Maternità, mancano le tutele per chi lavora - GravidanzaOnLine

La maternità in Italia non è tutelata: colpa (anche) della disparità di genere

L'annuale rapporto di Save the Children sulle mamme italiane conferma un quadro negativo: mancano i servizi per l'infanzia e mancano le tutele sul lavoro.

Si diventa mamme sempre più tardi e senza tutele sufficienti, in un Paese che ha il tasso di disoccupazione delle madri più alto d’Europa. La fotografia della maternità in Italia non è certamente a colori.

Sono i dati presentati nel report annuale di Save the Children “Le Equilibriste: la maternità in Italia”, realizzato a partire dai dati elaborati dall’Istat sulla situazione italiana.

Quasi la metà dei 10 milioni di donne con figli minori non lavora: il 43,2% delle donne tra i 25 e i 49 anni. Mancano i servizi, manca un reale sostegno alla genitorialità, tanto che il 40,9% delle donne che hanno almeno un figlio rinunciano ad un impiego a tempo pieno in favore di un part-time.

Un quadro poco confortante e in linea con le indagini degli anni passati: l’Italia intanto ha segnato un nuovo record negativo assoluto con 9mila nati in meno nel 2018 rispetto all’anno precedente, un totale di 449mila nascite.

Come riporta Save the Children diminuiscono anche le famiglie numerose, mentre sfiora il raddoppio la percentuale di genitori single, che arriva al 10% (soprattutto mamme). A pesare sulla maternità in Italia, si legge nel rapporto,

Un tasso di disoccupazione femminile, ed in particolare delle madri, tra i più alti in Europa, impossibilità nel conciliare vita privata e impegni professionali, radicate difficoltà di carriera e di crescita salariale, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, una scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia. Un quadro critico che si riverbera sul benessere delle madri, ma che affonda le radici nelle pesanti disparità di genere in Italia.

Il rapporto conferma poi la sostanziale divisione dell’Italia in due: per quanto riguarda il lavoro e i servizi di sostegno alla maternità ai primi posti della classifica si trovano le regioni del Nord Italia, su tutte Bolzano, seguita da Trento, Lombardia, Valle d’Aosta, Emilia Romagna e Friuli Venezia-Giulia.

All’ultimo posto della classifica si trova la Calabria, preceduta da Sicilia, Campania, Basilicata e Puglia. In linea generale i servizi dedicati all’infanzia risultano in fase di peggioramento rispetto agli anni precedenti. Per questo, evidenzia il rapporto, è necessario attivare politiche più concrete di sostegno alla genitorialità:

Il nostro Paese si attesta nel 2018 al 70° posto (su 149 Paesi presi in esame) del Global Gender Gap Report, perdendo ben 29 posizioni dal 2015. Uno squilibrio che grava in misura maggiore sulle mamme più in difficoltà: le donne che provengono da un contesto socio-economico disagiato, le mamme sole e quelle di origine straniera, per le quali ai problemi qui evidenziati si aggiungono spesso quelli delle barriere linguistiche, della mancanza di una rete familiare di sostegno e di un difficile accesso ai servizi sociali e sanitari.

Servizi insufficienti o del tutto assenti, difficoltà nel conciliare vita privata e lavorativa per la carenza delle tutele della maternità: ancora oggi per una donna lavoratrice che decide di avere un figlio conciliare maternità e lavoro pare quasi impossibile. Come riporta Save the Children “il ricorso al part-time per le mamme sembra una scelta quasi obbligata. Nella stessa fascia d’età (25-49 anni) ne usufruisce il 26,3% di quelle senza figli, mentre la percentuale sale al 40,9% tra le mamme. Tra le donne con un figlio lavora part-time il 38,5%, tra quelle con due figli il 42,9% e tra quelle con tre o più figli il 43,7%”.

Non solo: secondo i dati dell’Ispettorato del lavoro delle 40mila dimissioni presentate nel 2017 ben 8 su 10 hanno riguardato le lavoratrici madri. In una situazione che si presenta tutt’altro che rosea e in costante peggioramento cosa si può fare per invertire la tendenza? Save the Children propone 3 diversi interventi:

  1. Fornire sostegno emotivo e materiale alle mamme in difficoltà con particolare attenzione ai primi mille giorni di vita del bambino;
  2. garantire un congedo di paternità di almeno 10 giorni per riequilibrare fin da subito i carichi di lavoro all’interno della famiglia;
  3. assicurare l’assegnazione del pediatra di base prima delle dimissioni dall’ospedale dopo il parto per garantire la continuità della cura e l’accesso ai servizi educativi dell’infanzia.
Ti è stato utile?
Rating: 5.0/5. Su un totale di 2 voti.
Attendere prego...

Categorie

  • Servizi e diritti