A differenza di quanto accadeva in passato, aumentano le forme di co-genitorialità e sono sempre di più le persone (prima ancora delle “coppie”) che decidono di sposare (sebbene in questo caso il termine risulti alquanto inadeguato) queste nuove modalità di vivere il proprio essere genitori.

È il caso del cosiddetto platonic co-parenting, un fenomeno in forte crescita negli Stati Uniti ma che inizia a diffondersi, anche perché se ne parla sempre di più, fuori dai confini americani. Scopriamo di cosa si tratta.

Cos’è il platonic co-parenting?

Riprendendo il concetto di amore platonico per cui due persone vivono una forma di affettività non legata alla dimensione romantica e sessuale, il platonic co-parenting è la decisione e la volontà di due persone di crescere un figlio senza avere una relazione sentimentale.

I motivi per cui scegliere questa forma di co-genitorialità, come riportato anche in un articolo della BBC che si interroga se questa sarà il tipo di relazione del futuro, sono estremamente variabili e comprendono ad esempio la volontà di amici di lunga data che, seppur non avendo un coinvolgimento sentimentale, decidono di assumersi la responsabilità di crescere un figlio. E di farlo insieme nonostante questo non significhi lo stare all’interno di una relazione.

Il platonic co-parenting è inoltre una modalità utilizzata dalle persone LGBTQ+, così come da coppie che in passato erano state insieme e poi la loro relazione è fallita ma con il rimanente desiderio di crescere in armonia un figlio e donne single che, usufruendo della donazione di sperma, crescono il figlio con un’altra persona con la quale condividere il progetto educativo.

Dopo aver separato il sesso dalla riproduzione, il platonic co-parenting separa le relazioni dalla genitorialità, per cui si può essere genitori senza vivere una relazione o senza viverla con la persona con la quale si è scelto di crescere il proprio figlio.

Come funziona il platonic co-parenting?

Molto semplicemente, il platonic co-parenting non prevede strutture e regole predefinite, ma queste vengono individuate, scelte e condivise dai due genitori sulla base delle loro preferenze e necessità.

L’elemento in comune e l’obiettivo principale è quello di crescere un figlio e di farlo insieme, portando avanti un progetto educativo comune. I due genitori vivono in case separate e hanno vite separate; sarà a loro trovare le modalità per trascorre il tempo con il figlio, sia individualmente che insieme all’altro genitore.

Senza escludere la possibilità di vivere sotto lo stesso tetto, pur mantenendo una vita sentimentale indipendente dall’altro genitore.

I vantaggi del platonic co-parenting

Vantaggi-Platonic-co-parenting
Fonte: iStock

Il primo grande vantaggio è quello legato, ancor più di quanto avverrebbe nelle famiglie tradizionali, alla consapevolezza dei due genitori che condividono la responsabilità genitoriale nei confronti del figlio. Questa non è legata a un evento biologico accaduto in passato, ma alla quotidiana scelta di dare priorità al bambino e alle sue esigenze. Senza che le inevitabili tensioni di una coppia gli tolgano risorse e serenità.

In questo senso, il The Guardian riporta alcune ricerche condotte sull’impatto che questa forma di co-genitorialità ha sui bambini evidenziando come, eliminando la dimensione romantica, si possa avere un ambiente familiare più stabile.

Sebbene i dati siano ancora pochi per poter trarre delle conclusioni significative, sembrerebbe esserci una maggiore serenità, una più equa condivisione dei costi e una costante presenza dei genitori nella vita del bambino.

Svantaggi e controindicazioni

Sono da considerare anche gli aspetti critici del platonic co-parenting. Le principali obiezioni che vengono sollevate sono legate innanzitutto allo stress per i bambini che si dividono tra due case, così come avviene per i genitori separati che, allo stesso modo di quelli che scelgono il platonic co-parenting non vivono insieme.

Inoltre c’è chi solleva la preoccupazione che i bambini potrebbero non vedere la dimensione romantica di una relazione e vivere una sorta di confusione dal coinvolgimento di altri partner romantici dei propri genitori.

Vanno inoltre considerate le implicazioni finanziarie nella gestione delle spese. Cosa accade, infatti, se non si vive insieme e non si ha una divisione perfettamente equa dei costi di gestione del bambino? Ci sono poi anche minori tutele legali sebbene alcuni cambiamenti (per esempio nel Regno Unito recenti sentenze si sono orientate in questo senso) consentano a due persone che hanno diversi domicili di essere riconosciute come genitori di quel bambino.

Infine c’è anche l’elemento legato alla fine della volontà dei genitori di condividere l’esperienza educativa. Anche se formalmente non sposati, non conviventi, non fidanzati e non impegnati in una relazione affettiva, cosa accade quando vi è la volontà da parte di uno (o di entrambi) di porre fine, così come avviene nelle altre forme relazionali, a quel tipo di situazione?

Quello del platonic co-parenting è un fenomeno in espansione anche guardando i numeri e i dati dei siti che consentono alle persone di trovare il partner con il quale intraprendere questa avventura. È quindi una realtà da conoscere e con la quale confrontarsi per comprenderne, qui come altrove, quali sono le attrattive che propone e che portano le persone a sceglierla e quali i rischi con i quali inevitabilmente confrontarsi in modo non solo da fare la scelta migliore, ma anche di viverla costantemente nel corso del tempo.

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