Genitori separati: 3 consigli per tutelare i figli - GravidanzaOnLine

Genitori separati: 3 consigli pratici per non danneggiare i figli

Genitori separati e figli: quali problemi si presentano, quali problematiche si devono risolvere, come comportarsi per non danneggiare il bambino. I figli piccoli, infatti, non hanno ancora maturato la capacità di reagire razionalmente a problemi psico-emotivi e sono soggetti a subire situazioni difficili senza la possibilità di difendersi e di ritrovare in modo maturo la loro stabilità perduta.

La separazione dei genitori con figli piccoli è un processo che coinvolge il nucleo familiare nella sua interezza, con ripercussioni importanti su figli, nonni e parenti stretti. Un processo spesso doloroso in cui equilibri destabilizzati incidono sull’equilibrio psico-emotivo dei bambini che, in un terreno ormai dissestato, possono “rispondere” con reazioni molto diverse tra loro. E talvolta molto difficili da capire sia dall’interno che dall’esterno della famiglia, difficili da metabolizzare e da sanare.

Genitori separati e figli piccoli: reazioni diverse tra i bambini

La separazione  dei genitori ha, del resto, effetti tangibili e concreti sui figli e può far nascere nuovi problemi, prima inesistenti e, quindi, sconosciuti per il bambino. Questi possono essere problemi di natura economica o sociale, relazionale, legale e, ovviamente, psicologico. In sostanza, il nuovo assetto familiare si traduce, per il bambino, in un nuovo assetto emotivo. L’improvviso mutamento di tale bilanciamento può creare destabilizzazione, insicurezza, incrudimento, alienazione e molto altro.

La giovane età del figlio e la sua ancora immatura capacità di far fronte ad eventi stressanti o traumatici contribuisce ad amplificare l’impatto emotivo sul bambino. Creando un disagio che può essere importante e i cui maggiori effetti si manifestano nei primi due anni dalla separazione dei genitori.

Tanti i motivi, quindi, per una durante un processo di separazione, entrambi i genitori devono cercare di “lasciar fuori” il bambino dai litigi. A maggior ragione, inoltre, occorre “separarsi bene” facendo in modo che il bambino subisca il minor impatto possibile. Uno studio di Emery e Forehand pubblicato nel 1994, infatti, porta luce sul modo in cui i bambini riescono ad “assorbire” il nuovo status e ad adattarsi ad esso. Più i genitori si separano con un processo equilibrato e maturo, minori saranno le conseguenze negative della separazione per il figlio.

Genitori separati e figli piccoli, i problemi da affrontare

È innegabile che il processo di separazione dei genitori carichi il bambino di pesi molto difficili da sopportare. Pesi che sono sproporzionati rispetto allo sviluppo psicologico ed emotivo del bambino. Pesi che sono alieni al bambino stesso, che riguardano un conflitto tra padre e madre di cui il bambino è vittima inconsapevole. E anche pesi che riguardano non solo un’unica sfera di esistenza (economica, sociale, psicologica….), ma spesso più d’una insieme. Rendendo incomprensibile e, per di più, insostenibile il fardello complessivo.

Il “lutto”

Una delle tematiche più difficili da sopportare, capire, comprendere e metabolizzare per il bambino è il tema del lutto. La separazione è un lutto. La disgregazione del nucleo familiare, la “perdita” di un genitore che, proprio fisicamente, sparisce dalla casa dove ha sempre vissuto insieme al figlio è un lutto per il bambino. Quando si perde una persona cara cambiano i punti di riferimento, destabilizzando gli equilibri, tra cui quello interiore. Tutto diventa improvvisamente precario e incomprensibile, creando incertezza e, quindi, insicurezza e paura.

Si verifica, quindi, uno “scompenso emotivo” dovuto alla perdita di un genitore la cui presenza non può essere compensata da nessun altro. Si crea, così, un vuoto nell’animo del figlio di genitori separati. Una sensazione di abbandono, di perdita dell’orientamento e del punto di riferimento crea nei figli forte ansia, tendenza più o meno forte all’isolamentodepressionepaurasconfortoinsicurezza.

Non di rado, i figli, che sono di fatto “vittima innocente” della separazione, maturano all’interno di sé stessi il senso di colpa, come se fossero stati proprio loro a provocare la separazione dei genitori. I bambini, quindi, si addossano la presunta colpa “per compensazione” e per cercare all’interno di sé stessi una spiegazione a ciò che sfugge totalmente alla loro comprensione.

Il “cambiamento di stato”

La separazione dei genitori corrisponde, spesso, a un cambiamento radicale nella vita del bambino. La condizione economica del nuovo nucleo familiare “ridotto” cambia spesso in peggio. Così come la condizione sociale: può esserci un cambio di scuola, una decurtazione delle attività extra-scolastiche, il cambio di città. In questo modo, allo smarrimento provocato dal “lutto” di un genitore, si sommano cambiamenti di vita importanti, incomprensibili per il bambino e difficili da accettare.

Il bambino ha un assetto emotivo in via di sviluppo, “arcaico” e ancora immaturo, è pressoché privo di meccanismi di difesa consci a disposizione: ecco perché la separazione “colpisce ancora più duro” ogni figlio della coppia.

Anonimo

chiede:

Cartina al tornasole del forte impatto emotivo sul bambino di questo “cambio di condizioni al contorno” è il riflesso sull’andamento scolastico. È possibile che si manifestino attacchi di panico, difficoltà nel sonno e difficoltà comportamentali. Il bimbo si chiude in sé stesso, diventa taciturno, si sente “scollato”, sradicato e difficile da ricollocarsi.

Possono verificarsi, inoltre, ansia da prestazione per dimostrare al genitore rimasto di voler “farsi perdonare per la colpa”, oppure difficoltà nella scuola e nell’apprendimento (distrazione, risultati scarsi, abbandono). È come se il bambino, perdendo fiducia nell’unità della propria famiglia (il bambino si percepisce come un unicum insieme a madre e padre), perdesse fiducia in sé stesso e, quindi, nel suo futuro.

Il “rifiuto”

La difficoltà di metabolizzazione della separazione dei genitori può suscitare nel bambino un forte senso di inadeguatezza che si traduce nell’atteggiamento del rifiuto. Un rifiuto che può essere rivolto verso aspetti diversi. Rifiuto verso il cibo, rifiuto verso situazioni sociali emotivamente forti, rifiuto alla competizione e ad attribuire il “senso” alle cose che si fanno, rifiuto verso le relazioni e la socialità.

Rifiuto, anche e soprattutto, verso l’eventuale nuova figura di compagnia del genitore rimasto. È il classico esempio del rifiuto del nuovo compagno della madre che, per sostituzione, viene incluso nella famiglia al posto del padre.

Un affronto vero e proprio alla sacralità della famiglia naturale. Così viene percepita la separazione dei genitori dal bambino piccolo e che, quindi, subisce destabilizzazione, rabbia e conseguente rifiuto. La nuova condizione appare “estranea” e, quindi, viene rifiutata.

Genitori separati e figli: se ci sono nuovi partner?

La presenza di nuovi partner, soprattutto se già durante il processo di separazione o immediatamente dopo, rappresenta una condizione difficile da accettare per i figli della coppia. Al processo di separazione si accompagna quello di sostituzione, con conseguenze drammatiche per l’impatto emotivo sul bambino. Un processo del genere, inoltre, porta il genitore naturale separato ad allontanarsi con maggior risolutezza dal genitore affidatario, e di conseguenza anche dal figlio.

Una situazione del genere porta ad un netto decadimento del ruolo genitoriale. Il genitore che va via potrebbe essere forzato a far venir meno il suo ruolo, sia per l’effettivo distacco fisico, sia per la disagevole presenza del nuovo partner che lo ha “sostituito” fisicamente.

In aggiunta, viene meno anche il ruolo genitoriale del genitore affidatario poiché impegnato a ricostruire l’equilibrio di una nuova vita di coppia, trascurando il figlio. Una vera e propria sfida al benessere del bambino che può tradursi in un conflitto intestino alla nuova famiglia. Che si manifesta sia con il netto rifiuto della nuova figura del partner, sia verso il proprio genitore rimasto in casa.

Fenomeno diverso è, invece, quello della PAS, ossia la Sindrome da Alienazione Parentale. Può manifestarsi quando uno dei due genitori (o, eventualmente entrambi), si comporti in modo da allontanare deliberatamente i propri figli dall’altro genitore, denigrandolo e mettendoli contro. Secondo la letteratura, sia tratta di una sorta di “lavaggio del cervello” che il genitore alienante fa al figlio nei confronti del genitore alienato, che non avrebbe più alcun amore per il proprio figlio.

Carta dei diritti dei figli (Garante dell’infanzia)

Per cercare di tutelare i diritti dei figli di genitori divorziati, è nata la “Carta dei Diritti dei Figli nella separazione dei genitori” che lo scorso 2 ottobre 2018 è stata presentata dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. È un manifesto sorto proprio dai figli di genitori che si sono lasciati: il tanto dolore, a volte insostenibile, ha fatto da detonatore. Ne è uscito un decalogo toccante ed essenziale nell’interesse dei minori, che punta al buon senso, al buon ascolto e alla buona comunicazione. Per lasciarsi “bene”, senza impatto eccessivo e sconsiderato sui figli.

La separazione dei genitori si riversa infatti sui figli come un fiume in piena, carico di litigi, discussioni, accuse, insulti, incapacità di mediazione, ripicche e dispetti. Che, ovviamente, coinvolgono anche i figli in una guerra insensata ai loro occhi.

La Carta dei Diritti è un decalogo ispirato alla convenzione di New York e diramato verso tutte quelle realtà che si occupano di assistere i figli di genitori divorziati. Ovviamente, è altresì scaricabile dal sito del Garante, in modo che siano i genitori in prima persona a rendersi conto di come gestire il processo di separazione per recare ai figli il minor danno possibile.

Come non danneggiare i figli: 3 consigli d’oro per genitori separati

genitori che litigano - genitori separati

Per quanto comprensibile sia la fine di un amore e la rottura della coppia, non è mai lecito far soffrire deliberatamente il proprio figlio. Occorre, dunque, valutare con estrema attenzione il proprio comportamento ed esortare il vecchio partner a fare lo stesso per la massima tutela del benessere psico-fisico del bambino.

Abbiamo pensato a 3 buone pratiche che possano aiutare i genitori separati ad approcciarsi con maturità e benevolenza al proprio bimbo. In modo da comprendere le sue necessità e da aiutarlo in questo cammino difficile, sia per i genitori che per lui.

1. Comunicare

Comunicare non significa semplicemente parlare. Comunicare significa avere così tanta cura dell’altro da “mettersi in comunicazione” per capire ciò che l’altro pensa, desidera, gradisce, colmando ciò che gli manca. Significa soprattutto “ascoltare” che cosa il bambino vuole dire ai suoi genitori, talvolta senza riuscirci a parole, ma usando altri linguaggi e comportamenti. Abbiamo già parlato del vuoto che il figlio di genitori separati sente.

Comunicare con lui in maniera comprensibile, rassicurandolo e offrendo la maturità del proprio ruolo genitoriale, significa colmare di amore e comprensione questo vuoto. Non per niente, il primo punto della Carta dei Diritti sopracitata recita: “I figli hanno il diritto di continuare ad amare ed essere amati”.

2. Non rinunciare al proprio ruolo genitoriale

Il bambino resta sempre vostro figlio. Anche se il partner cambia, cambia la casa o la città, cambiano i suoi gusti e il suo comportamento. Il bambino ha sempre bisogno del ruolo genitoriale, di punti di riferimento e di confronto, di ascolto e di “famiglia”.

Mantenere il proprio ruolo genitoriale significa mettersi dalla parte del bambino, capire le sue esigenze e sostenerlo nel costruire il suo futuro, nonostante il “riassetto familiare”. La sua gratitudine si manifesterà magari dopo qualche anno, il tempo giusto per metabolizzare la separazione e capire che, nonostante tutto, l’amore dei suoi genitori verso di lui è rimasto intatto. Questa è una grande iniezione di fiducia!

3. Garantire stabilità

Una delle cose più lesive per un figlio di genitori separati è la perdita di stabilità, di punti fermi, di orientamento. Il figlio diventa quasi un “pacco” alla mercé di tutti e di chi grida più forte. Crollano le sue certezze costruite dalla nascita in un’età in cui non è ancora pronto per affacciarsi al mondo con le sue sole armi ed uscirne vincitore.

È di estrema importanza dimostrargli che, anche se tutto intorno a volte crolla, l’amore di un genitore nei suoi confronti resta perenne e immutato in ogni singolo istante di vita. È proprio grazie a questo sentimento che si può uscire vincitori da una battaglia, dallo sconforto, dalla paura e anche dalla separazione dei propri genitori. Può finire l’amore tra due persone grandi. Sempre esisterà l’amore di una madre o un padre verso il proprio figlio. Questo è il punto fermo.

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