Eugenie di York e l'aiuto dell'ostetrica per superare puerperio e post-parto

L'attenzione per le mamme nel delicato periodo post-parto può (e deve) continuare a casa. L'esempio della principessa Eugenie di York, che ha ringraziato pubblicamente la sua "midwife", ovvero l'ostetrica che l'ha aiutata a dare alla luce suo figlio e ha continuato a seguirla a casa, va proprio verso questa direzione.

Il nuovo royal baby britannico ha visto la luce a febbraio 2021, il figlio della principessa Eugenie di York. Che, insieme con il marito Jack Brooksbank, dopo aver annunciato la nascita del primo bambino con una foto Instagram-style di manine che si intrecciano, ha pubblicato un post per mostrarlo al mondo e comunicare il suo nome: August Philip Hawke Brooksbank, nono pronipote della Regina Elisabetta.

L’immagine di questa famiglia reale è molto tenera, smart e decisamente poco “royal”. Ma in pochi hanno notato il ringraziamento che la principessa Eugenie ha fatto alla sua midwife, ovvero all’ostetrica post-parto che l’ha aiutata  a far venire al mondo il piccolo August: come da prassi nel Regno Unito, continua a seguire la puerpera e il neonato nelle primissime fasi dopo il ritorno a casa. Come riporta il sito dell’NHS (National Health Service UK), in Gran Bretagna esiste una grande articolazione rispetto al lavoro ostetrico, che parte appunto da quello principale e si declina anche in Maternity Support Workers che assistono le ostetriche, Neonatal nurse che si dedicano ai neonati prematuri e persino gli Health Visitors che si interessano del benessere psicofisico di tutta la famiglia dopo l’arrivo di un bambino.

Insomma, farsi aiutare da un’ostetrica non solo per il periodo subito precedente al parto e a quello della nascita ma anche dopo, nel paese della nipote della Regina Elisabetta è perfettamente normale e non considerato un lusso, ma un supporto imprescindibile per la famiglia, che rientra nelle prestazioni del servizio sanitario nazionale. Un diritto imprescindibile per la salute delle nuove famiglie che, dopo il parto, si ritrovano a casa a volte senza sapere cosa fare.

Le ostetriche in questo senso spesso aiutano anche ad avviare l’allattamento, in un periodo in cui la neo-mamma, ma anche il neo-papà, possono sentirsi sopraffatti dagli eventi. Non bisogna dimenticare che la depressione post-partum si sviluppa proprio nelle prime fasi del puerperio e, secondo un recente studio del Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) del NIH pubblicato su Pediatrics, può avere strascichi che durano fino a tre anni dalla nascita del bambino. Con gravi ripercussioni per gli equilibri familiari, oltre che psicofisici della mamma.

Chiedere aiuto, in un periodo in cui spesso si pensa che le madri, per propensione naturale, dovrebbero farcela da sole senza lamentarsi, non è affatto un male. Non si nasce madri, lo si diventa piano piano: chiedere aiuto a una persona competente in materia può essere solo un plus, non certo un sintomo di debolezza.

E in Italia, qual è l’equivalente dell’ostetrica post-parto?

Oltre al supporto di professionisti che operano da specialisti in libera professione, in Italia esistono i consultori familiari, a cui vengono fornite le liste nascita da parte di ospedali e cliniche e che contattano i genitori affinché sappiano di avere qualcuno a cui rivolgersi in caso di problemi post-parto e con l’allattamento. Il servizio è gratuito e segue in particolare le mamme, soprattutto con le gioie e dolori dell’allattamento al seno. Coinvolge di meno i padri ed è un approccio che tocca meno l’aspetto psicologico e più quello fisiologico, ma in ogni caso è un supporto sempre attivo e utile per il periodo del puerperio.

In epoca Covid, molte ASL e presidi ospedalieri in Italia hanno convertito la consulenza in ospedale con visite a domicilio mirate delle ostetriche post-parto alle donne che hanno appena partorito (ampliando anche l’offerta di corsi pre-parto in remoto), così da evitare il proliferare dei contagi da Sars-CoV2 che, purtroppo, ha avuto incidenza anche sulle donne incinte e in certi casi anche sui loro bambini.

Esistono anche le consulenti allattamento al seno, come ad esempio quelle della Leche League, che in modo del tutto gratuito offrono servizio in remoto (per via della pandemia) e di persona alle madri che vogliono avviarlo nel migliore dei modi. La doula, arte antica di supporto tra pari (mamme che aiutano le mamme), è un’altra figura che può sostenere il benessere psicofisico delle neomamme dopo il parto, anche a lungo termine.

Esistono poi delle associazioni che, a seconda delle esigenze, aiutano in modo più inclusivo i genitori (in coppia o single), anche in stato di difficoltà. Il caso del progetto Fiocchi in Ospedale di Save The Children è emblematico: fornisce una rete di salvataggio e supporto a chi ha avuto un bambino e si trova in stato di indigenza, fornendo quindi anche sostegno materiale ai genitori.

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