib condotto dall’attrice Katie Lowe, Shay Mitchell ha detto di desiderare un fratellino o una sorellina per la piccola Atlas, la sua prima figlia nata ad ottobre 2019, ma di essere molto bloccata perché, pur avendo avuto una gravidanza serena, ha sofferto di depressione prenatale, arrivata dopo un aborto spontaneo che l’ha portata a vivere la gravidanza in segreto.

Ho avuto la depressione preparto. Non post, ma pre. Era una cosa che non conoscevo prima di soffrirne. Sapevo solo qualcosa in merito alla depressione post-partum e mi ero preparata per quella. Ma quando mi sentivo turbata e non ero in forma mentre ero incinta, continuavo a chiedermi “Cosa mi succede?”. Nessuno me ne aveva parlato.

Se già le domande sulla gravidanza possono diventare invadenti nei confronti di una coppia che ha tutto il diritto di non tenere informato il mondo intero sui propositi (o meno) di concepimento, in questo caso parlare di nuove gravidanze può aprire uno scenario ancora più delicato. La Mitchell durante la puntata del podcast ha detto che ora l’idea di tornare indietro la rende nervosa.

Sarò onesta e lo dirò: vorrei che mio figlio avesse un fratello, ma non voglio vivere una nuova gravidanza. Non sono stata la raggiante dea che ha amato ogni momento. Non voglio farlo di nuovo perché mi ha messo a dura prova mentalmente.

Secondo gli studi su questa forma di depressione perinatale, i sintomi di cui racconta a cuore aperto Shay Mitchell e che molte donne si trovano a provare durante la gravidanza spesso vengono scambiati per la normale altalena emotiva e ormonale su cui si sale nei nove mesi dopo il concepimento. In più il dibattito sulla depressione post-partum, che per fortuna si è avviato e sta diventando sempre meno tabù, tende a oscurare altre forme depressive che possono sopraggiungere in concomitanza con una gravidanza.

Durante la puntata del podcast che l’ha coinvolta, Shay Mitchell ha messo l’accento su uno degli stereotipi sulle donne incinte più diffusi e anche più controversi: quello secondo cui chi aspetta una bambino debba essere e mostrarsi felice, raggiante, non possa avere segni di cedimento dal punto di vista emotivo. Nelle parole della Mitchell si percepisce la sofferenza nel non essersi riconosciuta in questo modello di madre-divinità, di donna che aspetta un figlio e non ha bisogno di altro che di questo per essere felice. Questa dissonanza che si crea tra ciò che dovrebbe essere e ciò che in realtà passa per la testa di una donna che aspetta, con il bagaglio emotivo che si porta dietro dalla sua vita pre-gravidanza, può anche acuire i sintomi della depressione prenatale.

Come riportato dall’approfondimento del The American College of Obstetricians and Gynecologists, la depressione in gravidanza può avere conseguenze non solo sul benessere psicofisico della donna in attesa, ma anche sul feto. In particolare problemi di crescita, travagli precoci, complicazioni sulla salute del neonato. Questa sensazione del non essere abbastanza, dell’avere in grembo un figlio che non si è capaci di curare, acuisce se possibile questo tipo di depressione, che può trascinarsi anche nella fase delicata del puerperio.

Shay Mitchell dopo la nascita della sua prima figlia è stata la prima, tra le celeb internazionali, ad aprire gli argini su un tema poco approfondito e conosciuto. Già nel 2019 in Good Morning America aveva parlato di come la sua prima gravidanza culminata in un aborto spontaneo l’avesse fatta soffrire così tanto dal tenere nascosta quella della piccola Atlas, arrivata poco dopo. Parlarne, però, le ha fatto capire di non essere sola. E che mitizzare la gravidanza come un periodo in cui tutto è perfetto non solo fa male, ma non è neanche realistico.

Negli ultimi anni il dibattito si è giustamente focalizzato sulla depressione post-partum, con star come Gwyneth Paltrow, Drew Barrymore, Heyden Panettiere e, tornando indietro, la stessa Lady Diana Spencer (che soffriva anche di disturbi del comportamento alimentare) che hanno reso pubblica la loro battaglia per sensibilizzare le donne, spingerle a credere che non esiste un solo modello materno o femminile. E che ammettere che vada tutto bene quando invece si sta vivendo una guerra interiore non aiuta se stessi nel delicato ma necessario processo di guarigione insieme a specialisti e terapeuti.

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