Potestà genitoriale: cosa significa e quando decade - GravidanzaOnLine

Potestà genitoriale: tutti i doveri nei confronti dei figli

Potestà genitoriale e responsabilità genitoriale: che cosa dice la legge per tutelare i bambini. In quali casi la potestà può subire limitazioni o decadere e in quali casi un genitore può fare rinuncia.

La potestà genitoriale o responsabilità genitoriale è un concetto importante per comprendere il ruolo di genitore verso un minore secondo la Legge.  La quale, secondo il “Diritto di Famiglia“, prevede casi in cui si possa verificare una limitazione, una sospensione, la decadenza o la rinuncia alla potestà genitoriale.

La potestà genitoriale rappresenta il dovere legale di ciascun genitore di prendersi cura del proprio figlio non emancipato fino alla maggiore età. Essa ha valore su ciascun genitore e verso tutti i figli, sia quelli nati all’interno di un’unione riconosciuta, sia quelli nati fuori dal matrimonio, sia quelli adottivi.

Potestà genitoriale: che cosa significa

Si definisce potestà genitoriale il complesso di doveri attribuito a ciascun genitore al fine di proteggere, educare ed istruire il proprio figlio minorenne, curandone contemporaneamente gli interessi. Si parte, infatti, dal presupposto che il figlio, dalla nascita al raggiungimento della maggiore età, sia privo della capacità di agire. Serve, dunque, un genitore che possa essere il “rappresentante legale” del minore.

Secondo la Legge italiana, la “capacità di agire” è l’idoneità di una persona di agire (compiere “atti“, ossia comportamenti umani volontari) in modo idoneo ad incidere sulle proprie posizioni giuridiche soggettive. L’articolo 2 del Codice Civile italiano prevede che la maggiore età sia fissata al compimento del 18° anno di età.

L’attuale legge vigente in Italia stabilisce che la responsabilità genitoriale spetta ad entrambi i genitori. È questa una disposizione relativamente recente dal momento che in passato la potestà aveva connotazioni diverse ed apparteneva al padre. Si parlava, pertanto, di “patria potestà”.

A fare da spartiacque ideale tra la “patria potestà” e la “responsabilità genitoriale” è il D.Lgs n.154 del 2013. il quale rappresenta il culmine del lungo processo di riforma del concetto di potestà, e che è sfociato nel termine “responsabilità” di ciascun genitore, stando al principio di bigenitorialità.

La disciplina generale del Diritto di Famiglia italiano relativa a questo concetto si trova nell’articolo 316 del Codice Civile. L’importanza campale di questo articolo di legge risiede nell’attribuzione della responsabilità genitoriale ad entrambi i genitori. I quali, di comune accordo, sono tenuti ad esercitarla sui figli in maniera consapevole e rispettando le capacità naturali e le inclinazioni del minore.

Potestà genitoriale: il diritto-dovere dei genitori

La responsabilità genitoriale riguarda diritti di natura personale e patrimoniale. I genitori, quindi, hanno la facoltà di:

  • custodire il minore presso il proprio domicilio: il minore non può allontanarsi da esso senza il consenso del genitore;
  • allevare il minore fornendo il necessario per la sua sopravvivenza (tra cui, alimenti e abbigliamento);
  • educare il minore ai costumi del luogo dettati dall’esperienza comune;
  • occuparsi dell’istruzione del minore con “obbligo di risultato” il cui adempimento dipende da prestazioni fornite da terzi (la scuola, per esempio);
  • amministrare il patrimonio del minore, conservandone la sostanza;
  • rappresentare il minore in sua vece (negli obblighi scolastici, per esempio, in un contratto lavorativo di apprendistato, nel confronto con le istituzioni e con le autorità sanitarie).

La responsabilità genitoriale viene acquisita dai genitori al momento della nascita o adozione del proprio figlio. Può essere sospesa, limitata o revocata da un Giudice minorile a causa di una violazione, da parte del genitore, dell’ex articolo 360 sui doveri dei genitori. Oppure, in caso di abuso dei propri poteri a discapito del minore.

Limitazioni della potestà genitoriale

limitazioni alla potestà genitoriale

Gli articoli 330 e 333 c.c. sono i due riferimenti specifici al tema. L’articolo 330 disciplina la decadenza della responsabilità genitoriale. L’articolo 333, invece, disciplina i provvedimenti che limitano l’esercizio della responsabilità genitoriale in caso di condotta pregiudizievole da parte dei genitori nei confronti dei minori.

È opportuno che ogni genitore sappia che la responsabilità genitoriale rappresenta un diritto-dovere della madre e del padre verso il proprio figlio, e non una libertà assoluta di disporre a piacimento del minore. La potestà genitoriale consiste nel prendersi cura dei propri figli tutelandone lo sviluppo della personalità.

È naturale, dunque, che essa subisca delle modifiche limitanti nel momento in cui questi doveri dei genitori verso i figli dovessero venir meno, con il risultato di danneggiare il minore piuttosto che tutelarlo.

Decadenza della potestà genitoriale: quando e perché?

La decadenza della potestà genitoriale avviene quando il genitore venga meno a specifici doveri verso il figlio. Il giudice minorile, dunque, pronuncia la decadenza della responsabilità genitoriale (art. 330) quando sussistano le seguenti motivazioni a carico del genitore:

  • quando è violento o maltratta i figli;
  • se abusa del proprio potere con pregiudizio grave per il minore;
  • se trascura o addirittura vìola i propri doveri di potestà;
  • in caso di abuso dei poteri umiliando il minore, facendo violenza verbale nei suoi confronti, impartendo punizioni eccessivamente severe;
  • se non prende in considerazione le inclinazioni naturali del minore, con ripercussioni sulle scelte relative all’istruzione o al mantenimento del figlio.

La decadenza della potestà genitoriale viene stabilità dal giudice, il quale può decidere di reintegrare il genitore nel suo diritto-obbligo verso il figlio nel caso in cui non sussistano più ragioni in merito.

Rinuncia alla potestà genitoriale: è possibile?

L’ordinamento legislativo italiano non consente al genitore che ha già riconosciuto il figlio di rinunciare alla potestà genitoriale. La rinuncia alla potestà è possibile in via “preventiva”: alla nascita del bambino, il padre può evitare di riconoscere il bambino, la madre può chiedere il parto anonimo. A riconoscimento avvenuto, però, non è più possibile revocarlo.

L’unica via per rinunciare alla potestà genitoriale è intraprendere un’azione di disconoscimento di lunga durata, la quale potrebbe prevedere, inoltre, un test genetico di paternità.

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