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Madri che lavorano: 5 cose da sapere assolutamente

Conciliare famiglia e lavoro è una sfida che ogni giorno mette alla prova migliaia di genitori. Soprattutto per le madri, spesso alle prese con una pressione sociale fortissima e una mentalità ancora un po’ maschilista, tornare a lavorare con soddisfazione dopo la maternità può essere molto impegnativo. La normativa in vigore prevede comunque una serie di diritti pensati per semplificare la conciliazione, a benefico delle madri lavoratrici dipendenti e autonome.

Ecco 5 cose da sapere assolutamente per le madri che lavorano:

1. Divieto di licenziamento per la mamma lavoratrice
La legge italiana vieta al datore di lavoro di licenziare la lavoratrice dall’inizio della gravidanza fino al primo compleanno del bambino. Il divieto di licenziamento vale anche se il datore di lavoro, al momento del licenziamento, non era a conoscenza dello stato interessante della sua dipendente.

2. Astensione dal lavoro notturno
Secondo la normativa vigente, una donna non può essere impiegata in lavori notturni (dalla mezzanotte alle sei del mattino) a partire dall’inizio della gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino. Non sono obbligate a lavorare di notte le mamme con figli di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il papà che convive con lei. Se la lavoratrice (o il lavoratore) è l’unico genitore affidatario, il diritto di astensione dal turno di notte si estende fino ai dodici anni di età del bambino.

3. Permessi giornalieri per il papà
Se la mamma è una lavoratrice autonoma, il papà ha il diritto di avvalersi dei riposi orari giornalieri, quelli che una volta si definivano “per allattamento”. Lo stesso discorso vale anche nel caso in cui la madre, pur essendo una lavoratrice dipendente, scelga di rinunciare alla riduzione oraria e, secondo alcune recenti sentenze, se la mamma è casalinga. I permessi per allattamento prevedono la riduzione dell’orario di lavoro giornaliero di una o due ore a partire dal terzo mese di vita del bambino e fino al compimento del primo anno di età.

4. Maternità per le mamme adottive
Il congedo di maternità spetta alle lavoratrici che abbiano adottato un bambino, per una durata complessiva di cinque mesi, esattamente come avviene per le mamme che partoriscono. In caso di adozione nazionale, la lavoratrice può usufruire del congedo nei primi cinque mesi successivi all’ingresso del bimbo in famiglia, mentre per l’adozione internazionale il congedo può anche cominciare prima dell’arrivo del bambino in Italia, durante la permanenza dei genitori (la durata complessiva resta di cinque mesi). Anche i riposi giornalieri e il congedo per malattia previsti per i genitori biologici si applicano in modo analogo a quelli adottivi.

5. Sussidio di disoccupazione per le madri che si licenziano
Le madri lavoratrici che rassegnano le dimissioni entro il primo anno di vita del figlio hanno diritto all’indennità di disoccupazione. Visto il divieto di licenziamento entro il primo compleanno del bambino, infatti, la legge nazionale equipara la fattispecie delle dimissioni volontarie a quella del licenziamento, purché avvenga appunto entro questo preciso limite temporale.

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