Puerperio e puerpera: cosa significa? - GravidanzaOnLine

Dopo il parto: cosa vogliono dire puerpera e puerperio?

La neomamma è chiamata "puerpera" per le 6 settimane successive al parto: ecco cosa significa e cosa succede in questo periodo al suo corpo.

Se stai aspettando un bambino o hai appena partorito, avrai probabilmente sentito parlare di puerpera e di puerperio. Ma cosa significano queste parole usate per indicare il momento immediatamente successivo alla nascita di un bambino?

Cosa significa “puerpera” e “puerperio”

Puerpera vuol dire semplicemente “donna che ha appena partorito”, il termine infatti deriva dai due vocaboli latini puer, che significa bambino e pàrere, partorire. Il puerperio, di conseguenza, è il periodo immediatamente successivo al parto, che prevede tutta una serie di cambiamenti fisici, psicologici ed emotivi molto importanti e delicati, riconosciuto da molte società come una fase molto speciale in cui la mamma ha bisogno di attenzioni particolari.

Di solito, ci si riferisce al puerperio come a un periodo che dura all’incirca sei settimane, necessarie alla donna per ristabilirsi completamente dallo sforzo del parto e recuperare condizioni simili a quelle che precedevano la gravidanza. La fase del puerperio si contraddistingue in particolare per le cosiddette lochiazioni, perdite di sangue di entità variabile, che sono di solito più intense, e di colore rosso vivo, nei primi giorni dopo il parto, per poi ridursi e passare a una colorazione più scura nelle settimane successive.

Il puerperio in genere termina dopo 40 giorni circa dal parto, quando compare il capoparto, cioè il primo flusso mestruale post-gravidanza. Le prime mestruazioni possono tuttavia “tardare” anche di diversi mesi se la mamma allatta il bambino al seno, a causa della prolattina che inibisce l’ovulazione.

Perdite di sangue durante il puerperio

Il sangue che viene perso da una puerpera è un fenomeno del tutto normale e fisiologico, causata al distacco della placenta dalla parete uterina dopo la nascita del bambino. L’emorragia si interrompe spontaneamente quando i vasi sanguigni che alimentavano appunto la placenta si richiudono, ma occorre sempre monitorare le lochiazioni e farsi visitare in caso di dubbi o di improvviso aumento delle perdite.

Una puerpera avverte spesso anche dolori addominali simili a crampi (ricordano i sintomi delle mestruazioni), causati dal fatto che l’utero si contrae per tornare alle dimensioni che aveva prima della gravidanza.

L’allattamento al seno può intensificare inizialmente questi crampi, a causa dell’ormone ossitocina che viene rilasciato durante le poppate, e che permette appunto di riportare più in fretta l’utero alle sue misure normali. Esistono antidolorifici compatibili con l’allattamento, che è possibile assumere durante il puerperio: ci si può rivolgere al ginecologo o all’ostetrica per avere tutte le informazioni del caso. Tali dolori addominali si risolvono comunque nel giro di qualche settimana. Se al contrario non passassero o se fossero particolarmente intensi, è opportuno rivolgersi a un medico.

I cambiamenti ormonali durante il puerperio

Dal punto di vista psicologico, il puerperio è un momento particolarmente delicato. I cambiamenti ormonali legati al parto e all’allattamento, la stanchezza e i risvegli notturni uniti al senso di responsabilità e alla preoccupazione per il bambino appena nato possono determinare sbalzi d’umore nella puerpera e magari una maggiore inclinazione al pianto. Un leggero senso di malinconia nei primi giorni o settimane dopo il parto può essere fisiologico (si parla di baby blues) e, per superarlo, è importante cercare di alimentarsi al meglio, risposare il più possibile e passare del tempo all’aperto, passeggiando per esempio col neonato.

Chiedere aiuto, stare in compagnia e confidare ai propri cari paure e dubbi è altrettanto importante, ma se la sensazione di tristezza diventa cronica, opprimente al punto di limitare le normali attività quotidiane è cruciale rivolgersi a un medico per escludere l’insorgenza di una depressione post partum, che in ogni caso è un problema affrontabile e risolvibile con le opportune cure e con l’aiuto di una terapia psicologica.

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