Co-genitorialità è il termine dato alla situazione in cui due (o più) persone assumono il ruolo di genitori di un bambino, ma queste persone non sono in un matrimonio o relazione simile.

Se entrambi i genitori sono in grado di mettere le loro differenze dietro di loro e decidono di lavorare insieme per il bene del bambino, la co-genitorialità può essere davvero un ottimo modo per entrambi i genitori di continuare con il coinvolgimento diretto nella vita del bambino.

Co-genitori e co-genitorialità: cosa si intende?

Il termine co-genitorialità è usato per riferirsi alla relazione educativa che i genitori instaurano col figlio, cercando di essere coerenti il più possibile nell’educazione e gestione del proprio figlio evitando di mettere la figura di un genitore contro la figura dell’altro genitore, denigrandolo.

I co-genitori collaborano scegliendo uno stile educativo univoco e condiviso; gestiscono tra loro il conflitto in modo maturo; si pongono come primo obiettivo il bene del figlio mettendolo al primo posto dopo la rottura del matrimonio o relazione.

Solitamente, le situazioni di cogenitorialità nascono dopo una separazione, quando i genitori, pur separati, rimangono necessariamente in contatto tra loro, sia per la gestione pratica della vita del figlio, ma anche e soprattutto per la sua crescita e il suo percorso educativo. La co-genitorialità viene vista come il modo migliore per garantire che i bambini siano al protetto dopo la rottura del rapporto con i genitori ed è il modo più sicuro per ridurre al minimo eventuali traumi.

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Dopo una separazione

Co-genitori si diventa principalmente dopo una separazione o un divorzio. Le coppie che decidono di anteporre il bene del figlio agli egoismi personali spesso optano per questa scelta, più facile per tutti, e che offre la prospettiva di una vita più serena per il bambino.

In questo modo si evita di dover gestire le esigenze del proprio figlio attraverso gli avvocati e allo stesso tempo di strumentalizzare il bambino al fine di esercitare pressioni o fare ripicche nei confronti dell’altro genitore. È importante per entrambi i genitori praticare autocontrollo e controllo in questa situazione. Può essere utile per i genitori stabilire alcune regole di base semplici, come ad esempio accettare di non dire cose negative sull’altro coniuge al bambino, e accettare di non esprimere rimostranze o disaccordi quando il bambino è presente.

Diventerà tutto più facile; l’organizzazione del tempo trascorso insieme è più flessibile quando entrambi i genitori sono disposti a collaborare tra loro, per il bene del figlio.

Molti di loro non si sentono neppure genitori single ma, appunto, co-genitori, perché sanno di poter contare sempre sull’altra figura di riferimento genitoriale, centrale tanto quanto la propria nella vita del bambino. Per funzionare al meglio, la co-genitorialità deve essere caratterizzata da cooperazione, coerenza, comunicazione e compromesso. È importante per i genitori ricordare questo al fine di pervenire a una co-genitorialità di successo.

La co-genitorialità elettiva

Non si diventa co-genitori soltanto dopo una rottura. Ultimamente, sta prendendo piede sempre di più un’altra forma di co-genitorialità, quella cosiddetta elettiva.

Oggi la sfera dei diritti individuali si è ampliata rispetto al passato, anche a seguito dei progressi della scienza e della tecnologia. Esistono nuove possibilità che ampliano il dominio della scelta delle persone, rendendo possibile prendere decisioni etiche a priori, come quelle che riguardano i diritti riproduttivi, realizzare desideri un tempo impensabili e irrealizzabili, come la possibilità per una coppia sterile o omosessuale di diventare genitori.

La co-genitorialità elettiva è in questo senso una scelta che viene fatta ancor prima che il bambino nasca e sia concepito. Diverse persone, sentendo il desiderio di diventare genitori, cercano un partner con cui realizzarlo, senza che questo scardini gli equilibri di una vita da persona single. Magari decidono di farlo con un amico o amica di vecchia data, una persona con cui condividono gli stessi valori di vita, ma di cui non sono innamorati, con cui non condividerebbero una casa e una vita insieme.

Co-genitorialità in Italia

In Italia, per le persone che desiderano un figlio esistono siti di ‘co-parenting’ o ‘co-genitorialità’, come co-genitori.it, con la stessa funzione: trovare una co-mamma o un co-papà per crescere insieme un figlio, frutto non dell’amore vero e proprio, bensì di un sogno che da soli non si può realizzare. Siti di matching’ a parte, nel Belpaese la via più battuta dagli aspiranti co-genitori sembra rimanere quella del “faccia a faccia”. Poca fiducia nel web, si cercano piuttosto fra le amicizie e nella cerchia dei propri contatti persone con lo stesso desiderio di stringere fra le braccia un bebè e disposte a percorrere una via “non convenzionale” per averlo.

Tuttavia, ricordiamo che in Italia la fecondazione assistita è consentita per le coppie che naturalmente non possono avere un figlio; e che la pratica della maternità surrogata, conosciuta anche come “utero in affitto”, è vietata.

Le ragioni dei co-genitori

Quando una coppia si separa, le ricadute negative sul bambino possono essere serie. In questo senso, l’approccio della co-genitorialità può aiutare il bambino e i genitori stessi ad attraversare i momenti difficili che seguono la separazione. Al centro delle scelte e dell’educazione dei co-genitori viene messo il benessere del bambino, mettendo in secondo piano le proprie discordanze che hanno portato alla separazione. Il bambino, non è più costretto a cambiare le proprie abitudini, si sente più protetto e vive una situazione certamente più tranquilla e più serena.

Un figlio di genitori separati o divorziati avrà una vita più facile, serena e aperta ai cambiamenti se i genitori gli dimostrano di andare d’accordo nelle scelte che lo riguardano e di non essere sempre in conflitto tra loro.

Articolo originale pubblicato il 29 marzo 2020

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