Rooming-in: cos'è e quali sono i vantaggi - GravidanzaOnLine

Rooming-in: cos’è e perché ogni madre dovrebbe volerlo

Cosa si intende con il termine "rooming-in" e quali sono i vantaggi di questa pratica rispetto alle normali prassi ospedaliere che caratterizzano il parto medicalizzato.

Sempre più spesso si sente parlare di rooming-in, anche se ancora in pochi conoscono esattamente il vero significato di questo termine. Per capirlo, occorre fare una riflessione sul senso stesso del parto e sul modo in cui la prassi ospedaliera moderna interferisce negativamente su questo momento così importante per madre e bimbo.

Il parto è un evento che – escluse ovviamente condizioni cliniche particolari e gli imprevisti – ogni donna dovrebbe poter vivere senza forzature traumatiche.

Anche per questa ragione negli ultimi tempi si è affacciata la più moderna pratica denominata rooming-in che permette alla mamma di rimanere accanto al proprio figlio subito dopo la nascita.

Rooming-in: cosa significa?

Rooming-in, in inglese, significa letteralmente “stare insieme in una stanza”. Il contatto stretto e continuo tra neonato e mamma è alla base di questa pratica, che potremo considerare un diritto, ovviamente quando possibile: il diritto a rimanere insieme al proprio bimbo senza che venga affidato al personale medico e alle nursery degli ospedali.

Ciò consente di non interrompere il legame che madre e bambino hanno coltivato e vissuto per 9 mesi durante la gestazione, nonché di impratichirsi sin da subito nell’accudimento del neonato. Un diritto che è anche un bisogno fisico e mentale condiviso da entrambi: da una parte il bambino, che si trova ad affrontare il trama della nascita e il distacco dal grembo materno in un ambiente nuovo, in una dimensione spazio-temporale sconosciuta.

E dall’altra la mamma, che subito dopo il parto deve separarsi dal bambino senza dare un’immediata continuità al legame. A tutti e due, invece, dovrebbe essere dato modo di abituarsi al reciproco allontanamento in maniera graduale, senza stress, traumi e interferenze. Ed è esattamente questo che il rooming-in permette di fare.

Rooming-in: cosa serve dalle prime ore in ospedale?

Prolungare quel legame tessuto durante la gestazione è ciò di cui mamma e neonato hanno bisogno dopo il parto. Per questo molti ospedali, ormai, hanno attivato la pratica del rooming-in nei propri reparti maternità.

Ove possibile, anche i controlli pediatrici vengono effettuati direttamente nelle stanze e per tutto il tempo la neo-mamma e il bimbo trascorrono assieme giorno e notte, assistiti dal personale ospedaliero solo in caso di bisogno.

Se la mamma desidera riposare, può comunque affidare il bambino alla nursery, ma il senso del rooming-in è quello di consentirle di trascorrere più tempo possibile con suo figlio, allattarlo, cambiarlo e vestirlo sin dai primi momenti di vita. La naturalezza di questi gesti è comprovata dall’istinto del neonato di arrampicarsi sul petto della mamma per attaccarsi spontaneamente al seno.

Per offrire un servizio di rooming-in davvero efficiente, le stanze degli ospedali dovrebbero essere sufficientemente grandi da ospitare, oltre al letto e alla culla, tutto l’occorrente per occuparsi del bambino: un lavabo, un fasciatoio e uno spazio sufficiente ad ospitare di giorno anche il papà, in modo che anche lui possa cominciare ad impratichirsi con le cure necessarie al suo bambino.

I vantaggi del rooming-in

Prima di approfondire i vantaggi offerti dal rooming-in rispetto al parto medicalizzato, è opportuno soffermarsi su alcune evidenze scientifiche che riguardano proprio la capacità di auto-attaccamento del bambino al seno materno subito dopo la nascita.

Studi autorevoli, riportati da Uppa.it, hanno dimostrato che alcune pratiche ospedaliere convenzionali che seguono il parto interferiscono negativamente con questa capacità e con i meccanismi alla base del rapporto tra mamma e figlio.

La separazione forzata che segue il parto può essere causa di stress che a sua volte induce nel neonato uno stato di sonnolenza eccessiva, scarsa reattività o sovreccitazione, riducendo così la sua istintiva capacità di attaccarsi al seno materno. Al contrario, i vantaggi derivanti dall’abbandono di queste pratiche sono diversi, anch’essi provati scientificamente. Vediamoli insieme.

1. Favorisce l’allattamento al seno

Abbiamo visto come subito dopo il parto, il bambino senta istintivamente il bisogno di attaccarsi al petto della mamma. Consentendogli di esprimere questa necessità in qualsiasi momento, senza poppate prestabilite ma con un allattamento spontaneo, il neonato  riesce a familiarizzare immediatamente con il seno materno e la mamma è in grado di produrre il latte fin da subito.

2. Aiuta a imparare ad accudire il neonato

Fin dai primi istanti di vita del bambino, i genitori devono poter esercitare il loro diritto a prendersi cura del proprio figlio in maniera totale, efficace e quanto più possibile continua. Il traumatico passaggio alla nursery dell’ospedale è un fatto innaturale, non funzionale al rodaggio di quei meccanismi che padre e madre, in quanto tali, dovrebbero poter attivare con il neonato, evitando così il passaggio brusco e disarmante al momento in cui si tornerà a casa “da soli”.

3. Non rompe il legame emotivo madre-figlio

Il cosiddetto “bonding” è il legame fisico e sensoriale che madre e bambino attivano sin dalle prime ore di vita del nascituro. Minare la stabilità di questo contatto può avere ripercussioni negativi a lungo termine sull’equilibrio psico-fisico di entrambi. Anche la qualità della loro relazione, una volta che il bambino sarà cresciuto, potrebbe risentirne.

Ecco perché subito dopo il parto è di fondamentale importanza che mamma e bimbo possano rimanere insieme, giorno e notte, come solo la pratica del rooming-in e la rinuncia al parto medicalizzato può consentire loro di fare.

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